Memorie “dimenticate”, sei neretini tra i soldati internati nei lager nazisti

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Archivio Vittorio Vialli

Archivio Vittorio Vialli

NARDÒ. Sono sei, ad oggi, i neretini testimoni di una storia poco celebrata e di cui si è persa la memoria. Antonio Bianco, Giovanni Carafa, Arturo Carrozza, Giuseppe Cucci, Mario De Pascalis e Antonio Pagliula sono stati insigniti dal Presidente della Repubblica della Medaglia d’Onore per essere stati deportati o internati nei lager nazisti nell’ultimo conflitto mondiale.
I sei neretini fanno parte dei più di 600mila soldati italiani che nel 1943 furono catturati, disarmati e deportati dai tedeschi nei campi di prigionia. Il regime non li considerò mai come prigionieri di guerra, classificandoli subito come Imi (internati militari italiani) e destinandoli quindi a restare fuori dalla tutela della Convenzione di Ginevra del 1929. Obbligati ai lavori forzati, i militari italiani furono invitati, in cambio della loro liberazione, ad arruolarsi tra le fila tedesche e soprattutto nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana. Ma la maggioranza dei soldati si oppose, rassegnandosi alla prigionia nei lager. Una resistenza che è costata il sacrificio di 78.216 persone.

Pantaleo Pagliula, figlio di Antonio, deportato nei campi tedeschi nazisti e morto il 4 aprile del 2007, scrive una lettera al sindaco di Nardò Marcello Risi per accendere nuovamente i riflettori su una drammatica pagina della nostra storia: “Purtroppo dopo la guerra e nel caos dell’Italia del primo dopoguerra, la tragica vicenda di questi soldati fu presto dimenticata e di questi non si occupò quasi nessuno, istituzioni comprese, come se questi uomini non fossero mai esistiti. Al loro rientro in Patria son stati accolti con l’indifferenza e loro hanno risposto col silenzio, vergognandosi di quello che avevano subìto e facendo scattare nel loro interno un vero e proprio meccanismo di rimozione della realtà, come se tutto quello che gli era successo fosse capitato a qualcun altro. Ripeto da molto tempo che ai nostri ragazzi di oggi, cresciuti nell’era di internet e dei social network, mai come adesso faccia bene riflettere su queste testimonianze che poi sono quelle dei nostri padri, dei loro nonni, di persone semplici che hanno vissuto pagine di storia drammatica con grande sacrificio, orgoglio e dignità. Questi sono i valori che servono oggi ai giovani e che gli daranno forza e speranza per un futuro migliore.

Nelle parole indirizzate al primo cittadino Pagliula esprime la speranza che l’archivio del Museo della Memoria e dell’Accoglienza possa accogliere presto una sezione che raccolga le testimonianze e i racconti dei padri e nonni militari di cui si sta perdendo man mano la memoria: “Le rivolgo la preghiera di farsi promotore di questo “ricordo allargato” certo che andrà tutto a vantaggio di una formazione morale e civile e di una conoscenza storica più corretta e completa, bene essenziale di una cittadinanza europea”.

 

 

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