Cogea, resta il divieto antimafia

Casarano. Il Tar di Lecce ha confermato l’interdittiva antimafia con la quale la Cogea Srl venne esclusa, nel marzo dello scorso anno,  dal bando d’appalto per la gestione della raccolta dei rifiuti a Casarano. I giudici amministrativi hanno, dunque, tenuto fermo l’impianto documentale alla base del provvedimento prefettizio ritenendo la società “in odor di mafia” perchè “amministrata di fatto” da Gianluigi Rosafio e dalla moglia Tiziana Luce Scarlino, figlia di Giuseppe, il boss di Taurisano, ora all’ergastolo, detto “Pippi calamita”. Oltre alla parentele, ad avvalorare l’interdittiva ci sono anche, sempre a sostegno del Tar, le indagini del Comando provinciale dei carabinieri e, della Squadra mobile, della Guardia di finanza e della Direzione investigativa antimafia, che, tutte, parlano di “contiguità con gli ambienti criminali”.

A nulla sono valsi, dunque, i tentativi messi in atto per mascherare i quadri societari. Preso atto delle interdittive a carico della società risultata, formalmente, vincitrice del bando (con un ribasso dell’11,37%), fu lo stesso Comune (con il commissario Erminia Ocello) a revocare l’assegnazione del servizio alla Cogea assegnandolo, invece, alla “Igeo costruzioni”, la ditta seconda classificata.

A carico di Rosafio c’è anche la vicenda che lo vede imputato di “smaltimento illecito di rifiuti aggravato dal comportamento criminale”. La sentenza di condanna maturata in appello è stata annullata con rinvio dalla Corte di Cassazione.

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