Nardò – La Frata Andrea Pasca Nardò esprime “rammarico e disappunto” in merito ai provvedimenti restrittivi (Daspo) disposti nei confronti del patron granata Carlo Durante. «La società del presidente Ivan Marra – si legge in una nota ufficiale – intende con fermezza sottolineare come Carlo Durante sia il punto di riferimento e il fautore di un movimento che, nel corso degli ultimi quindici anni e oltre, è ritornato agli antichi fasti e ha richiamato le attenzioni degli appassionati, neretini e non, i quali nel tensostatico di via Giannone trovano uno straordinario luogo per trascorrere in assoluta armonia e in un clima di convivialità lo spettacolo della Serie B, una categoria conquistata con forza, audacia e ingenti investimenti economici, che conferisce enorme lustro al club e all’intera città di Nardò».

Di ieri la notizia del divieto di acceso alle manifestazioni sportive inflitto per due anni al 60enne dirigente della squadra di basket di Nardò per “reiterati comportamenti violenti”. Gli episodi incriminati, che si sarebbero verificati nel corso delle gare di basket contro il Mesagne ed il Val di Ceppo, vengono considerati “non corrispondenti alla realtà” da parte della società. «Spicca il fatto che mai negli ultimi anni Carlo Durante abbia assistito ad una partita di calcio e che nel 2017/18 non si sia assolutamente recato presso alcun impianto di alcuna squadra militante in Eccellenza, né tantomeno abbia mai aggredito verbalmente un poliziotto della Scientifica. Si sottolinea, inoltre, – continua la nota della società – che nelle gare interne contro Valdiceppo Perugia (prima squadra) e Ciaurri Mesagne (Under 18) i componenti delle squadre ospiti e gli arbitri abbiano abbandonato il tensostatico neretino senza problema alcuno, beneficiando della consueta ospitalità».

La nota sottolinea, infine, come il Pala “Andrea Pasca” ospiti “appassionati e tantissimi bambini, che al movimento cestistico neretino si sono avvicinati proprio in virtù di un semplice motivo: l’atmosfera serena, volta al rispetto e all’educazione. Valori che fieramente sbandieriamo da anni. Rifiutiamo categoricamente che la nostra tifoseria sia etichettata come autrice di “comportamenti violenti” nei confronti di arbitri, polizia in servizio di ordine pubblico o di altre figure».

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