«No benefici, no cartelle»

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La sede del Consorzio di bonifi ca Ugento-Li Foggi

Ugento. La prima risposta della Regione è già arrivata: sono stati concessi dieci giorni di proroga per i termini di prescrizione al Piano di classifica per il riparto delle spese, approntato dl Consorzio Ugento Li Foggi.  Ma la  protesta non è finita.

In pochissimo tempo   sono state raccolte mille firme dall’Unione provinciale agricoltori  per chiedere alla Regione che tutto il Salento sia escluso dai comprensori di bonifica; l’ultimo Consiglio provinciale ha approvato a maggioranza un ordine del giorno con cui si chiede alla  Regione e ai consorzi di bonifica “Arneo” ed “Ugento-Li Foggi” l’immediata interruzione dei termini di prescrizione per consentire  “le necessarie modifiche dei piani di contribuenza, tali da renderli conformi alle realtà territoriali dei diversi Comuni e rispondente al dettato legislativo”.

Precedentemente 50 sindaci riunitisi in Provincia convocati dal presidente Gabellone, si erano dichiarati d’accordo  nel sostenere che la perimetrazione dei territori definita dal Piano è stata fatta in modo improprio e generalizzato includendo terreni di fatto esclusi dai vantaggi dell’opera di bonifica.   Perché il punto  su cui si discute animatamente da una  ventina di giorni e che ha suscitato contestazioni a più livelli sta tutto qui: deve pagare chi riceve reali benefici. Al momento l’invio delle cartelle riguarda oltre 190mila soggetti, tra aziende e semplici proprietari terrieri.

Fari puntati, quindi, sul Piano di classifica (in base, tra l’altro, agli indici idraulici e alle opere irrigue realizzate e gestite) redatto dalla società  Agriconsulting per conto del consorzio Ugento Li Foggi.

Quello che ha fatto insospettire è stata la  rapidità con cui si è giunti alla classificazione. Ecco la cronologia: il 13 marzo scorso la Regione Puglia ha approvato  la legge n. 4, con cui viene ridisegnata  la disciplina degli enti di bonifica presenti nel territorio pugliese; la settimana successiva è stato redatto, su commissione del Consorzio, il Piano di riparto di tutti i 78 comuni, che è stato inviato il 20 aprile ai Comuni per l’affissione all’albo; entro il 26 maggio i cittadini interessati avrebbero dovuto valutare la veridicità della classificazione  e notificare al consorzio  per evitare l’imposizione contributiva.

La legge regionale, infatti, dopo sette anni di assenza, e dopo una lunga serie di battaglie legali e sentenze (quella della Corte di Cassazione del 2009 stabiliva l’imposizione contributiva solo per i terreni che traggono un beneficio diretto e specifico e distingueva il perimetro di contribuenza da quello di attività del Consorzio), ha introdotto l’imposizione contributiva solo sui terreni “che traggono un beneficio diretto e specifico”,

Critiche e contestazioni, quindi, da parte dei Comuni ma c’è chi sottolinea anche il ruolo positivo che potrebbe avere il Consorzio. È il caso del direttore della Coldiretti di Lecce, De Serio, che parla della necessità di una opportuna riorganizzazione dei consorzi  e mette in guardia dal  far passare l’opinione che si tratti di carrozzoni inutili.

Intanto è stato approvato il programma annuale e triennale di manutenzione delle opere irrigue (sono 32 i distretti). Lo stato attuale delle strutture non è dei migliori: l’età media delle condotte è di 20 anni e “gran parte delle diramazioni interrate si trovano in condizioni precarie”,  i “quadri elettrici presenti hanno un’età di oltre 20 anni “questo fattore determina livelli di criticità e costi delle manutenzioni più elevati” i canali costruiti sono stati realizzati da oltre 40 anni  e per questo “occorre una costante e periodica manutenzione ordinaria, specialmente per quanto riguarda i recapiti finali e le foci a marea che interessano zone abitate a forte vocazione turistica”.

Insomma servono soldi per la manutenzione ordinaria e straordinaria: per il triennio 2012-14 sono previsti 16.235.000,00 e per  l’anno in corso 3.039.450.

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