Le coltellate dopo la lite: 30enne arrestato per il tentato omicidio della fidanzata. Un anno dopo Noemi

Morciano di Leuca – Ha confessato, dopo un interrogatorio durato alcune ore, di aver colpito più volte la fidanzata con un coltello . Motivi di gelosia sembrano alla base della discussione tra i due ben presto degenerata nella violenta aggressione da parte dell’uomo. La 27enne Stefania De Marco è ora ricoverata in Rianimazione all’ospedale “Panico” di Tricase. “Riservata”, ovviamente, la prognosi anche se i medici considerano la ragazza non in pericolo di vita. Sei o sette le coltellate subite: al collo, alla schiena ed al torace. In carcere a Lecce, con l’accusa di tentato omicidio, è finito invece il fidanzato 30enne Giorgio Vitali, di Castrignano del Capo (ma nato a Gagliano del Capo). Subito dopo l’aggressione, avvenuta intorno alle 22 di domenica sera nell’abitazione del nonno della ragazza, il 27enne ha allertato un’amica provando a convincere tutti (forse anche se stesso) che quanto accaduto fosse stato conseguenza di una banale caduta.

La confessione Ben chiaro è, però, apparso il quadro ai carabinieri della Stazione di Salve intervenuti subito dopo la richiesta del personale del 118. Le macchie di sangue sul letto, sul divano e in bagno disegnavano un quadro inquietante che ben presto, malgrado il tentativo del giovane di depistare le indagini, ha portato al suo arresto per tentato omicidio. Troppe le contraddizioni alle domande incalzanti poste dai militari: alla fine il 30enne altro non ha potuto fare che arrendersi ed ammettere le proprie responsabilità, alla presenza del proprio legale, dando indicazioni anche sul luogo dove ha poi tentato di disfarsi dell’arma utilizzata, ovvero tra le sterpaglie di un fondo nei pressi della stessa abitazione.

Il ricordo di Noemi Per singolare (e sinistra) coincidenza, quanto accaduto a Morciano di Leuca segna, sempre con il sangue di una donna, il primo anniversario della morte di Noemi Durini, la 16enne di Specchia uccisa giusto il 3 settembre dello scorso anno (alla sbarra, unico imputato, c’è l’ex fidanzato, reo-confesso prima delle varie tesi sostenute in sua difesa) il cui corpo venne ritrovato alcuni giorni dopo nella campagne di Santa Maria di Leuca.

L’esperto «Parlare di gelosia è riduttivo. Anche perché la gelosia fa parte dell’essere umano. Chi uccide o tenta di uccidere il proprio partner per “gelosia” è in realtà una persona che ha seri problemi di relazione, che non ha chiaro il concetto di libertà dell’individuo, che vuole possedere l’altro»: questo quanto afferma, in relazione al recente fatto di Morciano, il presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia, Antonio Di Gioia. Pur non entrando nel merito della vicenda, “di cui conosco ben poco, e non mi permetterei di esprimere giudizi su un fatto dove sono ancora in corso indagini”, l’esperto si sofferma sulle dinamiche che sempre più spesso vedono le donne vittime di simili episodi violenti. «In questi casi uno dei due partner, spessissimo l’uomo, ma non sempre, è convinto che l’altro sia di sua proprietà. Tu sei mio e pertanto ho il diritto di controllarti, di impedirti di fare cose senza il mio permesso o, peggio, di costringerti a fare ciò che voglio io. Siamo ben oltre la gelosia e in questo caso i sintomi sono ben evidenti già molto prima che accadano fatti gravi come quello di Morciano di Leuca. Le persone in questione vanno aiutate, il supporto psicologico può salvare tante vite. Ma occorre intervenire per tempo». Se la gelosia, in quanto tale, è tutto sommato qualcosa di naturale, “ciò che non è invece naturale sono le reazioni causate dalla gelosia e quelle occorre imparare a controllarle. Anche in questo caso il supporto psicologico può dare una mano seria, per salvare non tanto vite quanto relazioni».

 

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