Si fa presto a dire gioco…

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Simu Salentini. Si fa presto a dire gioco come se fosse un’attività ludica utile per riempire il tempo vuoto. Pagine pagine in tutti i tempi sono state scritte per fissarne le motivazioni, le caratteristiche, il valore educativo.

Solo il gioco rende completo l’uomo, pensava F. Schiller il filosofo e drammaturgo tedesco alla fine del 1700, perché in esso si coniugano i due istinti, quello sensibile e vitale e quello estetico. E quindi nel gioco l’uomo diventa libero e illimitato, padrone sovrano del mondo dell’immaginazione.

Nel campo dell’educazione dei bambini si sono cimentati a parlarne i più grandi pedagogisti. Ne hanno fatto tesoro gli scout che sintetizzano così il pensiero del loro fondatore Baden Powell “Tutto con il gioco, niente per il gioco”. C’è anche chi vede in esso una metafora della vita perché c’è chi vince e c’è chi perde, c’è il vincitore che viene circondato dal plauso di chi gli sta attorno e c’è il vinto pronto a ricominciare.

I giochi di percorso sono quelli che più incarnano  la metafora del viaggio della vita con gli ostacoli che si incontrano e con la possibilità di superarli. Il più noto è  il Gioco dell’oca di cui in questa sezione diamo una versione”gallipolina”.

Le origini di questo gioco di percorso sono molto antiche. In epoca moderna si fa risalire a Ferdinando I o a Francesco  I Dei Medici, ma qualcuno lo fa risalire a Palamede, l’eroe greco che lo avrebbe inventato per non far annoiare i soldati nel lungo assedio di Troia. Il modello, ormai riconosciuto è il disco di Festo (civiltà cretese del II millennio a.C), il disco di argilla con  numerose figure disposte a spirale. Esistono similari reperti anche nella civiltà egizia. La figura base è, quindi, una spirale,  il labirinto dove è facile perdersi se non c’è una guida, un filo di Arianna, un’oca che aiuta a superare gli ostacoli.

C’è anche un genere letterario erudito legato all’idea del labirinto, una variante del gioco dell’oca in cui le caselle sono costituite da versi da intepretare fino ad arrivare al centro e trovare la soluzione.  Qualche anno fa è stato edito da Congedo “Il labirinto metrico di Oronzo Pasquale Macrì”. Si tratta di un labirinto metrico letterario che Macrì,  giovane prete di Maglie (aveva vent’anni nel  1759 quando lo compose in onore del suo maestro), venuto alla luce per merito di Maurizio Nocera e studiato da un gruppo di studiosi: Cosimo Giannuzzi, Antonio Negro, Salvatore Tommasi e Albina Calsolaro.

Ma torniamo all’oca e alla sua funzione nel gioco. Certamente  aveva nell’antichità un valore positivo, non per niente i Romani  posero le oche  a custodia del Campidoglio.  Simbolo positivo, guida fortunata, se ogni volta che ci si imbatte in una sua casella si raddoppia il punteggio. Animale portafortuna l’oca, ma Gallipoli ha il suo caddhuzzu, novella guida alla scoperta della città.

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