La Gallipoli dell’olio e forse anche del sapone

Saponiera

GALLIPOLI. La Gallipoli sotterranea svela un altro storico gioiello, la prima “saponiera ipogea”  venuta alla luce,  testimonianza di un’antica attività legata alla produzione dell’olio lampante. La struttura rinvenuta casualmente durante  i lavori di ristrutturazione di un locale  lungo la cinta muraria del centro storico,  nel tratto Riviera Nazario Sauro,  proprio nelle vicinanze,  forse non a caso, di via Saponere, è di proprietà di Mimino Tricarico, titolare dell’adiacente ristorante “Scoglio delle Sirene”. La saponiera,  se pur di piccole dimensioni,  è intatta e completa di fornace, camera di combustione sottostante, canna fumaria e persino una vena laterale che conduce al pozzo ritrovato durante gli stessi lavori, dal quale tuttora sgorga acqua dolce.

«Appena cominciati i lavori – racconta il proprietario-  il pavimento è crollato in prossimità di una rientranza nella parete che già lasciava presagire l’esistenza di un locale sotterraneo ed è apparsa la scaletta che conduce alla saponiera. Praticamente intatta,  è stato solo necessario ripulire la zona». Attraverso gli scalini si accede dunque al piccolo locale angusto e privo di luce naturale.  Nella parte superiore, una volta restaurata,  è stato ricavato un foro-vetrina che “affaccia” direttamente sulla caldaia.

Se le prime intenzioni del ristoratore erano quelle di affittare il locale  è evidente che ora il pensiero sia indirizzato ad un’attività più artigianale  che consenta magari anche la fruizione di questo importante patrimonio. Ma nulla è deciso.Delle saponiere si legge anche nelle “Memorie Istoriche della città di Gallipoli” del Ravenna che narra di un’attività fiorente tanto da ipotizzare che “i sottami dell’olio” prodotto a Gallipoli fossero così tanti da essere imbarcati per le grandi città marinare e persino per Marsiglia. Che dire, il più famoso sapone potrebbe avere “sangue” gallipolino.

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