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Amleto Abbate

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Gallipoli – Vacanze “modello Gallipoli”?  Nell’attesa che la città rifletta sul come (e se) orientare la propria “innata” vocazione turistica, Ferragosto aiuta a riportare alla memoria dei meno giovani quei periodi in cui il suo “modello” veniva riconosciuto da tutti. Negli anni ‘60-’70 non si doveva, di certo, affrontare il turismo di massa: erano le famiglie a venire in vacanza, con la massima concentrazione dal 20 luglio al 20 agosto (con le grandi fabbriche dell’epoca era difficile – ancor più di oggi – parlare di partenze “intelligenti”). Nel centro storico solo un paio di alberghi e qualche affittacamere, ma c’era anche chi poteva permettersi la casa in affitto per l’intera stagione (magari tre mesi).

I pendolari della domenica al mare con il treno Tanti, la maggior parte, erano i pendolari della domenica  che dai paesi vicini raggiungevano Gallipoli in treno, mentre solo qualche privilegiato con la propria auto. Scesi dal treno (con il companatico al seguito), si attraversava il tunnel a pochi metri dalla stazione ferroviaria, che dava sulla spiaggetta delle “Fontanelle” (che a quei tempi aveva le cabine in legno). A un tiro di schioppo da lì c’erano pure le “Cenate te lu Rafè” (Raffaele il nome del gestore), delle particolari palafitte sul mare, dove si poteva trascorrere l’intera giornata al riparo dei raggi del sole. Nel centro storico i camerini erano presenti anche alla spiaggia della “Purità” mentre i più spericolati “conquistavano” il mare scendendo giù per le mura attraverso le cosiddette “patate” (una specie di scala a pioli scavata nelle mura stesse). In barca si poteva raggiungere l’isolotto del “Campo”, o l’isola di Sant’Andrea, ma, per i patiti dello sci nautico (in voga a quel tempo) non mancavano i primi motoscafi con motore fuoribordo. Per i vacanzieri del borgo la scelta era più vasta, dalla scogliera di scirocco, con le tre grotte, “te l’alaca”, “te lu tiaulu” e “de li monici” (delle alghe, del diavolo e dei monaci), e più avanti i primi stabilimenti: il Lido Piccolo e il Lido Grande,  ben noto come “Lido San Giovanni”.

“Trasgressione zero” Vita mondana o trasgressiva prossima allo zero rispetto a quella di oggi, ma non mancava il modo di trascorrere le serate: la passeggiata su corso Roma con i bar dove gustare gelati artigianali o le classiche granite. Oltre al teatro Schipa c’erano anche due cinema all’aperto: l’Arena Italia (dove ora c’è la Banca popolare pugliese) e addosso al castello, “Il Rivellino”. All’inizio del ponte c’era anche il chiosco di Benito dove placare l’arsura con l’acqua di cocco fresca. Ai giovani non mancava di certo l’inventiva, anche perché c’era in gioco la conquista delle ragazze: con poco e niente si organizzava quindi il bagno al chiaro di luna e i falò in spiaggia; l’anguria e qualche volta ci scappava pure la pizza (semplice, ovvero la margherita, o completa con alici e capperi.

Le prime discoteche Con gli anni aprono poi le prime discoteche: “Il Matusa beat club” a Baia Verde e lo “Chalet delle Serre” verso Lido Conchiglie. Le serate dei vip si concentravano, invece, tutte al “Lido San Giovanni” , che se di giorno dava il meglio del comfort in spiaggia, all’imbrunire offriva la “Rotonda” per le serate di gala: erano gli anni d’oro, quelli del commendatore Otello Torsello, che aveva realizzato lo stabilimento balneare in muratura, e del cavaliere Francesco Ravenna, direttore del Lido. Ora al suo posto c’è la figlia Teresa, che ricorda: «Sin da quando avevo 14 anni sono qua. Non è facile mantenere questa struttura con i costi esorbitanti di oggi, ma lo debbo a mio padre soprattutto, e vado avanti». Su quella rotonda son passati tutti i più importanti big della canzone e gli attori più famosi. Solo per citarne alcuni: le sorelle Kessler, Ubaldo Lai, Peppino di Capri, Mina e Fred Bongusto (che a più d’uno piace pensare essersi lasciato ispirare proprio da Gallipoli per la sua famosa “rotonda” sul mare) .

Il fascino del “lido”: oggi come ieri Tanti di quei giovani di allora ricordano gli anni trascorsi al Lido, e tanti ancora ci ritornano ancora oggi, come Letizia Coluccia, insegnante di lettere in pensione che occupa sin da piccola assieme ai fratelli la cabina numero 112. «Le cabine del lido sono  come  i posti alla Scala di Milano che si prenotano di anno in anno». Tito Sanò, ingegnere aerospaziale all’Enea (sua è stata la prima navicella spaziale italiana)  ricorda le battaglie tra coetanei con le palle di sabbia e i bagni alle Cenate,“poi però sono tornato al  lido, che nei primi anni ’50 era gestito proprio dal nonno della moglie “Marilena”. Gigino Maggio, ingegnere capo al Genio civile, 90 anni portati con disinvolta eleganza, pur di non lasciarsi tradire dall’emozione, gira a battuta la domanda del cronista: “fammi pensare –dice- e chi se ne ricorda più di quegli anni?”. Rosario Colonna, già procuratore capo a Lecce, ha cominciato a frequentare Gallipoli da vacanziere, d’estate, e poi ci è venuto ad abitare definitivamente, perché proprio al lido ha conosciuto la donna della sua vita. In tanti, e non solo i vecchi nostalgici, sono pronti a scommettere per un nuovo “modello Gallipoli”  ispirato, pur con gli opportuni aggiustamenti, ai mitici anni ‘60- ‘70.

Gallipoli – Il minibus che effettua il servizio urbano in città appiedato dalla Guardia di finanza. È accaduto questa mattina quando agenti delle Fiamme gialle hanno fermato per controlli l’unico automezzo che fornisce il servizio di trasporto urbano per conto di una impresa di Nardò, concessionaria. Con notevole sorpresa i finanzieri hanno dovuto constatare che l’automezzo in circolazione in quel momento era privo di collaudo fin dal 2002 ed inoltre aveva l’assicurazione scaduta da tempo.

Di conseguenza il minibus è stato sequestrato ed i passeggeri fatti scendere. Il servizio urbano – da molti indicato come insufficiente soprattutto nel mesi estivi – è poi ripreso regolarmente con un altro automezzo poco dopo.

Il fatto ha suscitato clamore sui social network. Il consigliere comunale di opposizione Flavio Fasano ne ha dato notizia addossando responsabilità al Comune per omessi controlli sullo svolgimento del servizio pubblico urbano, ricordando tra l’altro polemicamente che il contratto per tale servizio – assegnato dalla Regione – è stato di recente prorogato dall’Amministrazione comunale.

Il caso pare si sia verificato per un guasto improvviso al minibus grigioverde solitamente in servizio in città. Quando l’autista ha riscontrato che il mezzo non si metteva in moto, ne ha preso un altro presente nel deposito di Gallipoli. Quest’ultimo bus, vecchio e di  proprietà comunale, non veniva usato da tempo ed anche per questo aveva la polizza scaduta ed era privo di collaudo.

Santa Caterina (Nardò) – Preghiere “troppo” amplificate e a Santa Caterina c’è chi protesta. A far balzare agli onori della cronaca il parroco don Francesco Martignano, appena insediato nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, è Antononio Roberto Sodo, 56enne avvocato con studio a Milano e figlio del giudice Angelo Sodo (scomparso nel 2016) per anni Pretore di Nardò e Alessano e pure consigliere di Cassazione, famoso per alcune sue sentenze che hanno fatto epoca (per ironia della sorte fu lo stesso “pretore d’assalto” a prodigarsi perché arrivasse la corrente elettrica nel tratto dio pineta in questione). L’avvocato torna in vacanza nel Salento solo per poche settimane, d’estate, e villeggia sulla collinetta di Santa Caterina, a un tiro di schioppo dalla pineta dove da sempre si celebrano la messa e le altre funzioni religiose. Da quando c’è don Francesco (parroco originario di Parabita), però, le varie liturgie “si susseguono, anche senza fedeli, in tutte le ore del giorno e anche di sera tardi”, disturbando il “riposo e le varie occupazioni” dell’avvocato Sodo il quale ha interessato della questione l’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Mellone, invocando il nuovo Regolamento comunale in materia di inquinamento acustico.

La protesta «Vi chiedo se è lecito nell’esercizio delle funzioni religiose, all’esterno, nella fattispecie nella pineta di Santa Caterina, a distanza di pochi metri da numerose civili abitazioni, consentire la diffusione a volume elevato, di liturgie, canti e funzioni, tutti i giorni della settimana, più volte al giorno, con evidente nocumento a chi è sottoposto a tale forma di imposizione, da parte del locale sacerdote», ha pure scritto il legale sul proprio profilo facebook raccogliendo tantissimi commenti.

Messe e altre iniziative Intanto, anche ieri, nel giorno di domenica, il parroco 37enne (originario di Parabita), tra l’altro docente presso la Facoltà teologica pugliese di Molfetta e direttore dell’ufficio liturgico diocesano, ha celebrato  regolarmente messa alle 19,30 e alle 21. Quest’oggi alle 20 è pure previsto un momento di convivialità, nell’oratorio parrocchiale di via Sardegna, per famiglie e bambini a base di piatti della tradizione salentina e di pesce fritto. E ancora: venerdì 24 agosto c’è l’appuntamento con il “Vangelo coast to coast”, un nuovo modo “itinerante” di annunciare e meditare il Vangelo, sempre alle pendici della collinetta di Santa Caterina, con lo sguardo proteso verso il mare: chissà cosa ne sarà, nel frattempo, della querelle estiva.

Gallipoli – È entrato nel vivo il solenne novenario in onore della Madonna dell’Assunta, a Gallipoli venerata nella chiesa dell’omonima Confraternita di Santa Maria degli Angeli (priore Giuseppe Capoti). Ogni sera, dopo la recita del Rosario, alle 18,30 c’è la messa e la preghiera finale. La sera di martedì 14, vigilia di Ferragosto, alle 19,30 ci sarà la processione per le vie del centro storico, mentre l’indomani la messa viene celebrata alle 19 nella cattedrale di Sant’Agata (parroco monsignor Piero De Santis, di Copertino).

Il programma civile prevede lo sparo dei tradizionali colpi a salve alle prime luci dell’alba dei giorni 14, 15 e 16 agosto mentre a Ferragosto, alle 20, ci sarà un concerto bandistico per le vie del centro storico a cura dell’associazione culturale “Santa Cecilia”, che si esibirà poi sul sagrato della chiesa confraternale degli  Angeli. Sempre mercoledì 15, alle 23, lo spettacolo pirotecnico nel porto mercantile a cura della ditta “Pirotecnica napoletana” (di Matino). La sera di giovedì 16, alle 21, a conclusione del festeggiamenti, il gruppo musicale “Kardiamundi” (di Parabita) si esibirà sul bastione che si affaccia di fronte alla chiesa.

Gallipoli – “Nel centro storico di Gallipoli possono circolare solo i conducenti di ape calessino con permesso rilasciato dal Comune di Gallipoli e con regolare pass”: è la sentenza appena resa pubblica dal Tar di Lecce a mettere (per ora) la parola fine sulla spinosa questione degli ape calessini che durante l’estate girano per Gallipoli. Di recente, oltre ai ripetuti litigi tra gli stessi conducenti, ha suscita clamore la vicenda dei quattro vigili (poi ricorsi alle cure del Pronto soccorso) inviati nel centro storico per verificare il rispetto del Regolamento comunale e fatti oggetto di spintoni e vibrate proteste da parte dei diretti interessati. Ma proteste e rimostranze non mancano neppure tra cittadini e turisti per via della loro circolazione spesso a velocità sostenuta e per la musica ad alto volume.

La decisione del Tar Ora i giudici amministrativi, decidendo sul ricorso presentato dalla società “Kate Polis 2” di Soleto, hanno stabilito che un ape calessino con licenza ottenuta in un Comune diverso da Gallipoli non può circolare nel centro storico se non è munito di regolare pass. Il Regolamento varato l’anno scorso dal Consiglio comunale consente la sosta e il transito  nel centro storico ai soli mezzi muniti di autorizzazione rilasciata dal Comune di Gallipoli, restando esclusi ovviamente coloro che sono muniti di autorizzazione rilasciata da altri paesi, i quali, per poter accedere nel centro storico, debbono quindi munirsi “giornalmente” di pass. nel ricorso in questione, il Comune di Gallipoli è stato difeso dall’avvocato Biagio Palumbo.

Nardò – Nuove nomine da parte del vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli. Monsignor Fernando Filograna ha, infatti, ufficializzato i nomi dei parroci che saranno immessi nelle loro funzioni dal primo settembre, data di avvio del nuovo anno pastorale. Il neretino don Riccardo Personè (46 anni), cappellano ospedaliero a Nardò oltre che al Monastero di Santa Chiara nella stessa città e docente di religione, sarà il nuovo parroco nella chiesa della Beata Vergine Maria Addolorata alle “Cenate” di Nardò. L’altra nomina, invece, riguarda don Tommaso Semola (45 anni, di Casarano), sinora era stato vice parroco alla Santa Famiglia di Nardò, destinato alla parrocchia della Beata Vergine del Rosario al Villaggio Resta (Nardò).

I nuovi vice Questi, invece, i nuovi vice parroci: il gallipolino don Gabriele Cortese sarà nella chiesa di Santa Maria Addolorata ad Alezio; don Giovanni De Giorgi (Casarano) nella parrocchia di San Nicola ad Aradeo; don Luca Grande (Nardò) a Santa Maria ad Nives di Copertino; don Simone Napoli (Taviano) alla Santa Famiglia di Matino; don Emanuele Calasso (Copertino) a Santa Maria delle Grazie a Sannicola; don Emanuele Calabrese (Galatone) alla Santa Famiglia di Nardò; don Pietro De Lorenzis (Felline) all’Annunziata di Casarano; don Tommaso Tamborrini (Matino) nella parrocchia San Francesco di Paola a Nardò; don Mario Giannelli (Copertino) a Santa Maria ad Nives di Copertino; don Antonio Mergola (Casarano) al Sacro Cuore di Casarano; don Giuseppe Montenegro (Matino) all’Annunziata di Tuglie.

Gli altri incarichi Il neretino don Giuseppe Venneri sarà, inoltre, il nuovo direttore dell’Ufficio Caritas diocesano; suo vice il parabitano don Dario Donateo. Don Fabio Toma (Alezio) sarà il nuovo assistente diocesano dell’Azione cattolica ragazzi. Direttore della Scuola triennale di formazione teologico-pastorale sarà don Gianni Cataldo (Casarano) mentre don Giampiero Fantastico (Nardò), già direttore diocesano Caritas, andrà “fidei donum” (servizio temporaneo in territorio di missione) in una diocesi estera (ancora da stabilire) a proseguire la sua esperienza Caritas. E sempre “fidei donum” i seminaristi  Gabriele Chieppa e Stefano Manta proseguiranno i loro studi fuori diocesi: il primo a Parigi presso l’Institut supérieur de théologie de arts, ed il secondo a Roma, presso l’Accademia Alfonsiana.

Gallipoli – Anche se in piena estate, la solidarietà non va in vacanza. Specialmente se alla base di tutto c’è la storia di una ragazza rimasta bambina a causa di una terribile malattia genetica, morta a 36 anni nemmeno compiuti e proprio in un giorno di festa: Mariella – questo il nome della ragazza – è infatti venuta a mancare il 24 luglio di quest’anno, nel giorno della festa di Santa Cristina, patrona di Gallipoli. La giovane era affetta sin dalla nascita da sclerosi tuberosa, una malattia che colpisce un bambino su 10.000 e che non lascia via di scampo.

Una raccolta fondi che unisce la comunità – Mariella è stata accudita oltre ogni dire dalla famiglia, e anzi, proprio grazie a quelle amorevoli cure è sopravvissuta così a lungo al male. Lo stesso giorno della morte, la decisione della famiglia di sottoscrivere una raccolta fondi da destinare alla ricerca sulle cause e sulle possibili cure di quella malattia. “Perché almeno mia figlia non sia morta invano”, questa la consolazione per il papà Antonio, fino a qualche mese fa funzionario presso l’Ufficio del Catasto di Lecce. Sono bastate poche ore e la solidarietà di amici e conoscenti ha fatto subito capolino. Nei giorni scorsi, affisso in bacheca in chiesa e letto durante l’omelia, il ringraziamento della famiglia alla comunità frequentata da Mariella, la parrocchia di Sant’Antonio (parroco don Salvatore Leopizzi): “Pur non essendo di molte parole e convenevoli, avvertiamo in questo triste momento il bisogno di ringraziarvi per l’affetto e la partecipata vostra vicinanza. Accogliendo il nostro desiderio, ci avete consentito di raccogliere in poche ore fondi per la ricerca sulle cure della malattia congenita della sclerosi tuberosa, da cui era affetta la nostra Mariella, e grazie al vostro generoso sforzo abbiamo già inviato 600 euro all’omonima associazione (“Sclerosi tuberosa”). Grazie, grazie ancora per la vostra disinteressata amicizia”.

Gallipoli – Mercoledì 8 agosto, alle ore 20,30, sul sagrato della chiesa di S. Antonio da Padova si terrà la presentazione del libro di Marina Ricci dal titolo “Govindo. Il dono di Madre Teresa”, pubblicato dall’editore San Paolo. Conversa con l’autrice il giornalista della “Gazzetta del Mezzogiorno” Giuseppe Albahari. Intermezzi musicali a cura dei maestri Davide e Gabriela Greco.

L’evento è organizzato dall’associazione culturale “Amici di don Pippi Leopizzi”, dal Centro Caritas di seconda accoglienza“Agapolis” e dalla parrocchia S. Antonio di Padova (parroco don Salvatore Leopizzi, esponente nazionale di Pax Christi).

L’autrice – Sposata e madre di 4 figli, all’epoca vaticanista del Tg5, Marina Ricci (in foto) racconta di quando, trovandosi a Calcutta per seguire le sorti di  Madre Teresa all’epoca (era il 1996) gravemente malata, conobbe Govindo, un bambino ospite in una casa di “Madre Teresa”. Il piccolo era affetto da una malattia degenerativa e perciò aveva i giorni contati. Quasi un amore a prima vista, il loro: Marina lo porta a casa sua in Italia e lo adotta; e Gogo (questo il diminutivo che avevano dato al bambino) non solo riceve, ma ricambia l’affetto della sua nuova famiglia, e a dispetto delle prognosi mediche infauste, sopravvive, fatto insolito per quel tipo di malattia, sino all’età di 18 anni. “Un dono prezioso di Madre Teresa di Calcutta”, scrive nel suo libro l’autrice. E prosegue: “Sapevo che non sarebbe diventato grande, ma volevo solo dargli una famiglia… scalcinata, inadeguata, ma una famiglia. Anche se mi prendevano per pazza”.

Leuca (Castrignano del Capo) – Tutto confermato, come anticipato da Piazzasalento: si terrà dal 5 al 10 agosto la terza edizione della “Carta di Leuca – Step by Step, Face to Face” (passo dopo passo, faccia a faccia), che al nome inconsueto aggiunge anche un programma denso di novità non da poco: del resto, quest’anno è interamente dedicato a don Tonino Bello, il vescovo della “convivialità delle differenze” e della pace, nel 25° della sua morte. Come si ricorderà, il meeting interculturale e interreligioso è promosso dal Parco culturale ecclesiale “De Finibus Terrae” e dalla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca guidata da mons.Vito Angiuli e coinvolge giovani provenienti dai diversi Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Molto fitta d’appuntamenti l’agenda de “la cinque giorni”, alla quale parteciperanno ben 352 giovani: poco più della metà sono salentini (sono cinque le diocesi le diocesi coinvolte per la prima volta all’appuntamento di metà agosto: e cioè le tre arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, Lecce e Otranto, e le diocesi di Nardò-Gallipoli e Ugento S. Maria di Leuca, appartenenti tutte alla Metropolita di Lecce): gli altri giovani provengono perlopiù dai diversi Paesi europei, dai Balcani, dall’Africa e dal Medio Oriente. La Nigeria ha la delegazione più nutrita con 23 rappresentanti, poi c’è il Gambia con 22 giovani, la Costa d’Avorio, Mali, Senegal, Afghanistan, Albania, Algeria, Camerun, Etiopia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Iraq, Lagos, Libano, Libia, Marocco, Niger, Nigeria, Pakistan, Rwanda, Sierra Leone, Siria, Somalia, Tunisia, Turchia e Ucraina.

Quest’anno sarà presente anche l’Esercito italiano, quale riconoscimento del suo impegno nelle diverse missioni di pace: in questa edizione saranno i militari dell’Esercito infatti, che, alla stregua dei tedofori olimpici, raggiungeranno “di corsa” (nella mattinata del 10) il piazzale di Leuca, portando una fiaccola accesa, simbolo della “pace” appunto.

Questi, in particolare, gli appuntamenti: domenica 5, arrivo a Brindisi nel pomeriggio per la “festa dell’accoglienza” (prevista la presenza dell’arcivescovo di Brindisi mons. Domenico Caliandro, ancora convalescente a seguito di una rovinosa caduta da cavallo durante la processione del Corpus Domini), e poi la cerimonia ufficiale per il “mandato di fraternità”, le “tende della convivialità”: subito dopo, ci si incammina, a piedi, verso Santa Maria del Casale. Lunedì 6, trasferimento a Santa Maria di Cerrate e “Cammino” verso Lecce, dove, alla presenza dell’arcivescovo mons. Michele Seccia, ci sarà un dibattito sulla Convivialità: la serata si concluderà con una festa organizzata dalla comunità locale.

Martedì 7 sarà la volta della diocesi di Nardò-Gallipoli (vescovo mons. Fernando Filograna) dove, a Copertino, ci sarà un momento di liturgia penitenziale accompagnata da eventi e incontri interculturali: anche qui la giornata si concluderà con una festa organizzata dalle parrocchie di Copertino. Mercoledì 8 agosto, da Copertino ci si sposta a “La Grottella” e da lì a Galatina (arcidiocesi di Otranto, vescovo mons. Donato Negro) dove si visiterà la basilica di Santa Caterina d’Alessandria, e, muovendosi alla volta di Otranto, la visita della cattedrale; dopo cena, serata in festa, a cura delle comunità locali.

Da Otranto, giovedì 9, ci si sposta a Poggiardo (la diocesi ospitante di Ugento-Santa Maria di Leuca, vescovo mons. Vito Angiuli), e poi ad Alessano, paese natale di don Tonino Bello, dove Papa Francesco il 20 aprile ha pregato sulla sua tomba. Nella notte tra il 9 e il 10 agosto, ci sarà una “marcia silenziosa a lume di candela”, che partendo dalla tomba del vescovo della “Chiesa del grembiule”, raggiungerà Leuca alle prime luci dell’alba, nel grande sagrato che s’affaccia sul Mediterraneo. Qui, dopo un momento di preghiera interreligiosa, ci sarà in diretta tv la proclamazione dell’Appello per la Pace, alla presenza del prefetto di Lecce Claudio Palomba e delle più alte rappresentanze istituzionali; poi, dopo un breve riposo dei partecipanti più che giustificato dalla notte “insonne” e dal percorso lungo 15 chilometri attravrsato a piedi, la giornata si concluderà con la “festa dei fuochi”.

Altra novità: non sarà Leuca l’ultima tappa, perché l’indomani si parte per Roma, dove, l’11 e 12 agosto, i giovani incontreranno Papa Francesco: “E chissà se nella “Carta di Leuca” di quest’anno – si lasciano sfuggire gli organizzatori della Fondazione- non ci sarà pure la sua firma. Questa edizione della “Carta di Leuca” è speciale, perché risponde anche alla chiamata del Santo Padre Francesco a mettersi in cammino verso il “Sinodo dei giovani”.

Don Piero Nestola

Gallipoli – Organizzata dalla parrocchia San Gabriele dell’Addolorata, nel popoloso quartiere Peep 3 sulla via per Alezio, parroco don Piero Nestola (foto), stasera venerdì 3 agosto si terrà l’ottava edizione della “Sagra dei sapori marini”. “Come per il passato, in cui si sono registrate  oltre tremila presenze, quest’anno a farla da padrone sarà il binomio tipicamente gallipolino mare e cucina, con le prelibatezze del posto che vanno dalle cozze preparate nei diversi modi, alla frittura di pesce, all’insalata di mare, alle tradizionali pittule variamente farcite, al pesce spada.

“Non mancheranno neppure i panini caldi e la carne arrostita, o le frise salentine di grano o di orzo, accompagnate dall’ottimo vino delle nostre parti”, fanno sapere gli organizzatori, che assicurano qualità e tradizione: “La qualità predomina su tutto, negli ingredienti c’è tutto il sapere e il sapore della tradizione gallipolina, tramandata di generazione in generazione fino a giungere alla odierna squisitezza”, affermano Enzo Spada e Patrizia Schirosi.

Tanto spazio anche ai momenti di svago e di musica, al suono della “pizzica pizzica”, ai canti della tradizione gallipolina e ai balli di gruppo. “Solo chi ha partecipato ad una sagra può comprendere il calore e l’accoglienza che si respirano: un’atmosfera festosa e un clima familiare inducono gli ospiti a sentirsi accolti e rilassati e a godersi il divertimento che si respira nell’aria”, garantiscono Enzo Spada e Patrizia Schirosi, che concludono- è un appuntamento da non perdere che piacerà certamente ai turisti”. Appuntamento alle 20, subito dopo la Messa, nell’area sportiva parrocchiale.

Gallipoli – Mancano all’incirca due mesi alla fine delle vacanze, ma le scuole hanno già pianificato il calendario scolastico 2018/19. E se la Regione Puglia ha fissato al 20 settembre la ripresa delle lezioni, grazie all’autonomia scolastica non mancano i piccoli ritocchi adottati dai vari Consigli d’istituto.
A Gallipoli, sia il Polo 2 di piazza Carducci (dirigente scolastica Lucilla Vaglio) che il Polo 3 di via Gorizia (diretto da Martinella Biondo) anticiperanno il suono della campanella al 13 settembre, mentre la fine delle lezioni sarà il 12 giugno 2019 (il 29 giugno, invece, è il termine per le attività educative nelle scuole dell’infanzia). Per entrambi i Poli sono previsti giorni di vacanza per il ponte di novembre, dall’1 al 4; la vigilia dell’Immacolata (il 7 dicembre); il periodo di Natale (dal il 24 dicembre al 6 gennaio) e Carnevale (dal 4 al 6 marzo); la festa dell’Addolorata (venerdì 12 aprile); Pasqua, dal 18 al 25 aprile; e il ponte del primo maggio (29, 30 aprile). Il 5 febbraio, per la solennità di S. Agata, resteranno chiuse le sole scuole del Polo 2.

Gli istituti superiori – Tra gli istituti superiori di Gallipoli saranno le terze classi del Professionale, settore “Moda, manutenzione mezzi di trasporto e apparati, impianti e servizi” ad anticipare il suono della campanella a mercoledì 12 settembre, per poi concludere l’anno scolastico il 31 maggio 2019. Tutte le altre classi del predetto istituto (dirigente scolastico Cosimo Preite, del “Giannelli” di Parabita) inizieranno il 17 settembre e concluderanno l’anno scolastico il 12 giugno 2019. Le lezioni saranno sospese in occasione del Ponte di Ognissanti (dall’1 al 4 novembre), delle vacanze di Natale (dal 24 dicembre al 6 gennaio), e per Pasqua, dal 18 al 25 aprile.
A seguire il “Q. Ennio” di corso Roma, con liceo classico, scientifico, scienze umane e linguistico (dirigente scolastico Antonio Errico), che inizierà le lezioni lunedì 17 settembre (anziché il 20) e concluderà l’anno scolastico il 12 giugno 2019. I 3 giorni di anticipo saranno recuperati nel modo seguente: il 4 e 5 marzo per Carnevale, e il 12 aprile per la festa dell’Addolorata. Invariati, come per gli altri istituti, il ponte di Ognissanti (dall’1 al 4 novembre), le vacanze di Natale (dal 24 dicembre al 6 gennaio) e Pasqua, dal 18 al 25 aprile.
Infine gli Istituti nautico e commerciale (dirigente scolastico Paola Apollonio), che inizieranno il 17 settembre e  termineranno il 12 giugno, con un totale di 204 giorni di lezione. Invariate, come per gli altri Istituti superiori, le sole vacanze canoniche, e cioè il Ponte di Ognissanti (dall’1 al 4 novembre), l’Immacolata (l’8 dicembre), le vacanze di Natale (dal 24 dicembre al 6 gennaio), le vacanze di Carnevale (il 4,5,6 marzo), quelle pasquali (dal 18 al 25 aprile) e il primo maggio. E cadendo di domenica la festa del santo patrono (S. Sebastiano, il 20 gennaio), le scuole gallipoline non potranno beneficiare del giorno di vacanza.

Gallipoli – Per poco non gli veniva un colpo agli habitué della spiaggetta Fontanelle alla vista dei militari della Capitaneria di porto per vietare i bagni, proprio pochi giorni dopo dalle pulizie eccezionali del tratto sabbioso sul lungomare Marconi, da parte del Comune e su richiesta dei frequentatori della spiaggia. Da qui, tramite Piazzasalento, ringraziamenti al Comune, al Sindaco Stefano Minerva e ai volontari intervenuti.

Poi l’altra mattina, la doccia fredda: “Eravamo una quarantina, i soliti insomma, chi in acqua e chi sotto l’ombrellone – raccontano i bagnanti – allorchè, saranno state le 11, sono arrivati in quattro, due dal mare e due da terra, e,senza mezzi termini, ci hanno intimato di uscire subito dall’acqua perché è in vigore il divieto di balneazione; stessa sorte dovrebbe toccare anche ai soci della vicina sede dei Marinai d’Italia. Per essere più persuasivi, ci hanno anche detto che, diversamente, sarebbero stati costretti a identificarci e multarci. Per carità, sono stati garbati e comprensivi con noi – prosegue la testimonianza – ci hanno persino accordato il permesso di prendere il sole in spiaggia, ma il bagno proprio no, lì non si può fare”.

“Eppure – aggiunge contrariato un novantenne di Sannicola con problemi deambulatori, che qui poteva raggiungere il mare direttamente in auto – non c’è nessun cartello di divieto, e poi sinceramente mi sembra più uno sfottò il permesso di prendere il sole, ma senza fare il bagno”. C’è chi ricorda che sino a 50 anni fa quella spiaggia era affollata di gente per lo più dagli abitanti del quartiere “S. Lazzaro”, con le cabine in legno per potersi cambiare d’abito: poi altre esigenze del turismo da diporto, hanno visto sorgere via via negli anni prima un cantiere nautico, poi il pontile dell’Assonautica, la darsena della Blue Salento ed altro ancora, trasformando così quel tratto di mare da balneabile a solamente navigabile.

Fatti gli opportuni accertamenti presso i competenti uffici, emerge che anche se non segnalato da appositi cartelli, in quel tratto di mare vige il divieto di balneazione, ai sensi dell’articolo 2 (presenza di cantieri nautici, darsene, o pontili) dell’ordinanza n. 37 del 30 aprile scorso a firma del comandante della Capitaneria, Domenico Morello.

“Io – commenta amareggiato un ormai ex delle “Fontanelle”- ho appena sborsato 300 euro, togliendole dalla mia scarna pensione, per assicurare a me e a mia moglie il bagno, ma in uno degli stabilimenti a sud di Gallipoli: agli altri che non hanno questa possibilità economica chi ci pensa?”, si chiede. Uccio Sogliano, che a inizio d’estate s’era mosso a nome di tutti per dare decoro alle Fontanelle, conclude laconico: “Mi dispiace per tutti quei giovani che con tanto zelo avevano ripulito la spiaggia”.

Nardò Gallipoli – Continuano, come già preannunciato in queste pagine di piazzasalento, gli spostamenti “silenziosi e senza clamore” di parroci nella diocesi di Nardò-Gallipoli. Il vescovo di Nardò-Gallipoli ha inviato ai fedeli una lunga lettera in cui preannuncia l’apertura a Ugento dell’inchiesta diocesana di beatificazione della gallipolina Madre Teresa Lanfranco. La cerimonia è fissata per le ore 19 nella basilica De Finibus Terrae per la canonizzazione della Serva di Dio, che è stata vicaria generale dell’Ordine Figlie di Santa Maria di Leuca.

Sul finire della missiva pastorale, monsignor Fernando Filograna ha comunicato che il trentottenne don Antonio Pinto (Nardò, foto sopra), già parroco al Cuore Immacolato di Maria in Casarano è stato destinato, sempre come parroco, a Copertino, alla chiesa del Rosario.

Don Antonio Pinto sarà sostituito a Casarano da don Roberto Tarantino (40 anni, di Nardò, foto a sinistra), che, nonostante la giovane età, ha già un curriculum di tutto rispetto. Già parroco a Matino, è da alcuni anni educatore presso il Pontificio seminario regionale “Pio XI” di Molfetta ed anche addetto stampa della diocesi. Nei prossimi giorni, le immissioni canoniche alla presenza del vescovo Filograna e delle rispettive comunità parrocchiali.


Gallipoli
– Garbate, ma altrettanto ferme erano giunte nei giorni scorsi le segnalazioni di alcuni cittadini per lo stato di abbandono in cui versava la spiaggetta delle “Fontanelle”: rifiuti abbandonati dai soliti maleducati, altri portati a riva dal mare. Proteste con appello al Comun perché si provvedesse. Pronta l’assicurazione del Sindaco Stefano Minerva, che aveva indicato anche giorno e ora delle pulizie.

Slittato l’appuntamento a dopo il 28 giugno, a causa della pioggia incessante di quel giorno, gli habitué delle “Fontanelle” hanno avuto nei giorni scorsi la piacevole sorpresa di aver trovato una spiaggia degna di questo nome, con cinque bustoni pieni all’inverosimile, a comprova del lavoro fatto.

“Hanno fatto un ottimo lavoro” – dice Uccio Sogliano a nome degli altri bagnanti – e vogliamo ringraziare pubblicamente il sindaco Minerva e quanti si sono prodigati perché questa bella spiaggetta tornasse fruibile, specie per  persone di una certa età e con difficoltà motorie. Ora sta a noi, sapercela mantenere pulita”, conclude, inviando a corredo le foto di come si presenta oggi la spiaggia (anche se i bustoni non sono stati ancora ritirati dalla ditta concessionaria del servizio).

Castrignano del Capo –  Presentata stamattina in Prefettura la “Carta di Leuca 2018” “Step by step, face to face”. Diverse le novità per questa terza edizione, e non poteva andare diversamente nel venticinquesimo del dies natalis di don Tonino Bello, profeta della “convivialità delle differenze”, gsulla cui tomba – si ricorderà- in aprile scorso ha sostato in preghiera anche Papa Francesco. Innanzitutto non più il tragitto di pochi chilometri in notturna da Alessano a Leuca prima della sottoscrizione del documento finale, ma – secondo un programma più articolato  in via di definizione – un più lungo percorso, dal 5 al 10 agosto,  lungo le vie “sallentina”, “traiana-calabra e “leucadense”, con il conseguente coinvolgimento delle diocesi del territorio metropolitano di Lecce, cioè le arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, Lecce e Otranto e le diocesi di Nardò-Gallipoli e Ugento Santa Maria di Leuca.

Un maggiore coinvolgimento del territorio pugliese – dice il vicepresidente del Parco culturale ecclesiale, don Lucio Ciardo – in cui non mancherà la fatica del cammino da Brindisi ad Alessano, fino a Leuca,  per i giovani pugliesi e i ragazzi provenienti da ogni parte del mondo occasione propizia per conoscersi meglio e condividere, strada facendo, i principi sanciti nella Carta di Leuca all’insegna dell’incontro di persone di Paesi diversi che si affacciano sul Mediterrraneo: non mancherà lo studio e lo svago e, la sera, il giusto riposo con momenti di  spettacolo e di festa”.

Altra novità per questa terza edizione: il santuario “De finubis terrae” non sarà la tappa finale, che l’11 e 12 agosto si sposterà a Roma, allorché i giovani incontreranno Papa Francesco, per ricambiargli la visita di Alessano: “E chissà che quest’anno la Carta di Leuca non avrà anche la firma del Santo Padre”, confida speranzoso don Lucio. “Al Meeting della pace 2018 inviteremo tutti i sindaci di Puglia, perché, con indosso la fascia tricolore,  portino il saluto delle proprie comunità”.

Alla conferenza-stampa di oggi erano presenti il prefetto di Lecce Claudio Palomba, l’arcivescovo metropolita di Lecce mons. Michele Seccia, il vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca mons. Vito Angiuli, l’assessore regionale Loredana Capone, il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone (di Tuglie), il sindaco di Lecce Carlo Salvemini, il Comandante territoriale dell’Esercito in Puglia, gen. Mauro Prezioso, il presidente dell’Unione dei Comuni “Terra di Leuca”  Gabriele Abaterusso (di Patù), il presidente della Fondazione “Notte della Taranta” Massimo Manera, il vicepresidente nazionale del Csi (centro sportivo italiano) Marco Calogiuri, il coordinatore delle pastorali giovanili delle diocesi partecipanti a Carta di Leuca, don Pasquale Fracasso, e numerosi  altri rappresentanti istituzionali e imprenditoriali del territorio.

Gallipoli – Ricorrenza come sempre molto sentita e partecipata quella della Madonna del Canneto a Gallipoli. Nonostante il vento forte di scirocco, in tanti (tra fedeli e turisti) hanno preso parte sia alla messa delle 19 celebrata all’aperto sia, subito dopo, alla suggestiva processione che, da 10 anni a questa parte, vede la statua in vetroresina della Madonna (opera del maestro Scarpina) emergere dal mare. Dopo l’emersione, curata dai sommozzatori Vincenzo Fedele, Luigi Carrozza, Eugenio Palumbo e Antonio Faita, la statua è stata scortata dai soci del “Club Kajak Gallipoli” sino allo scalo di alaggio del Rivellino per essere presa in consegna dai pescatori nei loro tradizionali costumi e dalla Confraternita del SS. Sacramento e riportata sul sagrato del Santuario del Canneto. La festa, assieme alla “Madonna del Carmine” del 15 luglio, anticipa l’appuntamento clou dell’estate che rimane quello del 24 luglio con Santa Cristina.

Gallipoli – Una tomba che quasi spontaneamente si è trasformata in altare. Appare così, come è visibile dalla foto, l’ultima casa terrena di Lucia Solidoro, la “Santina di Gallipoli”, come ormai viene definita da decenni. Ogni giorno fiori freschi, ceri accesi, piante sempreverdi; chi vi si accosta dice che si respira “aria di santità”. Così dal giorno della morte, il 18 settembre del 1933, quando Lucia Solidoro aveva appena 23 anni.

Padre pescatore e madre sarta Era nata  “appena 25 giorni dopo il 16 gennaio 1910 quando si registrò il miracolo di Teresa Martin di Lisieux, poi divenuta S.Teresa di Gesù Bambino”, così dice di lei il professore Gino Schirosi in un suo scritto pubblicato sulla rivista “Anxa”, richiamando il miracolo accaduto pochi giorni prima nel monastero di Gallipoli, che valse alla Santa l’onore degli altari, quasi a voler tracciare, tra le due, lo stesso  percorso e stile di vita. Di origini umili, il padre pescatore e la madre sarta, trascorse la sua sia  pur breve esistenza, all’ombra della vicina parrocchia di S. Francesco d’Assisi come terziaria francescana, catechista e componente del coro parrocchiale, ma distinguendosi ancor più per la sua esemplare condotta di vita, tanto che le si riconoscevano anche pubblicamente quelle virtù che posseggono  solo i mistici e chi è dotato di grande spiritualità. Ammalatasi di tisi, com’era frequente a quel tempo, offrì la sua sofferenza a Cristo senza mai lamentarsi, anzi “gioendo”, come si legge nei suoi scritti;  inoltre “faceva molte penitenze e digiuni, si martoriava con cilici e si flagellava a sangue”, com’ebbe a dichiarare, tra le tante, Vittoria Rizzello in una sua memoria del gennaio 1990 consegnata al compianto don Armando Manno, all’epoca parroco a San Francesco, che, di concerto col vescovo dell’epoca mons. Aldo Garzia, stava indagando su la “Santina”al fine di promuoverne il processo di beatificazione.

Un’opera teatrale e un libro Della vita di questa giovane donna hanno tratto spunto Augusto Benemeglio, per farne nel 1995, un’opera teatrale, e la neretina Maria Antonietta Manca che ha scritto il  libro  “Lucia Solidoro, la  Santina di Gallipoli”(Lupo editore). A pochi giorni dalla morte di Lucia Solidoro, il vescovo di Gallipoli mons.Gaetano Muller che assieme a tutta la città aveva partecipato ai  funerali, compose una preghiera in suo onore, concesse 50 giorni di indulgenze e sollecitò quanti fossero stati a conoscenza della sua esemplare condotta di vita a farne immediata comunicazione al parroco.  Da allora, e dopo la morte di don Armando Manno, sembra calato il silenzio, almeno per la Chiesa ufficiale. Secondo il comune sentire, invece, ancora oggi a distanza di oltre 80 anni, la si riconosce come santa attribuendole tuttora anche miracoli: ne sono prova i tanti fiori freschi e le decine di lumini votivi che suoi anonimi devoti depongono tutti i giorni, d’estate e d’inverno, sulla sua tomba. Sono in tanti, e non solo a Gallipoli, a pregare la “Santina”.

Pronti a raccogliere testimonianze Un post su Facebook che la riguardava sollecitando contributi, ha suscitato innumerevoli reazioni che Piazzasalento raccoglierà e consegnerà a chi ha il compito di mettere criticamente insieme le  varie testimonianze, cioè a don Gigi De Rosa di Gallipoli a ciò incaricato dal vescovo, mons  Fernando Filograna.

 

Galatone – Commissariata nei giorni scorsi a Galatone la Confraternita di San Pietro Apostolo e Beata Vergine del Rosario: con decreto dell’ordinario diocesano mons. Fernando Filograna, è stato nominato commissario Fabio Cavallo (foto), priore della Confraternita Maria Santissima Immacolata di Casarano, che ha assunto così i poteri del consiglio di amministrazione e del priore Giuseppe Giuri.

Fondata nel XVII secolo, la Confraternita che ha sede presso l’omonima chiesa, conta oggi solo 31 iscritti: motivo del commissariamento è infatti – secondo voci piuttosto attendibili – l’imminente fusione con una delle altre tre confraternite cittadine: l’Immacolata e San Giovanni Battista, Santissimi Cosma e Damiano e Pio Monte del Purgatorio. Anche queste altre confraternite avrebbe registrato negli ultimi anni un calo di adesioni: la più grande conta infatti non più di 100 iscritti.

Alla sua prima esperienza da commissario, ma profondo conoscitore delle problematiche confraternali, Fabio Cavallo dovrà ora verificare e curare la gestione amministrativa e contabile del sodalizio, che ha in carico pure, presso il locale cimitero, la tomba sociale con oltre 750 loculi.

Gallipoli – Affidata all’associazione culturale gallipolina Amart anche la gestione del Museo di Storia della Medicina del Salento presso il presidio ospedaliero di Gallipoli: inaugurato il 27 maggio 2017 alla presenza del Presidente Emiliano, sarà ora fruibile per i visitatori dal prossimo luglio. E così per Amart si aggiunge un ulteriore riconoscimento alla già consolidata esperienza in campo artistico culturale: per conto del Comune infatti ha in gestione il Museo civico “E. Barba”, la Biblioteca comunale, la Sala “Collezione Coppola” e il Museo del Mare. “Tutti luoghi di cultura e di arte  che rappresentano, assieme al chiostro San Domenico un vero e proprio circuito che arricchisce l’offerta culturale e turistica di Gallipoli e dell’intero Salento”, fanno sapere da Amart (foto).

Nei giorni scorsi la consegna della struttura da parte del direttore amministrativo del nosocomio gallipolino Anna Maria Paolini. Come si ricorderà, si deve al lavoro  certosino e “a costo zero” di Giuseppe Albahari, Fausto Gatto, Enrico Viola, Ninì Coluccia, Nicola Filograna  e Maria De Giorgi (tutti dipendenti, ora in pensione, dell’allora Asl/Le1) se ora sono catalogati oltre 130 reperti che, secondo il parere del presidente dell’Accademia di storia dell’arte sanitaria di Roma prof. Giovanni Jacovelli, rappresentano un unicum su tutto il territorio italiano. Ubicato a piano terra, in un ampio salone della torre “B”, il museo raccoglie una vasta gamma di apparecchiature sanitarie, certamente desuete, ma che da più di un secolo a questa parte hanno segnato la storia della Sanità pubblica a Gallipoli e nel Salento.

Tra i reperti, si può ammirare un vecchio letto operatorio degli anni ’40, un tavolo per gessi degli anni ‘60, un conta globuli automatico del 1974, uno dei primi apparecchi radiologici portatili utilizzato negli anni ’70, uno dei primi  bisturi elettrici, un pirometro risalente degli anni ’90, oltre a foto di camerate e corsie del vecchio ospedale in via Lecce, inaugurato nel 1934 e inizialmente intitolato a Rosa Maltoni Mussolini. “Durante l’incontro con i dirigenti Asl è emerso che il Museo di Storia della Medicina del Salento, grazie alla gestione affidata all’Associazione Amart, entra a far parte, a pieno titolo, del Sistema museale di Gallipoli, ormai conosciuto con l’acronimo Smug – precisa il presidente del sodalizio Eugenio Chetta – e sono onorato che Amart sia stata scelta per la gestione di un ricco contenitore culturale come il museo della Storia della Medicina del Salento, anche perché è un modo per riconoscere l’impegno dei suoi giovani componenti a favore della promozione di un territorio che amano e valorizzano con competenza e professionalità. Oggi Gallipoli può vantare un vasto sistema di gestione integrata di Beni culturali che mostrano in solido quanto grande sia il patrimonio di arte, di storia, di natura e di bellezza che la contraddistingue. Naturalmente  un grazie di cuore a quanti, amministratori e cittadini, credono in noi e nel nostro operato. Speriamo di continuare a crescere e a far crescere l’immagine della Bella Città”, conclude Chetta.

Per informazioni e prenotazioni questi i recapiti: 0833264224 – 3245574619 o l’indirizzo mail amartgallipoli@gmail.com.

Nardò – Una delegazione di sacerdoti della diocesi di Nardò-Gallipoli guidata dal vescovo mons. Fernando Filograna, col  vicario generale mons. Gino Ruperto (parrocchia di Sannicola, è di Alezio), don Francesco Marulli (Copertino), don Antonio Musca (Galatina), don Marco Corvaglia (Racale), don Graziano Greco (Copertino), don Giorgio Ferocino (Nardò) e don Luigi Sandalo (Casarano)) si è recata ieri a Brindisi, per fare visita a mons. Domenico Caliandro, dopo la rovinosa caduta da cavallo durante la tradizionale processione del Corpus Domini proprio nel capoluogo brindisino.

La caduta, con le mani del presule impegnate a tenere l’Ostensorio, avrebbe potuto avere conseguenze gravi. Prontamente soccorso, monsignor Caliandro era stato trasportato in ambulanza all’ospedale “Perrino” di Brindisi, dov’era stato trattenuto qualche giorno, a seguito di alcune fratture costali e ferite al volto: ora (nella foto assieme a mons.Filograna e agli altri sacerdoti diocesani di Nardò-Gallipoli) è in via di completa guarigione.

Prima della nomina ad arcivescovo di Brindisi, mons. Caliandro è stato vescovo di Nardò-Gallipoli. Adesso,  ancorchè convalescente, ha ripreso la sua attività pastorale. Giovedì 28 festeggerà il 25° anniversario di ordinazione episcopale e per l’occasione ordinerà sacerdoti alcuni diaconi dell’arcidiocesi brindisina. All’arcivescovo mons. Caliandro auguri doppi dunque, di pronta guarigione e per il giubileo episcopale.

Gallipoli – E’ iniziato lunedì 25 il solenne settenario di preghiera in preparazione alla festa della Madonna del Canneto, che qui a Gallipoli si festeggia il 2 luglio. Voce di popolo vuole che là dove ora sorge il santuario, in un canneto a poca distanza dal ponte in muratura che congiunge il borgo al centro storico, un pescatore rinvenne un telo raffigurante il volto della Madonna, che ora fa bella mostra di sé sulla navata della chiesa. C’è da dire pure che la Madonna del Canneto, per i miracoli attribuiti alla sua intercessione, fu dichiarata con un regio decreto del 1784 Patrona speciale e perpetua di Gallipoli, e questa devozione si perpetua tuttora: è per questa ragione che il rettore del santuario don Gigi De Rosa (foto) ha predisposto già da tempo il programma religioso e civile.

Dai sommozzatori ai pescatori Questi gli appuntamenti religiosi: il 2 luglio, dopo la Messa delle 11, la Supplica alla Madonna e la benedizione dei frutti della terra. La sera, alle 19, la Messa celebrata dal parroco del Sacro Cuore, padre Ignazio Miccolis, che sarà accompagnato dal coro del Santuario diretto dal maestro Gabriella Stea, e, subito dopo alle 20, com’è ormai consuetudine da circa un decennio, una volta che i sommozzatori Vincenzo Fedele, Luigi Carrozza, Eugenio Palumbo e Antonio Faita l’avranno fatta riemergere dal mare, la statua in vetroresina della Madonna opera dell’artista gallipolino Scarpina, verrà portata in processione dagli stessi sommozzatori e sarà scortata dai soci del “Club Kajak Gallipoli”.

Il recupero del gioco delle fiaccole Quest’anno, per la prima volta, nel tratto di mare interessato alla processione, ci sarà pure un suggestivo gioco di fiaccole, “come avveniva già a fine ‘800 in gusci di noce di cocco”, fa sapere il rettore del santuario don Gigi De Rosa, che coglie l’occasione per ringraziare i componenti del Comitato di Santa Cristina, per le luminarie messe a disposizione. Una volta raggiunto sempre via mare lo scalo di alaggio del Rivellino, il simulacro della Madonna sarà preso in consegna dai pescatori coi tradizionali loro abiti, e, attraversando il ponte seicentesco, la riporteranno processionalmente sino al Santuario del Canneto.

Dall’1 luglio l’antico recinto della festa Questo, invece, il programma civile: dal primo luglio e sino a tutto il 3, a partire dalle 18 la “rievocazione storica dell’antico recinto della fiera del Canneto”, con esposizione e vendita di prodotti agroalimentari: detta fiera fu autorizzata per particolare privilegio accordato ai gallipolini, con decreto reale del 12.08.1815. Sempre il 1° luglio, la Filarmonica Città di Gallipoli allieterà la serata con “Stamu street”. Il 3 luglio, invece, a conclusione della festa, alle 21, ci sarà un saggio ginnico della palestra “Mister Fit”. E come nelle migliori tradizioni cittadine, non può mancare quest’ultima nota di colore: lunedì 2 luglio, giorno della festa, sulle tavole dei gallipolini “veraci” non potrà mancare il piatto di spaghetti con le cozze.

Nardò– L’intera città si è stretta affettuosamente attorno a don Luca Grande, 35 anni, che alle 19 venerdì 22 giugno, nella parrocchia Santa Maria degli Angeli a Nardò, è stato ordinato presbitero dalle mani del vescovo monsignor  Fernando Filograna. «Don Luca – fanno sapere dalla Curia – ha scelto la sua parrocchia di origine come luogo della sua ordinazione, in segno di gratitudine alla comunità che, insieme alla sua famiglia, lo ha visto crescere e rafforzarsi nella fede e nella vocazione accompagnandolo anche in questo primo periodo di ministero».

Alla celebrazione liturgica erano presenti numerosi sacerdoti, oltre che i compagni del Seminario regionale di Molfetta, dove si è formato, e il direttore spirituale nonché neovicario generale dell’arcidiocesi di Lecce don Flavio De Pascali. «Auguro a don Luca – questo il commento di mons. Filograna – di saper trasmettere l’amore che ha ricevuto da Cristo, di continuare sempre a servire e presiedere, di essere guida e compagno fidato di viaggio per quanti incontrerà».

Don Luca ha celebrato la sua prima messa domenica 24 giugno alle 19 nella stessa parrocchia di Santa Maria degli Angeli con il parroco don Giuseppe Raho (di Nardò).

Gallipoli – Mentre la “creatura” cresce e si consolida a vista d’occhio per quanti la notano transitando sulla Provinciale Gallipoli-Alezio, continuano le iniziative di privati e della Lega italiana per la lotta ai tumori (Lilt) a sostegno del Centro Ilma. La struttura, destinata a centro di ricerca prevalentemente, con settori per la prevenzione, riabilitazione e assistenza è in avanzata fase di costruzione in località “Mater Gratiae”.

Nella gara di solidarietà che ne ha consentito la nascita, s’inserisce il prossimo appuntamento che sarà domani, martedì 26 giugno alle 20,30  con la 17ma  Serata di solidarietà pro Centro Ilma, presso la paninoteca “Il chiosco da Ferruccio e Claudio”, sul lungomare Galilei, nei pressi del lido San Giovanni. Si potranno gustare panini del panificio Pandoro, farciti con  prodotti offerti dalle ditte Gelgross, Fiorucci, Lisi srl e Agenzia Amadori. Il ricavato, così come nei 16 anni precedenti, sarà interamente devoluto a sostegno del progetto della Lilt.

Nel corso della serata si esibiranno i gruppi musicali “Il Califfo” e “Il Marascià”, e la voce solista di Dennis D’Amelio. Oltre ai volontari della Lega gallipolina guidati da Preziosa Portoghese e Cristina De Vittorio,  è prevista anche la partecipazione della presidente provinciale Anna Burlando e dell’oncologo e direttore scientifico Giuseppe Serravezza di Casarano.

Gallipoli – A vederla in una giornata semifestiva non si direbbe nemmeno che è la sala d’attesa al secondo piano di un ospedale, torre B del “S. Cuore” di Gallipoli, così accogliente, con poltroncine comode e persino il televisore per i pazienti più ansiosi che così si distraggono. Ma – almeno stando a quanto dicono i lettori di piazzasalento – così non è purtroppo, perché basta che quella sala si riempia di persone, che l’aria diventa in breve tempo irrespirabile  e l’ambiente si surriscaldi. E se adesso la “colpa” viene data alle temperature estive, la cosa non è di molto diversa negli altri periodi dell’anno. Il problema è ancora una volta la ventilazione di un ambiente senza finestre e con un impianto di areazione insufficiente, come documentato già dal giornale ad opera di utenti infuriati. Tutti in attesa di una soluzione.

Altra nota dolente – anche in questo caso segnalato dai lettori, utenti e dipendenti che in ospedale ci lavorano – è il secondo ascensore adibito al trasporto dei malati e del personale sanitario, della torre A, fermo da tempo (per la precisione da ottobre scorso) per non ben precisati lavori di adeguamento, con grave disagio per l’utenza. In quella torre c’è al 4° piano Cardiologia, al 5° Oncologia, al 6° Pneumologia, al 7° la nuova Unità farmaci antiblastici inaugurata di recente dal presidente Emiliano, la sala operatoria al primo piano, e per finire, il Pronto soccorso al sottopiano: tutti reparti incandescenti, cioè, che da sette mesi a questa parte si debbono accontentare di un solo ascensore. Né è dato sapere quando riprenderà a funzionare: “Provate a chiedere a Lecce, all’ufficio tecnico dell’Asl”, rispondono al cronista. In occasione della inaugurazione dell’Ufa (unità farmaci antiblastici) quell’ascensore nuovo di zecca, quasi per miracolo aveva ripreso a funzionare, salvo poi, una volta andati via gli ospiti, vedere ricomparire sul display l’icona di fuori servizio. Intanto un secondo ascensore della torre centrale è fermo da alcuni giorni senza alcun cartello che ne indichi il motivo, e anche lì, al 7° piano c’è Ortopedia, al 5° Pediatria, al 2° Radiologia e poliambulatorio, e al 1° Dialisi.

Taurisano – Nel 25mo della morte di don Tonino Bello, con la venuta ad Alessano di Papa Francesco che si è fermato a pregare sulla sua tomba, si torna a parlare della santità non solo del vescovo di Alessano ma anche di altri che, a quanto pare, non mancano in questo lembo di terra in cui ricade la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca guidato da mons. Vito Angiuli. Oltre alle cause di beatificazione della fondatrice dell’istituto religioso “Figlie di Santa Maria di Leuca” Madre Elisa Martinez, c’è pure quella di Mirella Solidoro, di Taurisano, morta a 34 anni in odore di santità, dopo una lunga malattia. Terza di cinque figli, Mirella nacque a Taurisano il 13 luglio 1964 e a 9 anni ebbe inizio il suo calvario, prima con forti mal di testa, sino alla scoperta di una estesa massa tumorale nel capo. Nel settembre 1979, a seguito di un intervento eseguito dall’equipe di neurochirurgia del “Vito Fazzi” di Lecce, rimase cieca, ma “nonostante le sue numerose sofferenze che la costringevano il più delle volte a letto, serbava sempre parole di conforto verso chi l’andava a trovare”, come ricordano quanti l’hanno conosciuta, particolare che è posto a base poi del suo processo di beatificazione.

“Così l’ho fatta conoscere al Papa” E’ proprio di questi giorni la notizia che il segretario di mons. Angiuli diacono don Luigi Bonalana, ha consegnato a Papa Francesco un’immagine della “serva di Dio” durante l’udienza in piazza San Pietro. “Un momento particolarmente emozionante – racconta don Bonalana – la figura di don Tonino Bello ormai ha catalizzato tutta la nostra diocesi e non solo. Affascinato da questa splendida figura di santità (il riferimento è a Mirella Solidoro, ndr) mi sto prodigando di farla conoscere e di farne apprezzare le sue virtù eroiche di santità. Il giorno della venuta di Papa Francesco mi ero prefissato di fargli conoscere anche Mirella, e l’occasione, grazie a mons. Angiuli,  che me ne ha data l’opportunità, non mi è mancata, di salutare nei giorni scorsi Papa Francesco, in piazza San Pietro. Ho portato con me un quadretto di Mirella Solidoro, l’ho messo nelle sue mani e lui con grande entusiasmo  mi ha chiesto chi fosse. Ho illustrato la figura di Mirella al Santo Padre, che si è soffermato in modo particolare quando gli ho parlato della sua cecità e del modo con cui ha accettato la sofferenza. Si è chinato sul quadretto, l’ha baciato e benedetto, per poi consegnarlo al suo segretario. Si è congedato da me con un abbraccio – conclude ancora emozionato – e l’entusiasmo è stato tanto: Mirella ha fatto certamente la sua parte. ne sono convinto. Mi auguro quanto prima, di vederla onorata sugli altari assieme a don Tonino”.

Voce al Direttore

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Ci siamo. Puntuale come ogni anno, il balletto delle cifre è qui tra noi: quanti ne mancano all’appello? “Almeno il 40%”. “Macché! Siamo al...