Allistini abbandonati. A Racale

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La malsana fogna a cielo aperto e la discarica di rifi uti, un mix che rende la vita di undici famiglie originarie di Alliste veramente difficile. Mancano ancora illuminazione e acquedotto

Alliste. «Abbiamo paura ad abitare qui». È la confessione di alcuni allistini che non hanno fatto un buon affare a metter su casa a Racale, sulla parallela di via Ravenna, al confine con il loro paese d’origine.

Mancano i servizi essenziali lungo la strada “invisibile”, come la definiscono gli stessi residenti. Nessuno sembra accorgersi, infatti, delle condizioni in cui sono costrette a vivere, da oltre sette anni, ben undici famiglie, di cui otto all’interno di una palazzina di proprietà dello Iacp. E proprio nel cortile delle case popolari si nasconde (ma mica tanto) il problema più grave: ha tutta l’aria di una piscina, ma a sguazzarci dentro si contrarrebbero solo infezioni giacché si tratta di una fogna a cielo aperto. «Eppure basterebbe “tapparla” con una gettata di cemento – dice uno dei residenti – nell’attesa che venga eseguito l’allaccio alla rete di fogna nera. Almeno non saremmo più costretti a respirare quest’aria malsana, noi e soprattutto i nostri figli».

Del tutto inutili, nel tempo, i tentativi di risolvere questa incresciosa situazione: una denuncia all’Asl di Ugento nel 2007, continue richieste d’intervento agli amministratori che, oggi come allora, continuano a dare la stessa risposta. «Da anni – dice Luigi Nuzzo, assessore ai Lavori pubblici – sollecitiamo lo Iacp sulla questione».

E magari fosse l’unico problema irrisolto. Mancano la pubblica illuminazione e l’acquedotto: «L’Amministrazione comunale  – spiega l’ingegnere Gianfranco Manco, responsabile del settore Lavori pubblici – non ha, al momento, quei 40mila euro necessari perché vengano garantiti tali servizi». Le tre famiglie residenti di fronte alla palazzina, però, i soldi li hanno dovuti trovare, al momento della concessione del terreno edificabile, per pagare gli oneri di urbanizzazione che avrebbero dovuto assicurare quei servizi.

E in queste condizioni disagiate, è impensabile anche poter aprire un’attività commerciale, come qualcuno dei residenti vorrebbe. Ad essere attratti da questa zona “oscura”, più che i potenziali clienti, sarebbero (e sono sempre stati) tutti quelli che, privi di senso civico, si sono divertiti, negli anni, a dare vita ad una discarica abusiva di rifiuti ingombranti all’interno di un campo di erbacce nelle vicinanze. Ora i residenti hanno due chances: continuare ad aspettare o far proprio il motto “a mali estremi, estremi rimedi”: più di qualcuno, da tempo, suggerisce di segnalare la strada “invisibile” al tg satirico “Striscia la notizia”.

Roberta Rahinò

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