In quelle ville si fece l’Unità

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L'ingresso di Villa Capani, la villa acquistata da Eva Green

Alezio. Chissà se la signora Eva Green ed i suoi amici inglesi sanno cosa hanno fatto, su cosa hanno messo le mani acquistando una delle ville che popolano la zona dei Capani.
Al di là del valore storico dell’immobile nel cui giardino stanno costruendo una piscina – immobile antico come testimonia il portale in pietra dell’ingresso che risalirebbe addirittura a fine 1600 ma che è già stato ristrutturato radicalmente dal precedente proprietario, un imprenditore svizzero sposato con una aletina – gli artisti britannici si trovano nel cuore di un’area che ha respirato a pieni polmoni la storia del nostro Risorgimento.

Nel 150esimo dell’Unità d’Italia tornano alla ribalta, per la nota di cronaca che parla di questi arrivi mondani eccellenti, i casini di campagna in cui si svolgevano riunioni di massoni e patrioti, mazziniani come Bonaventura Mazzarella di Gallipoli, poi illustre parlamentare italiano e magistrato.

In particolare la poco distante villa Valentini, in contrada Stracca, era indicata come un vero e proprio covo di militanti anti-borbonici. In quell’elegante ed austero palazzo, oggi sfregiato dai gravi segni dell’incuria, già nel ‘48 durante una riunione notturna dei carbonari, si verificò una irruzione dei gendarmi. Tra gli arrestati anche il padrone di casa, Epaminonda Valentini, un acceso liberale conosciuto in tutto il Leccese ed uno dei più attivi protagonisti del processo unitario. Epaminonda Valentini era peraltro cognato di Antonietta De Pace, l’eroina risorgimentale di Gallipoli, una delle prime iscritte alla Giovane Italia di Mazzini.

Villa Valentini: insieme alla Senape era un “covo” di carbonari

In queste ville immerse nel verde degli ulivi e degli alberi da frutto, un altro luogo rivoluzionario fu la villa Senape-De Pace, a poche centinaia di metri dalla villa Valentini ed oggi rinomato centro turistico. I carbonari “effervescenti, riscaldati e pericolosi” come li definiva un rapporto poliziesco dell’epoca che li etichettava di conseguenza “fuorilegge”, vi si riunivano piuttosto regolarmente; erano componenti delle famiglie Ravenna, De Rossi, Spirito, Patitari, Rocci-Cerasoli (loro un altro villino poco distante in zona Iala tra Alezio e Parabita), Barba, Laviano, Valentini.

Dopo un lungo periodo di completo abbandono, causa anche i contrasti tra gli eredi, col piano regolatore del 2002 ville e casini di campagna hanno trovato un riscatto, con lo strumento che le abilita a diventare residenze di accoglienza turistica e ne riconosce un valore culturale inestimabile e quindi da tutelare.

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