Presicce – Acquarica del Capo A quasi due mesi dalla data del referendum, è scontro tra comitati pro e contro la fusione tra Presicce e Acquarica del Capo. Dopo quasi vent’anni di discussione sulla possibilità di fondere i due Comuni, la parola passa ora ai cittadini chiamati, il prossimo 16 dicembre, a dire la loro. Si è, dunque, aperta la campagna referendaria con il comitato del Si che domenica 7 ottobre, alle 18.30, inaugura la propria sede in via Roma 7, sulla via principale che attraversa collega i due comuni (proprio al confine tra i due). Una scelta voluta.

Il comitato “Insieme” «”Insieme” è un’esperienza collettiva – fanno sapere i promotori – all’interno della quale collaborano donne e uomini che, seppur con percorsi e sensibilità differenti, guardano all’orizzonte della fusione come a un’opportunità imperdibile per le comunità, consapevoli del fatto che la volontà di rinnovamento e crescita debba essere il motore di ogni esperienza cittadina». All’inaugurazione seguiranno diversi incontri in cui si discuterà sui motivi del sì, anche con la presenza di esperti.

Il comitato “No fusione” Sul mancato coinvolgimento della popolazione, sulla poca trasparenza e sui finanziamenti incerti si basano, invece, le tesi di chi è contrario alla fusione e che si ritrova nel comitato “No fusione Presicce – Acquarica”, presieduto da Francesca Stendardo. A breve anche per i sostenitori del No ci sarà una sede. Intanto i referenti del comitato hanno inviato una lettera con le loro ragioni alla settima Commissione della Regione Puglia (che ha approvato il progetto all’unanimità, così come fatto poi dal Consiglio regionale). «Abbiamo chiesto trasparenza, uno studio di fattibilità in cui fosse contenuto un piano per il territorio, che definisse dettagliatamente l’effettivo risparmio nel nuovo Comune e che valutasse anche e soprattutto la riorganizzazione territoriale. Ad oggi invece – fanno sapere i sostenitori del no – abbiamo poco più di una statistica sui potenziali trasferimenti statali e un ipotizzabile risparmio nei costi di gestione. Una questione di denari. Problematiche e vantaggi, su questo avremmo voluto che i cittadini esprimessero il loro voto. Nessuno, invece, si è preoccupato di convertire i potenziali risparmi in risposte concrete ai cittadini. Nessuno ha reso partecipe la popolazione in un processo studiato, confezionato e presentato a tavolino. Nessuno, dall’alto ha accompagnato i cittadini verso una scelta consapevole, partecipata e condivisa”. Il dibattito intanto continua ad essere acceso sui social».

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