La casa che si morde la coda. E non si trova

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Qui e sopra alloggi popolari in via Cagliari

Gallipoli. Alloggi popolari, ferita sempre aperta nella città simbolo dell’accoglienza del turismo di massa. Una situazione al limite provoca il blocco di nuove costruzioni di edilizia popolare da circa 30 anni a questa parte, mentre proliferano occupazioni abusive e acquisizioni anche senza alcun requisito di base. In molti casi si tratta di famiglie indigenti e bisognose. La vera piaga riguarda le occupazioni forzate anche di chi ha già un alloggio, o subentra furbescamente al posto di qualche parente deceduto o che ha abbandonato l’allogio dello Iacp. Il tutto in barba ad una graduatoria di assegnazione di case popolari di fatto bloccata in Comune proprio dalla grana degli abusivi. Da qui una evidente ingiustizia sociale, se si tiene conto che tante famiglie, pur in possesso dei requisiti richiesti, non riescono a ottenere un tetto sotto cui vivere. Da una stima seppur approssimativa e dalle indagini compiute dall’Istituto   case popolari di Lecce negli ultimi anni si attesta che il fenomeno è molto più diffuso proprio nei centri della fascia jonica, tra i quali Gallipoli recita un ruolo di spicco. La mancanza dei requisiti riguarda il 25-30% del patrimonio disponibile secondo queste indagini e come verificato da controlli condotti dai vigili urbani per conto del Comune, a cui spetta la verifica della sussistenza dei requisiti da parte degli occupanti. Gli alloggi popolari in terra gallipolina sono quasi 700 (alcuni di questi riscattati dagli assegnatari). Alla fine degli  anni 90’ l’allora presidente dello Iacp, aveva messo a disposizione della città circa 4 miliardi di lire per la costruzione di nuove case, ma il Comune si doveva impegnare a trovare i terreni idonei. Così non è stato, ed i finanziamenti furono revocati. Senza dimenticare che nel 2008 il comitato dei senza tetto e le Federconsumatori riuscirono a  bloccare lo sgombero di decine di famiglie dai locali di viale Europa e via Cagliari. Fu firmato anche un protocollo d’intesa dall’allora sindaco Venneri e lo Iacp per sanare quelle occupazioni abusive di locali commerciali “riconvertiti” in abitazioni, e per   sbloccare l’emergenza casa popolari. Ma la questione è, tristemente e drammaticamente, ancora in piedi.

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