Casarano -Pene esemplari, per oltre 43 anni di carcere, sono state invocate dalla pubblica accusa per gli otto imputati – tutti di Casarano – nel processo contro la banda ritenuta responsabile di una lunga serie di furti nelle chiese. L’operazione “Santi Medici” smascherò le scorribande, in lungo e largo per chiese e parrocchie del Salento, messe a segno pianificando ogni minimo dettaglio, con sopralluoghi preventivi sui siti prescelti, auto noleggiate per l’occasione e schede telefoniche cambiate di continuo per non lasciare tracce. Capo dell’organizzazione viene considerato il 27enne Emanuele Zompì, tra l’altro ex seminarista, per il quale sono stati chiesti 12 anni di reclusione.  Per Lucio Parrotto (29 anni) il sostituto procuratore Roberta Licci ha formalizzato una richiesta di 8 anni; 6 anni e 8 mesi, invece, per Luigi De Micheli (26); 5 anni e sei mesi per Antonio Valentino (38); 4 anni e 11 mesi per Gianluca De Paolis (31); 3 anni e sei mesi per Antonio Sergio Crisigiovanni (28); un anno e 8 mesi per Veronica Iacobazzi (31) e Antonella Stefàno (25). Il nome soggetto coinvolto nell’operazione, il 26enne Alessio Ciriolo ha invece scelto la strada del patteggiamento.

Tre le chiese prese di mira anche alcune a ParabitaMatinoMelissanoPoggiardoCollepassoRuffanoSupersano, Tricase, Muro Leccese e Neviano (ma non a Casarano, paese di residenza di tutti i nove soggetti arrestati). L’operazione venne sgominata all’alba dello scorso 6 marzo dai carabinieri di Maglie e Casarano insieme ai nuclei operativi di Foggia e Matera, a due unità cinofile del nucleo di Modugno e ad un veivolo dell’Elinucleo di Bari. Nei 22 colpi messi a segno, il gruppo riuscì a portar via tutto quanto fosse poi rivendibile: arredi, paramenti sacri, ex voto, preziosi e pure le offerte delle questue, per un bottino complessivo pari a circa 250mila euro. La sfrontatezza della banda trovò conferma ai su facebook dove gli inquirenti lasciarono tracce indiscutibili della loro attività: su tutte la foto postata dalla stesso Zompì con in braccio un kalasnikov.

La parrocchia di Parabita parte civile Da segnalare come nel processo davanti al Tribunale di Lecce si è costituito, come parte civile, anche la parrocchia di Parabita chiedendo un risarcimento da 10mila euro. La sentenza del gup Vincenzo Brancato è attesa per il prossimo 26 ottobre.

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