La criminalità è attenta tanti Comuni distratti

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Quindici informative antimafia negli ultimi tre anni; hanno riguardato la Geotec e la Cogea, ma anche Edilcav, Antares, ed altre imprese salentine, tra cui due impegnate nella ricostruzione a L’Aquila e, a seguito delle indagini specifiche, bloccate. Beninteso, chiedere informazioni su eventuali infiltrazioni mafiose in una certa azienda non è di per sè bollare quella azienda come “mafiosa”, ma resta pur sempre uno strumento  di contrasto all’ingresso in ditte sane di capitali malati.

I carabinieri e la Prefettura premono sui Comuni affinchè sia sempre più bassa la soglia sotto la quale si possono assegnare lavori e servizi senza richiedere alcuna informativa. In pochi rispondono. In una recente inchiesta pubblicata da “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Lecce, il comandante della Compagnia di Lecce, Maurizio Ferla, ha rinnovato l’appello ai Comuni affinchè firmino il protocollo che li impegna ad essere più attenti ed attrezzati contro la criminalità, perchè finora dei 97 enti solo 11 l’hanno fatto. Poi ci sono le amministrazioni locali che, con molto ritardo, rispondono alle richieste di provvedimenti da parte del prefetto, persino solo dopo formale diffida. E infine ci sarebbe l’albo dei fornitori, l’elenco delle ditte pulite di cui ciascun Comune si può dotare, ma in pochi lo fanno.

In questo quadro di scarsa collaborazione fra istituzioni, in un contesto così delicato come quello salentino, all’ombra di complicità e connivenze o di semplici ma colpevoli distrazioni, la criminalità cresce e penetra anche in ambiti prima non considerati. Oltre ai rifiuti, sacca storica in cui alberga il malaffare in gran parte del Sud Italia, ecco presenze non tranquillizzanti nel settore delle operte stradali, del movimento di terra e persino delle mense scolastiche e delle manutenzioni. I “capi” si nascondono e al loro posto compaiono prestanomi, parenti, “persone condizionabili” per dirla con le parole degli inquirenti. Il caso che più frequentemente torna alla ribalta è il pacchetto di aziende dai nomi diversi che farebbero capo al boss di Taurisano in carcere, Giuseppe Scarlino. Tra sentenze di tribunali e annullamenti della Cassazione. E la storia continua.

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