Quando il lavoro è tutto

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Fernando D'Aprile, direttore di PiazzasalentoEra arrivato da Gallipoli a Torino quando c’erano ancora in circolazione i cartelli “non si affittano case ai meridionali”, anni Sessanta. Forse proprio ricordando ciò, aveva impiegato i frutti dell’impresa creata dal nulla in tetti per i suoi figli e le due donne importanti che aveva incontrato. Fino a quello che doveva essere l’ultimo giorno per sua decisione, si è alzato ancora una volta alle 4 e mezza, il primo ad arrivare in azienda. Nel pomeriggio si è chiuso dentro, ha messo su due fogli pensieri neri di paura, e l’ha finita lì.

A muovere il grilletto l’ossessione che le tasse, le tasse, le tasse… si mangiassero quanto aveva costruito in tutta una vita. Non c’erano debiti, i gruzzoli messi da parte erano ancora lì; era sparita invece la forza necessaria per andare avanti, o per passare la mano e farsi finalmente i viaggi sognati e raramente realizzati. Prima il lavoro; poi, ancora il lavoro,  pensiero fisso, per esorcizzare lo spettro della povertà conosciuta tempo prima.

Le sue erano le vertigini economiche di tanti altri. Ma davanti al dio spread, alla dittatura di una finanza senza volto, chi ha vissuto solo di lavoro può accadere che si senta – in un attimo, che basta alla tragedia – inesorabilmente solo e vinto.

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