Parabita – L’operazione era stata chiamata dai carabinieri “Coltura”, due anni fa, con 22 persone coinvolte compreso il vicesindaco Giuseppe Provenzano. Oggi, nel giorno clou della festa della Madonna della Coltura, piove di nuovo sul bagnato. Il ricorso dell’Avvocatura dello stato contro il Tribunale amministrativo del Lazio – che ha reintegrato Sindaco, Giunta e Consiglio comunale rimuovendo l’accusa di infiltrazioni mafiose – c’è. La notizia è trapelata ieri nella tarda mattinata, quando a Lecce si discuteva, proprio a seguito dell’azzeramento del Consiglio comunale, l’eventuale incandidabilità per 5 anni di Alfredo Cacciapaglia, del suo ormai ex vicesindaco Provenzano e dell’assessore Biagio Coi.

Il giallo dei termini scaduti, anzi no Per il legale degli amministratori non c’era più nulla da discutere, una volta rimesso al suo posto il Consiglio incriminato di “non belligeranza” con la criminalità, essendo scaduti – almeno così riteneva l’avv. Pietro Quinto – i termini per il ricorso dell’Avvocatura dello Stato di Roma. Invece, evidentemente, le cose non stanno così e la vicenda drammatica non può dunque dirsi conclusa. Bisognerà attendere ancora un secondo grado di giudizio sulla intrigata vicenda, in cui gli investigatori dei vari livelli si erano detti soprattutto preoccupati dal “consenso sociale” che il gruppo criminale locale era in grado di suscitare rispondendo piuttosto prontamente ad esigenze di case, lavoro, favori spiccioli e piccoli problemi quotidiani.

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Il Sindaco si dice tranquillo “Sono tranquillo”, ripete ai giornalisti Cacciapaglia, il quale dal momento del proscioglimento da parte del Tar Lazio del 28 febbraio scorso, aveva inanellato una serie di mosse tutte al grido di “la mafia non esiste” e “inizia la rivincita”. “Non cambia nulla – ribadisce in queste ore pervase dai grandi festeggiamenti per la patrona – sono sereno”. E intanto spera che davvero i termini entro cui fare ricorso contro il suo ritorno al Comune siano davvero scaduti e il suo esperto legale trovi l’appiglio giusto per dimostrarlo. “Aspetterò gli eventi con tranquillità”, insiste, lui che caratterialmente è portato a reazioni immediate e piuttosto animate. Chissà quanto gli sarà costato il silenzio tra lo scioglimento del Consiglio scattato il 17 febbraio 2017 e il giudizio positivo dei giudici amministrativi del marzo scorso

Le mosse di rivincita dopo il reinsediamento Lo dimostrano le iniziative prese da metà aprile ad oggi, tra comizi di strabordante sollievo ed annunci di abbandono non immediato ma dato per certo (foto); seguiti da altri annunci di segno del tutto opposto, non appena filtrata la buona nuova dell’Avvocatura dello Stato silente davanti al colpo di spugna del Tar. Fino all’idea di chiedere i danni per quel marchio infamante apposto “alla città e all’Amministrazione comunale” all’indirizzo del Ministero dell’Interno, dopo aver assegnato uno zero in pagella ai tre commissari che hanno retto il Comune per un anno circa. “Rimarrò fino al 2020, data di scadenza naturale del mio secondo mandato”, ha concluso nei giorni scorsi in conferenza stampa appositamente convocata. Poco dopo le dimissioni pilotate dell’assessore Sonia Cataldo, che rientrata in Giunta con decreto del Sindaco, ha lasciato il posto in Consiglio al primo dei non eletti. Mossa che per alcuni ha avuto il sapore – a conferma dei precedenti – di uno che sta prefigurando anche il dopo-Cacciapaglia.

“Ora Parabita ha due Sindaci” ha titolato ieri piazzasalento, con riferimento all’elezione di Lorenzo da parte dei suoi piccoli compagni di scuola, dopo che anche l’altro, quello dei grandi, era ritornato da poco nella sua carica, ben carico. Al momento e improvvisamente però, Lorenzo è l’unico che può stare davvero tranquillo con addosso la fascia tricolore.

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