I Leopizzi tra i pali: di padre in figlio

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Alessandro Leopizzi

Alessandro Leopizzi

ALEZIO. Ad un anno dalla scomparsa di Gianfranco Leopizzi (avvenuta il 7 settembre del 2012), il figlio Alessandro (che ne ha ereditato la passione per il calcio nello stesso ruolo di portiere), ne ricorda la figura: «Con lui ho avuto a volte un rapporto conflittuale – confessa Alessandro –  ma è stato un generoso di cuore. Ha aiutato tanta gente che non sempre è stata riconoscente. Ha fatto anche i suoi errori, ha sofferto la solitudine per la separazione (io avevo solo sei anni) e non sempre si è fatto aiutare».

Alessandro ripercorre le tappe della carriera di Gianfranco, l’esperienza in serie A nel Bari negli anni 60, poi Lecce, Galatina, Mesagne, Gallipoli e Galatone. Quasi in fotocopia le carriere erranti di padre e figlio, ma mentre Gianfranco ha vissuto da “artista”, Alessandro, ora 33enne e di nuovo al Casarano in Eccellenza, da ragazzino veniva chiamato “u tenzia” (ovvero “ragazzo terribile”) ed è dovuto crescere in fretta, da professionista, con regole ferree (a sei anni era già in collegio “Palmieri” di Lecce) e molto lavoro.

Dalla Polisportiva “Don Bosco” di Alezio al Casarano, fino alla serie A con l’Udinese di Zaccheroni e Bierhoff, passando attraverso tutte le nazionali giovanili.

Poi, la discesa: mal consigliato dal procuratore Caliendo, rifiuta il contratto col Southampton in Inghilterra per tornare in Italia. «È il mio più grande rammarico. Ma ho già gettato le basi per concludere la mia carriera col botto finale all’estero. Voglio finire in grande stile», promette Alessandro.

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