Il grido di Marina

La signora Vitone ospite di RaiTre

La signora Vitone ospite di RaiTre

Matino. Non ha ancora avuto nessun risvolto positivo la storia che riguarda Marina Vitone e suo figlio Michele. La signora insegna matematica a Taranto ed è madre di Michele, un ragazzo di 21 anni affetto da “disturbi del comportamento con tratto di autismo ed epilessia” e da agosto, insieme a suo marito (anche lui insegnante a Taranto), vive un calvario fatto di quotidiane trasferte tra Matino e il capoluogo ionico. Il desiderio di trovare una struttura idonea ad assistere suo figlio, infatti, ha portato i coniugi presso la struttura “Amici di Nico”  di Matino, (“l’unica idonea in Puglia”), dove Michele ha ottenuto in poco tempo importanti progressi. Dopo un anno di aspettativa la signora decide, quindi, di trasferirsi nella vicina Casarano e di chiedere il trasferimento della sede lavorativa in provincia di Lecce. Ad agosto scopre, però, di non poter ottenere lo spostamento “per mancanza di posti”, pur essendo seconda in graduatoria.

Dopo vari tentativi di cercare una soluzione tramite le istituzioni, la signora  si rivolge anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Le scrivo perchè avverto sulla mia pelle il gravoso peso dell’abbandono istituzionale», si legge nell’accorato appello, fino ad ora rimasto inascoltato, nel quale la signora chiede “una rigorosa applicazione di quanto previsto dalla legge 104 del ’92”. La sua storia raggiunge pure gli studi della  trasmissione televisiva “Mi manda Rai Tre “. «In quest’occasione finalmente ho avuto modo di parlare con Franco Inglese, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, anche se – racconta la signora – non ha risolto la mia situazione rinviandomi al prossimo anno». Ma attendere il prossimo anno, per Marina e suo marito, vuol dire continuare a vivere da pendolari senza la possibilità di accompagnare serenamente i progressi del figlio. L’alternativa sarebbe usufruire dell’ultimo anno di aspettativa di cui la signora dispone. «Non trovo giusto doverla  chiedere quando c’è una legge che tutela la mia situazione», conclude la signora che non si abbatte ed anzi rilancia: «Non mi fermerò qui, andrò avanti perché la mia speranza è quella di non concludere l’anno scolastico in questo modo».

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