Estetista? Molto di più…

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Parabita. Avevano risposto ad un annuncio di lavoro trovato sul giornale in cui si cercava personale per un avviato centro benessere a Lecce.

Così due ragazze parabitane appena ventenni, hanno chiamato il recapito telefonico indicato per fissare un colloquio. Giunte sul posto, anziché trovare un istituto di bellezza, hanno trovato un appartamento cadente e decrepito, nascosto da una vegetazione incolta, con un’insegna sbiadita accanto al cancello recante la scritta “benessere psico-fisico per uomini e donne moderne”.  All’interno, non c’era nessuna attrezzatura che facesse intuire che quella era la sede di un centro estetico.

Ad aprire la porta un signore anziano, il titolare, corpulento e dall’aspetto un po’ losco, che senza troppe spiegazioni ha presentato alle ragazze un modulo da compilare e firmare con i propri dati personali. Tra le voci richieste, anche lo stato sentimentale, un “single o fidanzata?” che poco aveva a che vedere con i requisiti professionali di un’estetista. L’atmosfera un po’ lugubre, finestre chiuse, luce soffusa, aria viziata e maleodorante di muffa. Nessun macchinario, nessun lettino, nessun attrezzo del mestiere. L’uomo, molto vago, ha richiesto loro solo una generica abilità nel fare massaggi, unico servizio offerto dalla struttura, aggiungendo che servizi come depilazione o manicure non vanno più di moda e che la sua clientela è esclusivamente maschile. Sarebbero stati necessari inoltre tre mesi di prova, per accertare le capacità lavorative e relazionali delle ragazze, e disponibilità pomeridiana o serale.

Dinanzi alla reticenza delle giovani, spaventate e insospettite, l’anziano ha spiegato solo che prima di parlare di contratti e dettagli, però, sarebbe stato necessario fare una prova immediata di abilità ed esperienza. Le ragazze hanno visto l’uomo alzarsi e iniziare ad avvicinarsi a loro. Subito le due amiche sono scattate dalla sedia e si sono dirette alla porta, intenzionate a lasciare l’appartamento.

Poco prima che andassero via, avendone ricavato un secco rifiuto, ha tenuto a dare loro un disinteressato consiglio professionale: «Ai colloqui di lavoro ci si presenta singolarmente, non in coppia». Al momento le ragazze non hanno intenzione di sporgere denuncia.

DP

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