Gallipoli, i riti per celebrare la Madonna Addolorata

processione dell'AddolorataGALLIPOLI. Nei prossimi giorni Gallipoli  indossarà  l’abito della sua memoria storica riaffermando quei valori che possiede sin dal Medio evo e che  né  la dominazione veneziana (1484-1530), né la secolarizzata modernità hanno potuto scalfire. Con un calendario liturgico senza  eguali,  Gallipoli fa memoria   dei Dolori di Maria SS. (più nota come Madonna Addolorata) il venerdì  che precede la domenica delle Palme. Erede della tradizione è la confraternita di Maria SS. del Monte Carmelo e della Misericordia, retta dal priore Aldo Cavalera.

Non ancora ufficiale il programma, ora all’esame del padre spirituale, parroco della cattedrale, mons. Piero De Santis, ma qualcosa già trapela. All’importante appuntamento del 27 marzo,  cui partecipano non solo i confratelli, ma l’intera città, si arriva dopo la solenne settena di preparazione.
Sin dalle prime luci dell’alba, è il suono  festoso delle campane ad annunciare la giornata più attesa dai gallipolini: interrotta ogni attività e dopo aver consumato un frugalissimo piatto di fagioli lessi, si  riversano nel centro storico, nei pressi della chiesetta del Carmine, da dove, a mezzogiorno in punto, parte  la processione con la statua settecentesca dell’Addolorata, per poi raggiungere la  cattedrale. Tra due ali fittissime di folla, preceduto dal gonfalone, il sacro corteo è annunciato da uno squillo lamentoso di tromba e dal cupo rullio del tamburo, mentre nell’aria si diffondono  le struggenti note di antiche marce di musicisti locali. Segue la Croce dei Misteri, portata per ben due lustri ormai, dal canonico don Santo Tricarico (parroco e presidente della mensa della carità, di prossima apertura); subito dopo le consorelle e i confratelli che per l’occasione indossano l’abito nero della preesistente confraternita della Misericordia (confluita nell’attuale, nel 1770); e poi ancora priori, ministranti,  ministri istituiti,  presbiteri e l’ordinario diocesano, mons. Fernando Filograna.

Dopo la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo, viene eseguito l’oratorio sacro dello Stabat Mater (del concittadino m° Giovanni Monticchio), per coro, solisti e orchestra, che verrà poi replicato  in altre due chiese del borgo, durante la consueta sosta della processione, che, rientrando a tarda sera dalla città nuova, sosterà sul bastione sovrastante il porto mercantile per la tradizionale benedizione del mare. Suggestiva anche la partecipazione popolare, al sibilo  festoso delle sirene delle navi e dei pescherecci e  dei clacson di  centinaia e centinaia di auto in sosta sulla banchina sottostante.
Prima che il rimpianto e  la nostalgia prendano il sopravvento, si conclude  la giornata con un sobrio (si fa per dire) piatto  a base di pasta alla pizzaiola e pesce fritto.

Commenta la notizia!