Mauro finirà in un buio archivio?

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Oggi Mauro Romano avrebbe quaranta anni. Non si rassegnano i genitori che hanno perso gli anni dell’infanzia e della giovinezza del loro figlio. Vorrebbero almeno recuperare quelli della maturità. «Non smettete di cercare Mauro» continuano a chiedere

Racale. Era il 1977, esattamente il 21 giugno, precisamente di pomeriggio. Riguarda un bimbo, allora di poco più di sei anni. È certo che stava giocando fuori casa dei nonni vicino a Castelforte di Taviano. È altrettanto certo che da quel momento è scomparso nel nulla più assoluto.

Da allora, ben 34 anni fa, si è andata accumulando una montagna tale di passi ed atti inutili, tanto inutili che oggi l’alternativa secca davanti al giudice che se ne sta occupando è se far proseguire ancora le indagini per il suo ritrovamento oppure archiviare il caso.

Se si seguisse quest’ultima via, il piccolo Mauro Romano, di Racale come i genitori Gianni e Bianca, finirebbe di esistere anche nelle carte ufficiali. Ma di sicuro non cesserebbe lo strazio dei genitori che in un sussulto forse dettato dalla disperazione, con una denuncia avevano fatto riavviare le indagini nel maggio dell’anno scorso.

Marito e moglie, ai quali è stato tolto da allora il privilegio di poter fare anche da padre e da madre, hanno puntato il dito nei verbali della polizia su di un uomo di Racale, Vittorio Romanelli, oggi 70enne, ex barbiere del posto. Secondo quanto avrebbero saputo i coniugi Romano da un loro confidente morto però dieci anni fa, Romanelli – che era un amico di famiglia ed anche seguace dei Testimoni di Geova come loro – avrebbe portato via il piccolo Mauro per una questione di soldi non meglio specificata (per esempio, vendita di bambini a coppie che non ne possono avere?).

L’accusato si dice ovviamente del tutto innocente; il suo avvocato, ricorda che già nelle indagini del 1998 il suo assistito era risultato del tutto estraneo alla vicenda. Del resto lo stesso magistrato che conduce le indagini, da ultimo il dottor Giuseppe Capoccia, si è arreso, quando ha affermato che non esistono elementi concreti per ritenere colpevole l’unico accusato di questa presunta tragedia: mancando pure il corpo del bambino, si può parlare infatti solo di morte presunta. Indagini, testimonianze, appunti, indicazioni, presentimenti non hanno portato da nessuna parte.

«Non smettete di cercare Mauro», è invece l’appello straziante di Gianni e Bianca che per un malinteso senso di appartenenza alla loro religione si erano astenuti – fino al giugno 2010 – dal denunciare il confratello che faceva il barbiere. Vorrebbero che fossero ascoltati altri testimoni, che fosse raccolto quanto non è stato possibile raccogliere finora, una prova, una verità. Ma, in realtà e nel profondo, questi genitori orfani vorrebbero sopra tutto che il loro Mauro ricomparisse, come per miracolo. Oggi sarebbe un 40enne: ne avrebbe di cose da raccontare.

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