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Milly Barba

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GALLIPOLI. «La mia vita? Un vero e proprio romanzo». Esordisce così Addolorata Carichino quando le chiediamo di raccontarci la sua storia. Minuta, occhi vispi e un carattere da vendere, nonna Addolorata – per tutti solo “Vata” – compirà 101 anni il prossimo 27 marzo. Secondo i dati rilasciati dal Comune di Gallipoli, è una dei dieci ultracentenari residenti nella Città bella. «Ho 12 figli, 38 nipoti e 45 pronipoti», racconta con fierezza mentre ricorda il marito Salvatore, perso a causa di una malattia e conosciuto quando aveva 16 anni.
«D’estate veniva in vacanza a Gallipoli e soggiornava in una casa vicino alla mia, dove ogni sera si ballava sulle note di una musica suonata da un grammofono. Una volta mi intrufolai e Salvatore mi invitò a ballare. Non sapevo come si facesse, gli pestavo sempre i piedi – ricorda con un sorriso – e da allora non ci siamo più lasciati. Poi sono venuti i figli. L’ultima, la mia Rita, l’ho avuta a 46 anni», racconta Vata. «Li ho partoriti tutti in casa. Prima in ospedale ci andavi solo se eri in fin di vita, non come adesso», sottolinea.

Nella sua storia non mancano certo i ricordi degli anni bui dei conflitti mondiali. «Io di guerre ne ho viste due. Facevamo la fame. Mussolini venne a Gallipoli, chiedeva l’oro per la patria. Gli diedi l’unica cosa che avevo, la mia fede nuziale, sperando in un futuro migliore. In cambio, mi mise al dito un anello di bronzo ma nulla mutò». Oggi, a chi chiede quale sia il suo elisir di lunga vita risponde senza indugi: «L’amore incondizionato per la mia famiglia. È questa l’unica cosa che conta».
Anche Antonia Caiffa ha vissuto a cavallo tra le due guerre ma non sempre a Gallipoli. Rimasta vedova molto presto, dopo un lungo soggiorno a Torino tornò nella città salentina dove trascorse gran parte del suo tempo tra stoffe e ricami, facendo del suo mestiere un’arte.

Nonna Antonia, che a breve compirà 109 anni, detiene un record: è la donna più longeva del Salento, la seconda in Puglia e la terza in Italia. «Non se la sente di parlare, magari per il prossimo compleanno», si scusa la nipote Luana che la accudisce con amore. Attendiamo la sua prossima festa: magari ci farà conoscere il suo personale segreto per una vita così duratura.

quidd (2)GALLIPOLI. Grandi novità per i fan di Harry Potter. Il 16 e il 17 aprile l’Ecoresort Le Sirenè di Gallipoli ospiterà la quarta edizione dei campionati europei di Quidditch. Lo sport, che fonde insieme alcuni principi del rugby e altri del dodgeball, trae ispirazione dall’omonimo gioco narrato nella saga fantastica “Harry Potter” dalla scrittrice J. K. Rowling. Il campionato, disputato nel 2015 a Oxford, approderà per la prima volta in Italia grazie al Lunatica Quidditch Club di Brindisi, che ha proposto come location la nota città salentina. La squadra brindisina si occuperà dell’organizzazione dell’evento in collaborazione con Caroli Hotel di Gallipoli. Alla gara prenderanno parte 40 squadre, provenienti da tutta l’Europa. Per l’occasione saranno realizzati all’interno dell’Ecoresort Le Sirenè otto campi da gioco, ognuno dell’ampiezza di 77×44 metri. «Sarà un incontro indimenticabile, il più grande mai realizzato» racconta con soddisfazione Andrea Miglietta, presidente del Lunatica. «Siamo felici di aver portato in Italia un evento così importante per i cultori del genere fantasy».

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volley2GALLIPOLI. Girone di andata amaro per la squadra di coach Alberto Romano. Le ragazze del Parco Gondar Volley Gallipoli dopo un debutto esplosivo incassano sei sconfitte, aggiudicandosi la vittoria solo domenica scorsa, nell’incontro disputato fuori casa contro la squadra M. B. Ruffano e chiuso 3-1. Una partita che riaccende le speranze e che regala nuova grinta alle giocatrici di prima divisione, provate da un inizio di stagione non facile.
«Siamo stati davvero sfortunati» racconta l’allenatore ricordando come le “gondarine” abbiano spesso giocato in condizioni precarie a causa di infortuni e di mali stagionali. «Il libero ha l’influenza, due palleggiatrici sono assenti. Spero che riusciremo a disputare almeno un’altra partita con la squadra schierata al completo».
Romano non manca, poi, di lodare la bravura e la crescita professionale delle sue atlete. «Queste ragazze sono straordinarie, soprattutto le più piccole. Grazie al supporto e ai consigli delle senior hanno affrontato con determinazione squadre molto forti, ottenendo buoni risultati», conclude il coach, tracciando i nuovi obiettivi per il finale di stagione. «La prossima partita segnerà l’inizio del girone di ritorno, poi ci saranno i Play off. Faremo di tutto per competere al meglio».

Alvaro Maggio (3)GALLIPOLI. Un sistema semplice, fatto di scarti di frutta e verdura tritati e essiccati, in grado di depurare l’acqua dai metalli pesanti e di renderla potabile. È con questo progetto che lo scorso settembre Alvaro Maggio, giovane studente gallipolino, ha partecipato al contest europeo per scienziati in erba Eucys 2015 aggiudicandosi un’importante borsa di studio. E ora ci sono delle novità: l’idea vincente di Maggio, il “Metals-Catchers”, che promette di ripulire l’acqua a costo zero e senza alcun impatto ambientale, ha suscitato l’interesse di grandi aziende d’oltreoceano, pronte a investire. «Abbiamo ricevuto delle offerte molto interessanti anche dalla Cina e dagli Stati Uniti. Per ora procediamo con cautela», dichiara con soddisfazione l’esordiente scienziato, raccontando come è nata l’idea. «Eravamo in classe, nel liceo Q. Ennio di Gallipoli. Insieme alla mia professoressa di biologia, Rossana Congedo, studiavamo come la buccia di alcuni frutti sia in grado di mitigare gli effetti lesivi dei farmaci sullo stomaco. Mentre conducevamo degli esperimenti ci siamo accorti che un mix di bucce tritate, in acqua, attraeva naturalmente i metalli presenti. Abbiamo svolto altri test su delle acque molto contaminate, nelle quali i metalli come rame, piombo, mercurio e arsenico raggiungevano i 1300 microgrammi per litro. I risultati sono stati sorprendenti. C’è stato un abbattimento del 98% degli inquinanti», continua con entusiasmo Maggio, che oggi ha vent’anni, studia Ingegneria industriale a Lecce e pensa al futuro della sua scoperta. «Abbiamo creato tre diversi dispositivi che sfruttano il mix di bucce. Uno di questi – la cialda – può essere usato persino per bonificare i laghi, i fiumi o l’acqua delle vasche industriali. Per ora l’obiettivo principale è lavorare al massimo per ottenere il miglioramento della condizione di questa importante risorsa».

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IMG_3205GALLIPOLI. Realizzare dei percorsi di apprendimento attraverso i cinque sensi che coinvolgano tutti i bambini, anche chi è disabile. È questo l’obiettivo di “Città tra le mani”, l’associazione culturale leccese che lunedì scorso ha dato il via al laboratorio itinerante “Piccoli esploratori sensoriali”, partendo dall’Istituto comprensivo Polo 3 di Gallipoli. L’iniziativa, promossa dal Gal Serre salentine, coinvolgerà le scuole primarie di 14 comuni della provincia, contribuendo a diffondere l’idea di una didattica priva di barriere.
«Desideriamo che i bambini compiano un vero e proprio viaggio senza valigia, che sia destinato a tutti e che porti alla conoscenza del nostro territorio», racconta Claudia Melissa Barbarito (foto), una delle organizzatrici, specificando le attività del laboratorio. «I piccoli esploratori potranno comprendere come si percepisca lo spazio senza l’uso della vista. Riconosceranno gli oggetti sfruttando solo il tatto. Saranno chiamati a identificare i suoni appartenenti al nostro habitat naturale e a dare un nome ad alcune piante, proprie della macchia mediterranea, utilizzando solo l’olfatto».
Ma non è tutto. Le esperienze sensoriali saranno arricchite dal racconto di storia, tradizioni e luoghi, in grado di sollecitare l’immaginazione dei bambini. «A Gallipoli, per esempio, abbiamo parlato del gabbiano corso, una specie tipica della zona» ricorda l’organizzatrice, sottolineando come anche l’aspetto gastronomico rivesta un ruolo principale nella narrazione dell’identità di un luogo.

«I nostri incontri si concludono sempre con la degustazione di un prodotto tipico, che può essere una frisellina, un tarallino o un’albicocca, assaggiata dai bambini di Galatone poiché propria dell’agricoltura locale».
Alla fine del percorso, le esperienze sensoriali e le suggestioni di ogni bimbo saranno raccolte nel manuale dell’esploratore sensoriale. «Quello che abbiamo notato è che le classi rispondono con entusiasmo all’esperienza. È proprio ciò che desideriamo: regalare un percorso identitario unico e alla portata di tutti. La disabilità non deve più essere un limite», conclude Barbarito.

porto san giorgio vicino circolo vela gallipoliGALLIPOLI. Nasse adagiate sui fondali da anni. Palangari persi durante la pesca, aggrovigliati al muso di animali marini e mammiferi, come i delfini. Tremaglie abbandonate tra gli scogli dopo essersi incagliate. Questi sono solo alcuni degli esempi di “Ghost fishing”, alla lettera pesca fantasma, provocati dall’uomo. Un problema sempre più diffuso, che ogni anno causa la morte accidentale di migliaia di pesci, intrappolati nelle attrezzature da pesca abbandonate. «L’abbiamo osservato anche nelle acque di Gallipoli e di Porto Cesareo», comunica Massimo Toma, biologo e consulente tecnico di Legapesca, intervenuto lo scorso mese al Teatro Garibaldi di Gallipoli in occasione della “Settimana della cultura del mare”. Toma, che si occupa di monitoraggio delle acque pugliesi, ha sottolineato ai presenti la necessita di adottare contromisure serie per salvaguardare il pescato e l’habitat marino. «Azioni in apparenza banali possono rovinare il nostro mare per sempre. Prendete le nasse. Un tempo erano fatte di giunco, con gli anni si degradavano. Ora sono costruite con fibre sintetiche. Rimangono sui fondali. Occorre utilizzare attrezzature biodegradabili, non pescare in aree a rischio e evitare la cattura di specie marine sottotaglia».

Per fare tutto ciò, l’aiuto dei cittadini è fondamentale, soprattutto in vista di un altro fenomeno crescente: la presenza di specie aliene nel Mediterraneo. Negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento delle acque, i pesci che appartengono alle aree indo-pacifiche e atlantiche arrivano nei nostri mari, trovano un ambiente favorevole e decidono di restare. Questo inserimento di specie estranee (o aliene) nell’ecosistema può portare a gravi conseguenze. Come nel Mar Morto, dove una medusa, la cosiddetta “noce di mare”, ghiotta di uova di pesce e plancton ha causato il crollo del pescato. Cosa possono fare i cittadini? «Segnalare le specie aliene attraverso l’app del progetto Csmon-life, scaricabile in modo gratuito sul proprio smatphone. Se avvistate una specie che non vi è nota, scattate una foto e inviatecela tramite l’applicazione. Ci aiuterete a capire chi popola i nostri mari», conclude Toma.

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volley gallipoli  parco GondarAlberto RomanoGALLIPOLI. Inizio di campionato esplosivo per il Parco Gondar Volley Gallipoli (foto), che nella prima partita di domenica scorsa, giocata in casa nella palestra Karol Wojtyla, ha battuto 3-2 le ragazze dell’ Apollonio Vini di Copertino. «Potevamo chiudere 2-0 ma siamo comunque soddisfatti. Abbiamo affrontato una squadra esperta e qualificata», commenta il coach Alberto Romano (foto), raccontando come, dopo i primi due set giocati al meglio, le ragazze abbiano avuto un calo, soprattutto in difesa, di cui ha risentito tutta la squadra. Le “gondarine” si sono imposte sulle avversarie al Tie break, con il muro di Angela Silletta che ha segnato la prima vittoria della stagione.
«Gli spalti erano tutti pieni, c’erano di sicuro più di 150 persone, pronte a fare il tifo per le nostre ragazze. Una vera e propria tempesta» continua con entusiasmo il coach Romano, augurandosi che gli stessi tifosi siano presenti in tutte le partite del campionato per sostenere la squadra. Inoltre, annuncia alcune novità significative della stagione. Quest’anno, infatti, il Parco Gondar Volley Gallipoli ha una veste nuova. «Si è scelto di creare un’unica squadra, unendo le ragazze della I Divisione a quelle che, in precedenza, facevano parte della II – spiega l’allenatore – oggi il team è composto da giovanissime, tre ragazze under 16 e una di 17 anni, e da altre giocatrici della scorsa I Divisione».

Una scelta dovuta, quella di coach Romano, che  rinuncia a due elementi molto validi ma ammette di essere altrettanto fiero dei nuovi acquisti: «Le più giovani sono davvero in gamba, il rapporto con le senior sembra essere un punto di forza».
Di lavoro di squadra ce ne sarà davvero bisogno, per un campionato che si concluderà a marzo 2016 e che non si prospetta affatto semplice. A partire dal prossimo incontro, quello di sabato 14 novembre, da disputare in trasferta contro la  New Lady Volley di Ruffano. «Le ragazze in questa stagione affronteranno nove squadre. L’obiettivo è sempre lo stesso – sottolinea il coach – dobbiamo assolutamente arrivare ai play off. Fare un campionato almeno a 10 squadre. Il team deve giocare il più possibile e fare esperienza. Dobbiamo essere più competitivi».

PzzSlnt_32_01.inddGALLIPOLI. È stata inaugurata la prima Casa dell’acqua, posizionata in via Milano. Nei prossimi mesi si procederà con l’attivazione delle strutture già ubicate in via Vernole e in piazza Matteotti. Inoltre, saranno installati altri due impianti, uno in via Flora (angolo via Berlinguer) e l’altro in viale Bovio, all’interno dell’area verde. Durante l’inaugurazione la ditta responsabile, la “Comunità cooperativa di Melpignano”, ha provveduto a fornire ai presenti informazioni utili per poter usufruire al meglio del servizio e chiarire eventuali dubbi. Gli impianti, che consentiranno ai cittadini di risparmiare sull’acquisto dell’acqua e di abbattere il consumo di plastica, attingono direttamente dalla rete idrica cittadina. Tuttavia, l’acqua, prima di essere erogata, subisce dei processi controllati di microfiltraggio e di sterilizzazione tramite una speciale lampada a raggi UV, che ne garantiscono sicurezza e qualità.

Quello delle case dell’acqua era un servizio atteso da tempo, già previsto dalla precedente Amministrazione comunale dell’uscente sindaco Francesco Errico. Tuttavia, a causa di ritardi e questioni burocratiche, ne era stato rimandato l’avvio. La questione è stata risolta dall’attuale commissario prefettizio Guido Aprea. Smentite dai tecnici della “Comunità cooperativa di Melpignano” le voci secondo le quali la Casa dell’acqua sita in via Milano sarebbe stata oggetto di atti vandalici.

ScortichiniALLISTE. Due anni: questo il tempo minimo necessario per sapere se un concime biologico – l’idracido di rame e zinco – sia davvero efficace contro il patogeno da quarantena che infesta gli ulivi del Salento. Ne ha parlato in tre incontri nel Salento Marco Scortichini (foto), batteriologo romano e direttore dell’Unità di ricerca per la frutticoltura (Cra-Frc) di Caserta, che ha testato sul campo il prodotto brevettato in Israele e già impiegato con successo nel trattamento della rogna dell’ulivo e delle batteriosi del kiwi e del nocciolo.
«Si tratta di dati preliminari e non esistono ancora pubblicazioni scientifiche a riguardo», ha precisato Scortichini nei tre incontri moderati dall’agroecologo Gianluigi Cesari dell’Istituto agronomico mediterraneo (Iam) di Bari, che si sono tenuti a Leverano, Oria e, lo scorso 16 settembre, a Galatone. Ma i risultati sembrano piuttosto incoraggianti. Il batteriologo ha testato il corroborante fogliare su 55 alberi gravemente compromessi, presenti nelle zone di Veglie, Galatone e Galatina, con differenti modalità di somministrazione. Quelli dell’area vegliese hanno ricevuto il trattamento tramite iniezione e per via endovenosa: dopo aver praticato dei fori di lunghezza e inclinazione specifica sul tronco, i ricercatori hanno iniettato l’idracido direttamente nello xilema, dove si annida il batterio. Negli altri casi, invece, si è proceduto nebulizzando il prodotto.

Dopo pochi trattamenti, ripetuti a distanza di un mese, gli alberi presentavano una ripresa vegetativa e un blocco del complesso di disseccamento rapido, tipico dell’infezione da Xylella. Inoltre, si è notato che gli esemplari secolari reagivano in modo più efficace al concime. “La lavorazione del suolo e la manutenzione degli alberi giocano un ruolo importantissimo”, ha sottolineato Scortichini, ricordando che per far fronte all’emergenza Xylella non basta una cura. Occorre un lavoro sinergico, volto a salvaguardare lo stato di salute degli ulivi e a ridurre la presenza di cicaline che veicolano il batterio.
Tuttavia, in quella che si configura come “la prima sperimentazione al mondo su esemplari affetti da Xylella fastidiosa direttamente sul campo”, non sono mancati gli intoppi. Alcuni alberi della zona di Galatone, non trattati perché ritenuti sani all’inizio dei test, hanno manifestato segni della malattia, forse perché già infetti ma asintomatici. Scortichini conta di presentare a breve alla Regione Puglia un dossier con i primi risultati dei suoi test.

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Da sinistra Beatrice Bambi, direttore artistico associazione culturale Positivo Diretto, Alessia Ferreri, direttore Gal Serre Salentine, Francesco Pacella, presidente Gal Serre Salentine

GALLIPOLI. Il tema della mostra fotografica, ideata dall’associazione culturale Positivo Diretto di Lecce e realizzata in collaborazione con il Gal Serre Salentine, mira a suggerire una riflessione profonda sui mutamenti del paesaggio contemporaneo e sui suoi aspetti antropologici e identitari. In linea con la precedente edizione, la mostra si comporrà di due sezioni espositive, allestite nel centro storico gallipolino. Una di tipo outdoor, all’aperto, tra i vicoli, dove stampe in grande formato saranno dislocate in luoghi scelti ad hoc. E una indoor, accolta da appositi “contenitori culturali”, come il Chiostro San Domenico. La mostra racconterà i risultati visivi del percorso fotodidattico “residenza d’artista”, iniziato ad agosto, al quale hanno partecipato sette fotografi professionisti selezionati tra le oltre 170 candidature pervenute da tutto il mondo. I prescelti, messi a contatto per dieci giorni con la vita quotidiana dei comuni del Gal Serre Salentine, sono stati invitati a narrare l’esperienza vissuta attraverso l’obiettivo della propria fotocamera, ognuno secondo la propria sensibilità. Un viaggio fatto di paesaggi urbani e rurali, ma anche di contatti con le famiglie del luogo, guidato del docente e fotografo Gianpaolo Arena. Una narrazione per immagini che, tramite gli scatti realizzati ad Alezio, Alliste, Casarano, Collepasso, Galatone, Gallipoli, Matino, Melissano, Neviano, Parabita, Racale, Sannicola, Taviano e Tuglie, ha restituito una nuova identità all’area delle Serre salentine, al bivio tra passato e presente.

Foglia di vite infestata da Xylella fastidiosa

Foglia di vite infestata da Xylella fastidiosa

Buone nuove sul fronte Xylella. La soluzione per combattere il patogeno potrebbe consistere in un trattamento a base di acqua calda denominato Hot water treatment (Hwt). La notizia arriva dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che annuncia i risultati promettenti di alcuni studi condotti per ora solo sul materiale di moltiplicazione della vite in stato di quiescenza (talee e innesti) e non sugli ulivi. Gli esperti dell’Efsa che si occupano di salute dei vegetali sono giunti a questa conclusione dopo aver vagliato la documentazione fornita dagli organi italiani competenti, tra i quali il Cnr di Bari, e aver chiesto il parere dell’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro (Anses). Il trattamento consiste nell’immergere piante di vite in stato di quiescenza o parti delle stesse in acqua riscaldata alla temperatura di 50 gradi per 45 minuti e si è rivelato efficace nel combattere la Xylella fastidiosa che affliggeva le cosiddette barbatelle.

La Hot water treatment non è un tecnica nuova. Da tempo è impiegata con successo per curare un’altra malattia epidemica grave che colpisce la vite: la flavescenza dorata. Una malattia che, per gli esiti sulle piante e per le modalità di diffusione, somiglia molto da vicino a quella causata dalla Xylella fastidiosa. L’agente che la determina però, in questo caso, è il fitoplasma, un agente in grado di sopravvivere solo all’interno della vite o nell’apparato digerente dell’insetto vettore che lo diffonde: la cicalina Scaphoideus titanus. Causa essiccamento dei rami, perdita dei grappoli, mancanza di tralci idonei per il rinnovo e, nei casi peggiori, la morte della pianta di vite. La sconfitta della flavescenza dorata è stato un grande passo in avanti: ha permesso di commercializzare in tutta sicurezza le piantine di vite nelle zone protette dell’Unione europea. Ma l’Hot water treatment potrà essere impiegato con risultati efficaci, oltre che sul materiale di moltiplicazione della vite, anche sugli ulivi affetti da Xylella fastidiosa? Molto scettici i ricercatori. Gli studi condotti finora – a cura del Cnr di Bari e dell’Istituto Anses francese nel marzo scorso – riguardano piante di piccole dimensioni, che hanno un diametro di meno di un centimetro e si trovano in uno stato di riposo vegetativo. Gli ulivi, di contro, sono alberi di grande calibro e sempre in stato di vegetazione. Come si potrebbe immergere un albero d’olivo, radici comprese, in acqua riscaldata a 50 gradi? E, ammesso che si riuscisse a farlo, basterebbero 45 minuti di tempo per completare il trattamento?

Ivano Gioffreda di “Spazi popolari” di Sannicola

Ivano Gioffreda
di “Spazi popolari” di Sannicola

GALLIPOLI. «Non esiste al momento alcuna evidenza scientifica che comprovi l’indicazione che alcuni funghi, piuttosto che il batterio della Xylella fastidiosa, siano la causa primaria della sindrome da disseccamento rapido degli olivi osservata in Puglia»: l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di Parma risponde così alle ipotesi ufficiali avanzate dall’associazione ”Peacelink“ solo poche settimane fa. L’organizzazione,  con una lettera firmata dalla presidente Antonia Battaglia, si era rivolta “con urgenza” al direttore generale dell’Efsa, Bernhard Url, chiedendo chiarezza e nuove indagini.
«Abbiamo ricevuto dalla Ngo italiana Peacelink informazioni scientifiche e tecniche secondo le quali la Xylella fastidiosa non è la causa del fenomeno del declino degli ulivi dell’Italia meridionale ma un elemento endogeno riscontrato negli alberi, attivo o aggressivo solo se in presenza di una serie di funghi (…) che infettano la pianta e creano le condizioni favorevoli per lo sviluppo del patogeno. Allo stesso tempo, la Ngo sostiene che esistano trattamenti efficaci per debellare questi funghi…”, riferiva il 2 aprile l’Autorità per la sicurezza alimentare sul suo sito. A seguito di questa lettera, la Commissione Ue aveva subito chiesto all’Efsa di esaminare gli studi scientifici citati, tra i quali compaiono anche le informazioni e i video forniti da Ivano Gioffreda, attivista agro-ambientale portavoce del comitato “Spazi popolari – i colori della Terra” di Sannicola.

Oggi, dopo aver effettuato le analisi richieste, l’Efsa non conferma le ipotesi di “Peacelink”, restando in linea con il rapporto prodotto lo scorso gennaio, che la Xylella fastidiosa fa di sicuro parte del complesso di funghi e patogeni che infestano gli ulivi malati. L’Autorità sottolinea pure “che non esiste alcuna evidenza scientifica tale da provare che il trattamento della malattia fungina riduca la diffusione, l’insediamento e le conseguenze della Xylella, sebbene una corretta gestione del campo sia benefica per la salute delle piante”. Dalle indagini effettuate da Efsa risulta, inoltre, che “i funghi tracheomicotici spesso associati all’avvizzimento dell’olivo potrebbero essere coinvolti nella sindrome Codiro. Tuttavia, “la ricerca non stabilisce né dimostra che tali funghi siano la causa primaria del declino delle piante”.
I risultati delle analisi, giunti all’alba della prossima riunione del Comitato permanente per la salute delle piante prevista per il 27 e 28 aprile a Bruxelles sono molto importanti. In quelle date, infatti, verranno ridiscusse le misure Ue anti-Xylella.

GEMINI. All’inaugurazione del #buonepraticheday, la mattina dello scorso 16 aprile, nei pressi di Gemini di Ugento, non mancava nessuno: esponenti politici, agricoltori, forze dell’ordine, volontari e il vescovo della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, monsignor Vito Angiuli. Tutti in prima linea, pronti a rimboccarsi le maniche. E tutti dalla parte del Commissario Giuseppe Silletti, che è anche il capo del Corpo forestale dello Stato in Puglia.
Giunto di buon’ora all’evento per dare man forte ai promotori e per rispondere alle domande pressanti dei giornalisti e ai dubbi degli  scettici, il Commissario non ha nascosto il proprio malcontento e l’irritazione verso i “problemi di comunicazione” che hanno costellato tutto l’affaire-Xylella e che ancora ci sono, se si pensa che i quesiti posti riguardano per lo più la natura del batterio, sulla quale la confusione sembra invincibile.

Nel mondo esistono quattro sub-specie di Xylella fastidiosa dette “fastidiosa”, “sandyi, “multiplex” e “pauca”. Quella identificata nel territorio leccese è la sub-specie “pauca” ceppo Codiro. E, tra le “sputacchine”, solo una specie precisa è pericolosa per la diffusione del patogeno. «Queste cose le abbiamo dette mille volte ma ancora non sono chiare a tutti, non sono passate», ripete piuttosto contrariato Silletti. E si infervora, perché ora più che mai dopo mesi di informazioni contraddittorie e di ritardi d’azione, occorrerebbe essere compatti nella lotta al patogeno e porre fine alle polemiche. Ma il Commissario non le manda a dire. Si scaglia soprattutto contro gli “ambientalisti”, con i quali si confronta di continuo, dice. «L’altro giorno si stavano gettando nel fuoco per evitare l’eradicazione di un albero infetto – racconta – ma sapete quante eradicazioni ci sono state sul nostro territorio quest’anno? Ben 17 800! C’è qualcuno che ha mai protestato per questo?».

La gente lo circonda e le domande si accavallano. Riguardano nello specifico proprio le opere di eradicazione, effettuate nei giorni precedenti a Oria e a Veglie. «Stiamo agendo in modo chirurgico e non a caso. Abbiamo abbattuto solo gli alberi infetti, sette a Oria e 25-26 a Veglie. Ora, dopo un tempo stabilito, andremo a ricontrollarli quei campi, per vedere se altre piante sono state contagiate». Sì, perché la Xylella potrebbe aver colpito in modo asintomatico anche ulivi che si presentano in apparenza sani: «Stiamo seguendo la scienza ufficiale e la legge. Agiamo per il meglio», tranquillizza. E ammonisce chi chiede numeri e stime: «Procediamo focolaio per focolaio, solo quando le indagini saranno concluse potremo comunicare dati certi». Anche per ciò che riguarda le buone pratiche da adottare in ogni campo, non si lascia andare a previsioni: «Abbiamo appena iniziato, ci vorrà del tempo per vedere gli effetti».
Intanto, però, occorre procedere e anche alla svelta. «Il 23 aprile a Bruxelles devo dire che stiamo agendo in modo concreto – avverte  Silletti – l’Europa ci finanzia solo se ci diamo da fare». Le parole del Commissario trovano persone che annuiscono. L’ex europarlamentare Enzo Lavarra, consigliere del ministro Martina, stringe la mano all’autorità, agli amministratori locali di Ugento, ringraziando per l’impegno e per il piano in atto. C’è solo una voce fuori dal coro. Quella di una ragazza, giovane imprenditrice locale, terrorizzata dalla notizia data per certa di una irrorazione a tappeto del territorio con pesticidi e l’eradicazione anche dove non necessaria. Il Commissario ripete: «Agiamo con coscienza, non deve allarmarsi».  E a mettere in guardia dalle notizie fasulle che generano paure immotivate e che  danneggiano gli ulivi e l’immagine di una terra è anche Enzo Manni, della cooperativa agricola Acli di Racale: «Dobbiamo smetterla di diffondere informazioni sbagliate. Finiremo per essere etichettati come territorio avvelenato».
A sedare le contestazioni e i  timori, infine, ci pensa l’olio, profumato e ottimo come sempre. Offerto a Silletti e a tutti quanti dagli olivicoltori, su una fetta di pane croccante, per dimostrare ancora una volta che la Xylella non può e non deve intaccare l’oro di Puglia.

Gemini, strada complanare, ore 9:15. È da qui che ieri mattina ha preso il via il #buonepraticheday. Una vera e propria “chiamata alle armi di ventiquattro ore” per tutto il Salento, in cui decine di volontari di altrettanti comuni sono scesi in campo obbedendo al primo dogma del piano Silletti: arare la terra, per uccidere le cicaline giovani e arginare la diffusione della Xylella fastidiosa. Da Squinzano a Leuca, dunque, tutti a bordo dei trattori, per l’esattezza cento. Messi a disposizione in modo gratuito dagli agricoltori al fine di arare anche le terre private dei cittadini che non hanno i mezzi tecnici ed economici per ottemperare agli obblighi previsti dal Commissario. E all’avvio dell’iniziativa voluta dal Comitato spontaneo “Voce dell’Ulivo”, in collaborazione con il Consorzio di Tutela Oli Dop Terra d’Otranto, Legambiente e Aprol Lecce, era presente proprio il Commissario del Corpo forestale dello Stato Giuseppe Silletti, pronto a ricordare l’importanza delle buone pratiche di manutenzione dei campi e la necessità di dimostrare con i fatti che il Salento sta lottando contro il batterio-killer. Sì, perché come ricorda Silletti, “il 23 aprile sarò a Bruxelles. Dovrò dire all’Europa che stiamo agendo in modo concreto, così come ci è stato chiesto.”

Entusiasta dell’iniziativa anche il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, che da Twitter ringrazia i promotori e i partecipanti, invitando tutti a fare fronte comune per arginare la diffusione dell’ormai noto patogeno da quarantena. Soddisfatti anche gli organizzatori del #buonepraticheday, tra i quali Federico Manni, Daniela Specolizzi e Giovanni Melcarne, in accordo con Silletti sulla necessità, ora più che mai, di curare in modo scrupoloso gli uliveti e di porre fine a inutili contestazioni. Infine, alle poche voci fuori dal coro che chiedono con scetticismo se le buone pratiche e, in particolare, le eradicazioni porteranno dei frutti, Silletti risponde: “Siamo solo all’inizio ma agiamo secondo scienza e coscienza. E, soprattutto, secondo la legge. Andiamo avanti e cooperiamo per salvaguardare insieme la nostra terra.”

XYLEFA_24“No, dietro la diffusione del batterio della Xylella fastidiosa non ci siamo noi della Monsanto”.  A sfatare i miti dei complottisti questa volta ci pensa in prima persona la nota multinazionale, leader nel settore dell’agricoltura e delle agrobiotecnologie. E lo fa attraverso il proprio sito internet, rispondendo punto per punto alle accuse pubbliche che da mesi gli vengono rivolte. Come quella di aver diffuso il patogeno nelle campagne del Salento al fine di sterminare gli ulivi locali e di poterli rimpiazzare con ulivi OGM (ovvero piante dal dna modificato, in grado di resistere agli attacchi della Xylella fastidiosa).  “Di miti sulla Monsanto ne circolano tanti ma questa è davvero la cosa più assurda cha abbiamo sentito da anni”, dichiara la multinazionale, convinta che tali dicerie siano frutto di una manovra atta a demonizzare tutti gli agrofarmaci.

La Monsanto specifica, inoltre, che non sta sviluppando ulivi geneticamente modificati, e che non fa affari né con piante né con semi di ulivo in nessuno dei 71 Paesi in cui opera. Il business europeo della multinazionale è focalizzato solo sul commercio di sementi non OGM di mais, colza e piante orticole. Monsanto si occupa, poi, della produzione di fitosanitari ma, anche in questo caso, tende a sottolineare che non ha alcun prodotto in catalogo che abbia come target il batterio Xylella fastidiosa. “L’epidemia che sta attaccando gli uliveti italiani è tragica e terribile”, commenta Monsanto. “A questo danno si aggiunge la beffa di dicerie che allontanano dalla necessità di trovare soluzioni reali ai problemi degli agricoltori.”

ragazzi-taurisano-per-difendere-ulivi-xylellaGALLIPOLI. “All’Efsa non è mai stato chiesto di produrre un parere scientifico sull’eziologia della malattia che ha colpito gli ulivi del Salento, ovvero sul rapporto causa-effetto responsabile del disseccamento rapido delle piante”: lo ha scritto, senza nascondere una venatura polemica, l’1 aprile in una lettera indirizzata ad Antonia Battaglia di PeaceLink Bernhard Url, direttore generale dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). La Commissione europea, durante le prime indagini sulle cause del disseccamento, ha ritenuto l’intervento dell’Efsa evidentemente non indispensabile. Il direttore Efsa però sottolinea che anche dalle analisi effettuate in seguito dall’Autorità su richiesta della Commissione Ue, è emerso che “gli ulivi con i sintomi del disseccamento rapido erano in genere colpiti da un complesso di infestanti, comprendenti la Xylella fastidiosa, da diverse specie di funghi appartenenti al genere Phaeoacremonium and Phaemoniella, e dalla Zeuzera pyrina”, un lepidottero.
Ma a quanto è dato di capire, Efsa e commissari Ue non s’intendono neppure sui provvedimenti da prendere per arginare la diffusione dell’infezione. In una relazione di 262 pagine l’Autorità, rifacendosi alla letteratura scientifica attuale, ha evidenziato come l’eradicazione delle piante infette nelle aree in cui la malattia si è già stabilita sia una strategia di dubbio successo. Il limite è dato dalla coesistenza, nelle campagne salentine, di due tipi di infezione: una primaria, in cui il batterio proveniente da un ambiente esterno colpisce un’unica campagna; una secondaria, che si verifica quando la Xylella si diffonde di albero in albero all’interno dello stesso appezzamento di terreno. La presenza di questi due tipi di contagio, come spiega l’Efsa, fa si che vi siano campi malati molto distanti l’uno dall’altro e, allo stesso tempo, terreni in cui il 100% degli ulivi sono colpiti. Poco efficaci, secondo l’Autorità, anche i trattamenti chimici, poiché gli insetti sono in grado di ricolonizzare gli stessi territori in breve tempo e di diventare resistenti agli insetticidi.
Cosa fare, dunque? Secondo l’Efsa la riposta è “nella ricerca sul campo, da intensificare per ottenere una valutazione più approfondita su ciò che sta accadendo e per sviluppare una strategia mirata”.

LECCE. “No all’espianto. Tutto il resto si può fare”: questo lo slogan unificante della manifestazione di domenica scorsa a Lecce, contro il piano del commissario Giuseppe Silletti, comandante peraltro della Forestale di Puglia, teso ad arginare anche con questo mezzo la diffusione del complesso di disseccamento rapido degli ulivi, tra il batterio Xylella e funghi pericolosi. In una piazza Sant’Oronzo gremita in buona parte di manifestanti, con una folta partecipazione di giovani, hanno preso la parola Ivano Gioffreda, presidente dell’associazione “Spazi Popolari”, Nando Popu, cantante dei “Sud Sound System” e Giuseppe Serravezza, oncologo e presidente della Lega contro i tumori (Lilt) di Lecce. Molti i dubbi e le perplessità anche nei confronti del Centro nazionale delle ricerche di Bari e dell’utilità delle disposizioni anti-Xylella che prevedono, oltre all’eradicazione degli alberi infetti, anche l’uso di erbicidi. In particolare, si è sostenuta l’esigenza di combattere l’infezione con l’impiego di “metodi alternativi” da integrare con le buone pratiche di manutenzione degli uliveti, per non incorrere nella tanto temuta “desertificazione delle nostre campagne, puntellate da sempre da ulivi più o meno secolari”. A fare paura, poi, è l’uso degli anticrittogamici, sebbene Silletti abbia promesso “un impiego chirurgico e mirato”. Tra il malcontento dei manifestanti emerge inoltre il fondato timore che si speculi sulla vicenda dimenticando il vero valore di questi alberi, simbolo della nostra terra e fonte di sostentamento di molti.

00-fabio-rizzoAlessandro-Borghese_RUFFANO. Tradizione, innovazione e un’ottima gestione familiare. È questa la ricetta perfetta che ha garantito a “La Farmacia dei Sani”, sita nel cuore di Ruffano, la vittoria del contest televisivo “4 Ristoranti”, in onda il 25 marzo su Sky 1. Tra i concorrenti anche “La locanda del fu Giovanni”, masseria settecentesca di Casarano che, grazie alla location suggestiva, agli abiti a tema del personale e alla supposta presenza del fantasma Giovannino, ha regalato colore alla puntata aggiudicandosi però solo il quarto posto. Sul podio, insieme a “La Farmacia”, anche “Anthony Marra”, ristorante di Palagiano dallo stile classico e la “Torre di Angelucco”, nel centro storico di Martina Franca.

A volere la vittoria de “La Farmacia dei Sani”, incoronato come “miglior ristorante di Puglia” è stato Alessandro Borghese (a lato). Chef e giudice ultimo del programma, Borghese ha potuto apprezzare in prima persona le ottime pietanze e l’ospitale accoglienza che Fabio (nella foto in alto), Valentina e Roberto Rizzo, fratelli e proprietari del locale, riservano ai clienti de “La Farmacia”. Un mix armonico e vincente che permette di assaporare piatti selezionati, realizzati con ingredienti di prima scelta e fatti di accostamenti che non abbracciano solo la tradizione locale ma attingono con ammirazione alla cucina sovraregionale. Ad accompagnare l’ingresso nel locale con un vero e proprio “rito d’accoglienza”, che fin da subito regala calore e familiarità ai clienti che si accomodano nella sala dalla volta a botte, – l’antica scuderia di un palazzo nobiliare -, è Roberto. L’immagine, la gestione, la promozione e, spesso, la preparazione di pietanze ricercate al fianco di Valentina, chef-regina de “La Farmacia”, sono affidate a Fabio.

A vincere, dunque, per Borghese è anche la solidità familiare, frutto dell’incastro perfetto dei ruoli di gestione che i tre fratelli nel tempo si sono spartiti, assecondando ognuno le proprie naturali inclinazioni. “Abbiamo dato vita all’attività nove anni fa, insieme a nostra madre. È stata una sfida. Quando ci ha chiamati Alessandro Borghese per prendere parte al suo programma stentavamo a crederci”, ricorda con emozione Fabio, raccontando le difficoltà dell’ascesa e la ricerca continua di una cucina selezionata e di classe. Nel cassetto de “La Farmacia”, però, resta ancora un sogno: “Ottenere la prima stella Michelin del Salento. Sappiamo che è una grande ambizione, ma un riconoscimento simile, simbolo dell’eccellenza della ristorazione, sarebbe un punto di merito collettivo”.

Silletti-Giuseppe copiaGALLIPOLI. Eradicazione e somministrazione di insetticidi? Una scelta che oggi appare inevitabile. A confermare le disposizioni del commissario e comandante del Corpo forestale di Puglia Giuseppe Silletti (a sinistra nella foto) è anche Veronica Vizzarri (a destra nella foto), patologa del Centro di ricerca per l’olivicoltura e l’industria olearia Cra-Oli di Rende, che sottolinea l’urgenza di interventi mirati e sempre più tempestivi. E mentre si continuano vagliare alternative possibili all’impiego dei tanto temuti fitofarmaci, – da sempre utilizzati e per i quali Silletti promette un impiego limitato e ponderato – ci si interroga ancora sulla possibilità di salvare i nostri ulivi “in modo naturale”.

Un tentativo è stato già fatto attraverso degli interventi di “lotta integrata”, una tecnica di produzione agricola che prevede, tra i vari accorgimenti mirati alla riduzione drastica dell’uso di fitofarmaci, l’inserimento di predatori ghiotti di cicaline e sputacchine, gli insetti-vettore responsabili della diffusione del batterio della Xylella fastidiosa.

«Sfruttare i cosiddetti insetti-antagonisti per abbattere il numero dei vettori e contenere la propagazione del batterio è un intervento di sicuro necessario», afferma la ricercatrice che però subito aggiunge che “si poteva considerare quando la situazione non era ancora così grave”. «La popolazione di ulivi colpita (secondo alcune stime un milione di alberi, ndr) è troppo alta e ora in modo biologico si può fare ben poco».
La lotta integrata, tuttavia, resta un valido coadiuvante nella battaglia contro la Xylella che, come è noto, non attacca solo gli ulivi. L’insidioso batterio, infatti, è in grado di colpire anche le coltivazioni delle drupacee, una specie che comprende, per esempio, alberi di mandorlo, ciliegio (alto è l’allarme nel Barese per le “Ferrovia”) e pesco oggi ancora a rischio.

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GALLIPOLI. Nessun pericolo per gli esemplari di quercia che abbelliscono corso Roma e dintorni. A intaccare la salute dei numerosi lecci non sarebbe infatti la temutissima infezione da Xylella fastidiosa, che continua a mietere vittime tra gli ulivi del Salento. La conferma arriva da Luciano Orlandino, responsabile dell’ufficio tecnico per l’area Ambiente del Comune di Gallipoli. «La situazione dei lecci non ci è nuova, purtroppo», dice l’ingegnere, specificando che il Comune sta prendendo i dovuti provvedimenti. «Anche lo scorso anno, i lecci manifestavano gli stessi sintomi, in particolare quelli presenti nel piazzale vicino alla stazione ferroviaria», prosegue Orlandino, sottolineando che, ben presto, verrà assegnato a un perito agrario il compito di ripristinare lo stato di salute delle piante. I lecci, che manifestano un diffuso essiccamento a macchia di leopardo nella chioma, per rinvigorirsi necessiterebbero di specifici interventi di potatura dei germogli, come quelli di spollonatura e di scacchiatura. Saranno necessari, inoltre, dei trattamenti fitoterapici, risultati efficaci anche lo scorso anno.
Secondo Giovanni D’Aprile, agronomo e docente di Chimica dell’Istituto “F. Bottazzi” di Casarano, che ha notato il problema passeggiando sul corso gallipolino, potrebbe trattarsi di tracheomicosi. Il responsabile dell’essiccamento a chiazze, dunque, potrebbe essere un fungo.

olioUn prodotto da primo posto nei concorsi internazionali: è questo il nostro olio nelle sue punte più apprezzate. Una vera e propria eccellenza, che dalla Xylella fastidiosa non ha nulla da temere, almeno per ciò che riguarda la sua qualità. Ad essere attaccate dall’infausto batterio, infatti, sarebbero solo le piante e non le olive. La conferma arriva da più fronti e, in primis, dal presidente di Coldiretti Pantaleo Piccinno (foto qui sotto), originario di Alezio, ora ai vertici di Aprol: «Non c’è alcun riflesso sulle condizioni igienico sanitarie dell’olio», dice sicuro. Dello stesso avviso Giovanni Melcarne, presidente del Consorzio di tutela dell’olio Dop Terra d’Otranto, al quale l’equazione “xylella  uguale olio contaminato” proprio non va giù: «Il nostro è un olio buono, solo da premiare».

Federico Manni, della cooperativa agricola Acli di Racale, in prima linea fin dai primi contagi, ha toccato con mano le conseguenze della Xylella, dai danni veri agli ulivi ai rischi di allarmi ingiustificati. «Il batterio non intacca il frutto – ribadisce – sì, un po’ di preoccupazione c’è stata, soprattutto all’inizio, ma si sono rivelate tutte sciocchezze. Il mondo della ricerca ci ha rassicurati e il livello qualitativo del nostro olio è altissimo».

Semmai danni possono registrarsi sulla capacità produttiva delle piante. Quanto ha inciso su questo versante l’attacco della Xylella? «Non ci sono ancora delle stime certe», piuttosto marginale sulla produzione dell’intera provincia. La zona più colpita resta infatti quella di Gallipoli e dintorni. «In quest’area ci sono dei frantoi che non apriranno proprio – riferisce Piccinno – e anche nel 2015 la situazione potrebbe non migliorare». Quest’anno inciderà di più sulla diminuzione della produzione la cosiddetta “annata di scarica”: l’ulivo, infatti, ha un ciclo di produzione biennale e alterna un anno di “piena” a un altro anno in cui il raccolto è minore.

In attesa di direttive certe, la domanda è sempre la stessa: cosa si può fare per arginare il batterio? La risposta è unanime e Melcarne lo ribadisce: «Bisogna investire nella ricerca. La base di partenza è questa. Solo la scienza può darci una soluzione davanti ad un attacco inedito». Intanto, però, occorre preservare ciò che abbiamo, evitando, per esempio, di far finire per terra le olive. Secondo Piccinno, occorre puntare “a creare il meglio da quanto già esiste: è un primo passo per tentare di convivere con la malattia, in attesa di una soluzione certa”.

Ulivi malai zona fosca tra Alezio e Matino - agosto 2014 (2)GALLIPOLI. Frondosi, dalle chiome sparse, olivastre e disordinate; argentee fino all’orizzonte. Forti e nerboruti, con  sontuose ed estese radici: il marchio del Salento. Ci guardano, questi alberi, spesso dall’alto dei loro anni; sono una rassicurante presenza che col tempo non muta. Così sembrava. Ma ora qualcosa sta cambiando,  ormai è chiaro. I rami avvizziscono, le foglie si accartocciano e diventano bruni. Molti degli ulivi di queste terre, persino quelli secolari, si stanno spegnendo. Mentre si attende di comprendere con certezza come si interverrà e quando soprattutto, in tanti si chiedono se l’emergenza Xylella si sarebbe potuta evitare e se, per proteggere gli ulivi dall’aggressione, sarebbe bastata solo un po’ di cura in più. “La prevenzione è molto importante, per la salute delle piante come per quella degli uomini. In Salento, purtroppo, se ne fa poca”, afferma Veronica Vizzarri, esperta di patologia vegetale del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura e olivicoltura (Cra-Oli) di Rende, in Calabria. La scienziata, che nell’istituto si occupa di monitorare anche la salute degli ulivi del Mediterraneo, sottolinea, tuttavia, l’incapacità delle piante di difendersi da sole dal batterio. Infatti, sebbene gli ulivi siano alberi “rustici”e forti, se fossero stati in salute sarebbero stati solo meno vulnerabili all’attacco della Xylella ma non immuni.

“Anche una pianta soggetta a ottime cure può essere contagiata e il problema principale è dato proprio dalle cicaline”, sottolinea Vizzarri.Il meccanismo degli insetti-vettore è ormai noto: succhiando la linfa dagli alberi già infetti, si impossessano del batterio della Xylella e lo custodiscono nel proprio canale alimentare. Alle cicaline basterà, poi, nutrirsi della linfa di un ulivo sano per infettarlo. “E una volta che il batterio è all’interno non c’è modo di tirarlo fuori”, conferma la ricercatrice, specificando, però, che il processo di essiccamento della pianta (dovuto all’ostruzione dei vasi xilematici, causata dalla Xylella), si verifica in modo più lento sugli alberi curati e in buona salute.

Sconfiggere il batterio, dunque, è impossibile? “ In Italia, l’uso fitoiatrico di antibiotici efficaci, impiegati per esempio in America, non è consentito. Ciò che invece si può e si deve fare – ribadisce l’esperta, in linea con alcune delle proposte e delle disposizioni europee già avanzate – è curare le piante in modo costante, operando un monitoraggio diffuso, anche sugli ulivi in apparenza asintomatici”. Vizzarri, inoltre, sottolinea che, “semmai si verificasse una remissione dei sintomi sulle piante infette, il batterio sarebbe sempre presente e potrebbe riprendere a proliferare in qualsiasi momento.” È importante, dunque, pensare a dei trattamenti sinergici e a tutto tondo, che prevedano, come proposto, anche l’uso di pesticidi e, dove necessario, l’eradicazione. In questo caso estremo la patologa raccomanda: “Occorre che gli interventi siano mirati e che si valuti in modo appropriato il rapporto costi-benefici. Anche per l’impiego di insetticidi bisogna agire con criterio, considerando le possibili conseguenze sulle colture biologiche e sugli insetti impollinatori.”

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