L’identità che dobbiamo mettere in salvo

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fernando d'aprileQuando il 13 giugno ne abbiamo parlato per primi, da Taviano il dito fu puntato sulla “lebbra” causata da un fungo:  un trattamento a base di rame in primavera sarebbe bastato. Poco dopo, durante un convegno a Parabita questa ipotesi fu abbattuta per mettere nel mirino la Zuezera pyrina o Leopard moth, una larva particolarmente aggressiva. “Ma c’è sempre stata”, era stata la replica.

Mentre il fenomeno diventava sempre più drammatico e particolarmente visibile nelle zone Sauli, Bailé e Rao, tra Gallipoli-Taviano-Racale-Matino-Alezio, è finalmente cresciuta l’attenzione intorno ad una insidia che, potenzialmente, può mettere a repentaglio un patrimonio unico di 9 milioni di piante in tutta la provincia. Di ipotesi in ipotesi (elettromagnetismo, salinità delle acque, insetti sconosciuti o mutati, diserbanti eccessivi, uliveti abbandonati…) in queste ultime ore compare il nome di un altro presunto colpevole, il Fleotribo, il punteruolo dell’ulivo. Ma anche qui le cautele sono subito scattate da parte di Centro nazionale delle ricerche, Università, Istituzioni, coltivatori, esperti. Le indagini continuano.

“Mai visto niente di simile”, ha confessato un tecnico di lungo corso. Ma allora, se così è, forse va davvero accolto e messo in pratica l’appello del Sindaco di Melissano: “Lavoriamo tutti in sinergia”. Unire gli sforzi per moltiplicare le possibilità di successo. Almeno per una volta, per il Salento, si può fare, no?

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