Omicidio Noemi: l’ex fidanzato a processo. I suoi genitori: “Siamo orgogliosi… siamo vivi”

Lecce – “Siamo orgogliosi, siamo vivi!”: questa la frase choc che la madre del ragazzo accusato dell’omicidio di Noemi Durini ha rivolto questa mattina ai giornalisti. Lo sfogo davanti al Tribunale per i minori di Lecce dopo che il  Giudice dell’udienza preliminare ha accolto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai legali del 18enne di Montesardo (il processo inizierà il 2 ottobre). Il fascicolo d’inchiesta è chiuso: la Procura ritiene che sia stato lui, Lucio, il solo colpevole della morte della 16enne di Specchia, davanti al Gup, il ragazzo è ritornato sui suoi passi confermando la prima versione dei fatti fornita al momento dell’arresto, il 13 settembre scorso dopo aver condotto i carabinieri sul luogo del delitto (sulla strada che da Castrignano del Capo porta a Leuca), che sarebbe avvenuto lo stesso 3 settembre, ovvero il giorno della scomparsa di Noemi. Le accuse formulate nei suoi confronti sono quelle di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione (per aver agito con crudeltà per motivi abietti e futili), occultamento di cadavere e porto di oggetti atti ad offendere. Lucio, e non altri, avrebbe dapprima strattonato la ragazza, per poi colpirla violentemente ed infine accoltellarla per ucciderla. È stata archiviato, dunque, il presunto coinvolgimento sia dei suoi stessi genitori (l’ipotesi era quella che avessero aiutato il figlio ad occultare il cadavere di Noemi) che del meccanico di Patù indicato dallo stesso Lucio (in una delle sue versioni) come colpevole.

Lo sfogo della madre e la guerra delle perizie Lo sfogo violento della signora Rocchetta fa riferimento proprio a quanto il figlio ha confermato oggi in udienza, cioè di essersi ritrovato “costretto” ad uccidere la fidanzatina che le chiedeva, a sua volta, di eliminare gli stessi genitori che si opponevano alla loro relazione. Nel corso della detenzione del giovane nel carcere di Quartucciu (in provincia di Cagliari), i periti che lo hanno valutato sono più volte giunti alla conclusione che Lucio avesse (lucidamente) cercato di orientare gli inquirenti verso “alterne versioni per quanto goffe” per giungere a “rappresentazioni per lui giuridicamente più favorevoli”. Facile prevedere che proprio sulle perizie si giocherà la battaglia processuale con la psichiatra e la psicologa della difesa che hanno più volte puntato su presunte “turbe” del loro assistito mentre gli esperti dell’accusa, dopo aver appurato la piena capacità di intendere e di volere dell’assassino, sono giunti alla conclusione che sia stata la gelosia la causa scatenante dell’omicidio.

Il confronto in aula Accogliendo la richiesta del rito abbreviato (che può portare allo “sconto” di un terzo della pena), il giudice del Tribunale per i minori di Lecce, Aristodemo Ingusci, ha però rigettato la richiesta di messa alla prova avanzata dai suoi legali. La dura giornata in Tribunale è iniziata con l’arrivo della madre (difesa dall’avvocato Giulia Bongiorno) e della sorella maggiore di Noemi, Benedetta, presenti all’udienza faccia a faccia con il presunto assassino della loro congiunta. I genitori di Lucio sono, invece, stati fatti entrare a bordo di un furgone scortato da una pattuglia della polizia carceraria da un ingresso secondario.

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