Fondazione Garibaldi, dagli anni ’90 rimasti spiccioli

salvatore caggiula_nGALLIPOLI. Passione per l’arte, impegno sociale, conti correnti e spese bancarie sono gli ingredienti  principali della storia della Fondazione Garibaldi.  Il sodalizio ha messo a disposizione circa duemila euro per  contribuire ai lavori all’interno dello storico teatro comunale,  una parte dei quali si sta già utilizzando per allestire  la nuova illuminazione dell’atrio esterno e del fojer del teatro.  «Nacque negli anni ’90 – racconta Salvatore Caggiula (foto) –  sotto la spinta dell’Amministrazione comunale di allora, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del teatro Garibaldi, all’epoca in totale abbandono. L’assessore Emanuele Solidoro  mi propose di iniziare questa avventura che  accettai con molto entusiasmo, forte della passione per il teatro e per Gallipoli».

Ad accogliere la sfida diversi rappresentanti di associazioni locali che condividevano  lo stesso interesse:  Maurizio Rizzello, Cesare Schirinzi, Gioacchino Pagliarini, Giuseppe De Simone, Daniela Pastore, Andrea De Rosa, Silvio Bardi e Alba Pagani.  La fervente attività del gruppo con mostre, spettacoli teatrali, raccolte di fondi, incontri di studio portò a raccogliere un bel  gruzzolo conservato in un conto dedicato. Ma qui il lato triste della vicenda. «Le somme messa da parte – continua Caggiula – sono state erose  pesantemente nel corso degli anni, ormai tanti, in cui sono rimaste ferme sul conto corrente bancario e postale. Dopo circa sette anni di attività, complice un atteggiamento  scostante delle amministrazioni civiche, l’entusiasmo calò, e quindi l’attività si bloccò». Quando di recente la Fondazione ha deciso di chiudere i depositi  e prendere ciò che le apparteneva, la brutta sorpresa. Ma il poco rimasto verrà utilizzato per il suo fine iniziale.

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