Incontro letterario con finale a sorpresa: la “Matonna tu carottu” torna ai cittadini

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Parabita. Difficile immaginare un incontro intorno ad un libro che diventa pian piano riunione familiare con reciproco regalo finale. Eppure è accaduto alcune sere fa nell’atrio d’ingresso di palazzo Giannelli – in effetti già il luogo lasciava presagire cose elevate – alla presentazione di “Ho ucciso l’ombra del mio angelo”, editore Herald, autore Luigi Giannelli, ispettore superiore di polizia penitenziaria a Rebibbia, notissimo carcere di Roma. Regia della serata affidata alla collaudata operatrice culturale e dirigente dei Presidi del libro, Sonia Cataldo, con la collaborazione dell’assessorato comunale alla Cultura: «Ho guardato le iniziative fin qui tenute ed abbiamo l’invidiabile media di una ogni 15 giorni», ha rimarcato soddisfatto il sindaco Alfredo Cacciapaglia.

Solo che quella sera galeotto fu il libro per incontrare da parte di tanti parabitani uno di loro che ha fatto la sua strada, figlio di genitori del popolo e forse per questo rimasto ricco di umanità e sensibilità rare da coltivare in un mondo così aspro e duro quale quello di un carcere. Ma quelle qualità sono ancor di più indispensabili se non si vuole che una galera diventi il regno delle cose morte, escluse, confinate.

Al di là della sua opera letteraria, Luigi Giannelli ha restituito ad una pezzo di comunità lì presente il senso vero di un essere umano, che tende la mano anche a colui che sembra il più incallito dei delinquenti; lo spinge ad uscire nell’unico modo per un recluso possibile: un libro, un’opera teatrale, una rappresentazione pubblica. Per Giannelli stesso è il libro, il racconto, il viaggio della fantasia, lo strumento della speranza e del riscatto. Ne parla nel suo romanzo breve, lui appassionato di letteratura e dello scrittore spagnolo Zafon, ma anche profondo protagonista del mondo dei carcerati. Toccanti alcuni suoi passaggi, come affettuosamente intimo l’intervento di Aldo D’Antico, amico del padre e animatore del centro culturale “Il laboratorio”, e, ovviamente, della sorella, dirigente scolastica ad Alliste.

In chiusura, Luigi Giannelli ha fatto il passo imprevisto e da qualcuno atteso. L’area di proprietà della famiglia, in cui insiste il sito preistorico chiamato dopo il periodo basiliano “Matonna tu carottu”, sarà affidato in comodato d’uso proprio al “Laboratorio”: ne potranno usufruire, visitandolo, gli appassionati e i non più giovanissimi che proprio dal passaggio o mano dal “carottu” traevano certezza sull’onestà della propria genitrice.
Si trova sulla serra ed è composto da due grotte comunicanti tra loro attraverso un foro: simboleggia, come da tradizioni antiche sparse per il mondo, il passaggio dal periodo dell’infanzia alla adolescenza. La suggestione è assicurata.

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