«Lo ha colpito lei con la scarpa»

Ospedale di Casarano. Foto Emiliano Picciolo

Matino. Si complica, ed assume contorni imprevisti, il processo per la morte del 68enne di Matino Giorgio Romano. Le dichiarazioni spontanee rese di  recente, nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Lecce, dal (finora) unico imputato Gianluca Caputo, oltre ad intricare la “matassa” processuale,  gettano ombre lunghe su una situazione familiare a dir poco difficile.

Se l’ipotesi del genitore che si autoaccusa per scagionare un figlio (vedi Avetrana) viene considerata plausibile, la situazione contraria, cioè quella di un figlio che accusa la madre, decisamente meno. Tanto, però, è accaduto nel processo per l’omicidio Romano dove il giovane Caputo, nel corso di un intervento spontaneo, ha ribaltato sulla madre l’accusa di aver provocato, seppur indirettamente, la morte dell’uomo reo di aver “offeso” la famiglia.

«A colpire Giorgio è stata mia madre, con il tacco della scarpa. Lo ha colpito in testa ed io, per non incolparla, me ne sono assunto la responsabilità». Queste le parole del 21enne accusato di omicidio preterintenzionale per aver (almeno così si è sempre creduto) colpito al capo l’anziano compaesano dopo un litigio davanti ad un bar di Matino.

Il fatto sarebbe accaduto nel marzo del 2009 mentre Romano sarebbe morto dopo un mese di degenza, dapprima al “Ferrari” di Casarano e poi al “Fazzi” di Lecce, per le conseguenze di quello “screzio”.

Perché Caputo abbia deciso di raccontare la sua verità dopo tre anni è difficile dirlo. Ancor meno è chiaro perché lo abbia fatto nel corso di un’udienza considerata interlocutoria, svoltasi, infatti, in un’aula praticamente deserta. Quel che è certo è che il ragazzo, per via di un forte stato depressivo, da circa un anno è ricoverato in una struttura di Gallipoli e che il consulente della Corte d’Assise, dopo una perizia psichiatrica, lo ha considerato “imputabile e consapevole della gravità del fatto”, seppur con una “capacità di intendere e di volere scemata”.

Il colpo di scena ha comunque costretto il presidente della Corte, Roberto Tanisi, a fissare una nuova udienza (il 12 aprile) nella quale riascoltare i quattro testimoni, tra i quali due carabinieri ed un assistente sociale, ai quali Caputo avrebbe raccontato, sin da subito, che a colpire l’uomo sarebbe stata la madre.

Il diverbio, secondo il pubblico ministero fatale al pensionato, sarebbe scaturito dalle accuse rivolte da quest’ultimo al padre di Gianluca che era in carcere.

Per l’eventuale apertura di un nuovo fascicolo a carico della donna occorrerà, però, attendere la conclusione del processo che vede come imputato Caputo che è difeso dall’avvocato Antonio Romano, anche lui di Matino.

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