Bello o brutto?

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Sannicola. La minoranza consiliare critica l’attività dell’Amministrazione con una serie di manifesti “per portare all’attenzione dell’opinione pubblica cittadina disagi e disservizi”. «Vi sono strutture – afferma il consigliere Cosimo Piccione  – che dovrebbero portare ricchezza  e invece sono un vero e proprio danno. Si tratta del mattatoio comunale, la cui ditta aggiudicataria non paga l’affitto, e delle proprietà in vendita, quali villa Scarciglia e l’asilo di San Simone, che versano in condizione di abbandono. Ciò che è più grave è che vengono inseriti nel Bilancio come fossero beni che producono reddito quando invece, come nel caso del macello, di quei soldi non c’è l’ombra e le proprietà in vendita hanno anche un prezzo eccessivo». All’attenzione di Piccione  anche “il degrado dei bagni pubblici, del parco degli ulivi e delle strade piene di buche”.

«Ma chi ha il compito di controllare le ditte aggiudicatarie dei vari servizi, come quella che dovrebbe pulire i bagni, lo fa?», si chiede il consigliere. Per lui si tratta di un doppio reato: «peculato da parte di chi incassa i soldi ma non offre i servizi e connivenza da parte di chi non li richiama all’ordine». A ciò si aggiunge “l’assenza di una pianificazione coerente nelle opere pubbliche che porterà alla costruzione di cattedrali nel deserto”.

Alle critiche risponde il vicesindaco e  assessore al Bilancio Marco Bramato. «Le questioni sollevate sono già state portate dall’opposizione all’attenzione di Procura, Corte dei conti e Ragioneria dello Stato che non hanno rilevato anomalie nell’operato dell’Amministrazione. Per la ditta assegnataria del mattatoio che non paga l’affitto ci siamo attivati con un legale sia per intimare lo sfratto che per ottenere gli arretrati. Sarebbe ancora più grave non inserire quei crediti in bilancio, come dire di non volerli più, invece la ditta, se non oggi domani, li dovrà dare. Villa Scarciglia e l’asilo di San Simone sono in vendita al giusto prezzo. Un privato può disporre delle sue proprietà e fare anche un prezzo stralciato pur di vendere, ma la pubblica amministrazione non può perché creerebbe un danno erariale», conclude Bramato.

Maria Cristina Talà

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