Lo scalo di Melissano? Mai usato

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OPERA COSTOSA E INUTILIZZATA Il centro di carico di Melissano, situato in un’area economicamente ancora vivace anche se con un comparto agricolo ridimensionato rispetto ad alcuni anni fa, non è mai entrato in funzione. Anzi si apprende che ci sono da fare ancora piccole opere complementari

Casarano. Lo si può “ammirare” lungo la Statale che da Gallipoli porta a Leuca, all’altezza delle uscite per Melissano e Racale. Il primo colpo d’occhio è per un enorme carro ponte giallo; poi nel campo visivo di un casuale passeggero finiscono  i grandi piazzali, che sembrano enormi forse perchè desolatamente vuoti, tranne che per quei binari che li attraversano fino al capolinea. Si tratta di un’opera quasi completa e da sempre inutilizzata.

Da sempre, da quando? Basti pensare che rientra nel piano per le ferrovie secondarie da 5mila miliardi di lire del ministero dei Trasporti, anno 1986, titolare del dicastero l’onorevole socialista Claudio Signorile che aveva dato seguito ad una motivata esigenza destinando oltre 2 miliardi.

Era o, meglio, doveva essere un’opera rivoluzionaria per efficacia ed efficienza, abbattendo costi e tempi di trasporto e favorendo le merci del Basso Salento che volevano invadere il Centro Europa. Per esso si erano spesi amministratori locali, imprenditori, sindacalisti, politici di vari livelli e di ogni schieramento: per una agricoltura che allora godeva di una produzione di primizie orticole imbattibile per quantità e qualità era un valore aggiunto inestimabile.

Già in quegli anni tra aprile e maggio partiva da queste zone qualcosa come tremila carri ferroviari pieni zeppi di ortaggi. Un centro di carico unico e funzionale, ecco cosa serviva e cosa si fece. Nell’arco di troppo tempo però.

Nel frattempo, mentre l’Europa s’allargava e sui mercati arrivano prodotti agricoli da altri Paesi, i produttori si rivolsero in massa ai tir. A poco valse l’ampliamento del centro di trasporto su impulso del Comune di Casarano: l’opera è lì nuova di zecca, anche perchè per funzionare avrebbe bisogno di piccole opere complementari. E potrebbe ancora risultare utile, magari per altre merci: «Ci risultano interessi da parte di aziende che trattano materiali lapidei o prodotti pericolosi», dicono alle Fse.

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