Home Authors Posts by Amleto Abbate

Amleto Abbate

284 POSTS 0 COMMENTS

Gallipoli – Dopo la manifestazione del 5 aprile, non se n’era saputo più niente del gruppo spontaneo “Giù le mani dalla spiaggia della Purità”: costituitosi sul web “a difesa” dell’omonima spiaggia-simbolo della gallipolinità, avevano inscenato una manifestazione con corteo. Motivo del contendere  erano stati i massi allocati a protezione delle mura che, a detta di alcuni, avevano ridimensionato notevolmente la spiaggia, facendo scomparire addirittura il tratto caratteristico detto “Core tu malone”. Il Sindaco Minerva aveva assicurato in quella occasione che sarebbero stati interrotti sia i lavori che il collaudo commissionati dal Genio civile per le opere marittime di Bari, e che la Giunta municipale avrebbe incaricato un tecnico perché relazionasse minuziosamente in merito.

Dopo di che, il silenzio, almeno sino a ieri quando alle 18 in punto, si sono ritrovati, nella stessa spiaggia gli stessi promotori di qualche mese fa, tra cui Roberto Mona, Anna Papa (con lo pseudonimo facebook Anna Anna), Giorgio Papa e Fernando De Vita: stavolta, per dotare la spiaggia di due carrozzine da mare,  offrendo così la possibilità di far fare il bagno e di fruire appieno della spiaggia e del mare anche a persone con difficoltà nella deambulazione. Non sono mancati i momenti di allegria, con l’esibizione canora (canti della tradizione gallipolina) del neocostituito tutto al femminile gruppo “MaterLab”, capeggiato da Anna Papa, il cui scopo principale è “la valorizzazione del centro storico  come contenitore culturale ricco di storia, arte e tradizioni, ma non trascurando mai l’ambiente, che va sempre salvaguardato e difeso”.

Nel mentre il viceparroco della cattedrale, don Oronzino Stefanelli (Copertino), stava benedicendo le due carrozzine speciali, se n’è aggiunta una terza, donata dal rappresentante di Federbalneari Toti Di Mattina, dal vicesindaco Mimino Alemanno e dal consigliere comunale Vincenzo Piro. Il Sindaco nel suo intervento ha plaudito all’iniziativa di solidarietà, ed ha assicurato al tempo stesso la massima attenzione sulle problematiche cittadine, garantendo, a dispetto di quanti insinuano il contrario, “che la Purità resterà sempre, com’è stato sin qui, una spiaggia libera”.

Otranto – Il 53enne don Giuseppe Mengoli (foto), originario di Collepasso è il nuovo vicario generale dell’arcidiocesi di Otranto: a darne l’annuncio è stato lo stesso arcivescovo, monsignor Donato Negro, nel corso dell’annuale giornata sacerdotale tenutasi nei giorni scorsi a Santa Cesarea Terme presso il Centro pastorale “Santi Martiri idruntini”. Don Giuseppe subentra, per sopraggiunti limiti d’età, a mons. Quintino Gianfreda,84 anni, anch’egli originario di Collepasso, vicario generale per oltre trent’anni sotto i vescovi Vincenzo Franco, Francesco Cacucci e l’attuale mons. Negro.

Una ventata di novità, insomma, per l’arcidiocesi di Otranto, retta dall’aprile 2000 da mons. Donato Negro, che nei giorni scorsi è stato nominato Presidente della Conferenza episcopale pugliese. Don Giuseppe Mengoli è nato a Collepasso il 16 marzo 1965 e ha due sorelle, che vivono entrambe a Collepasso. Ordinato sacerdote il 1° luglio 1989, ha iniziato il suo ministero come padre spirituale nel seminario di Otranto; ha poi ricoperto l’incarico di Cancelliere vescovile, vice parroco a Martano e a Otranto, in cattedrale. Dal 1998 al 2010 è stato parroco a Botrugno, per poi, nel luglio dello stesso anno, essere trasferito come parroco nella chiesa “Maria SS. Immacolata” di Maglie, incarico che ricopre tuttora. Non sono mancati i ringraziamenti specie nella comunità collepassese per l’ultradecennale lavoro svolto nell’arcidiocesi di Otranto dal vicario uscente mons. Gianfreda, e gli auguri di buon lavoro al neovicario don Mengoli.

Santa Caterina di Nardò – Novità rilevante in vista per il 37enne don Francesco Martignano di Parabita, che dal prossimo 8 luglio sarà parroco a Nardò, nella marina di Santa Caterina d’Alessandria. Lo ha stabilito in questi giorni l’ordinario diocesano mons. Fernando Filograna, che nei prossimi giorni ne ufficializzerà la nomina, firmando l’apposito decreto, col quale sarà sollevato dal precedente incarico di vicario parrocchiale a Maria Santissima Annunziata di Tuglie. Don Francesco Martignano prenderà il posto di don Piero Inguscio, che nei giorni scorsi è stato nominato parroco a Copertino, chiesa dei Santi Medici.

Al momento non è dato sapere di altri spostamenti di sacerdoti che sembrano comunque essere all’orizzonte, secondo fonti bene informate, e per le quali c’è quindi da aspettare.  dovrebbero esserci, ma saranno comunicate volta per volta. Ancorché piuttosto giovane, don Martignano è anche professore presso l’Istituto teologico pugliese di Molfetta, membro del Consiglio presbiterale e direttore dell’Ufficio liturgico e ministeri laicali diocesano, incarichi questi ultimi, che dovrebbe continuare a svolgere.

Matino –  Gravemente malato, è morto la notte scorsa nell’ospedale di Gallipoli, dov’era ricoverato da qualche giorno, don Primaldo Gioffreda, 71enne parroco di San Giorgio Martire a Matino. Originario di Chiesanuova (frazione di Sannicola), don Primanldo era stato ordinato sacerdote il 28 giugno del 1972 dall’allora vescovo della diocesi di Gallipoli mons. Pasquale Quaremba, dopo aver completato a Molfetta gli studi liceali e di teologia. Molto conosciuto e apprezzato, ha ricoperto l’importante incarico di assistente diocesano dell’Azione cattolica, ed è stato per lunghi anni parroco ad Alezio, Melissano e da ultimo a Matino, nella chiesa di S.Giorgio Martire. “È tornato nella casa del Padre il caro d. Primaldo. Preghiamo. +Fernando, vescovo”, questo l’annuncio dell’ordinario diocesano monsignor Fernando Filograna.

Il cordoglio di Matino e della Diocesi «Siamo vicini ai parenti dell’amato don Primaldo, a chi lo ha conosciuto come prete e parroco nella Chiesa Madre di Matino e Alezio. Dal Cielo possa intercedere per quanti sulla terra hanno avuto il privilegio di conoscerlo come uomo giusto, consacrato all’annuncio del Vangelo e generoso con il prossimo. Ancora una volta facciamo corona attorno al suo sorriso». Questo invece l’annuncio commosso ai suoi parrocchiani di don Antonio Minerba (parroco nativo di Aradeo ora ad Alezio): «Raccordo il mio cuore di fratello nel sacerdozio e di pastore con il cuore di ognuno di voi, che per anni lo ha avuto come padre, Pastore e maestro». La salma dello scomparso è stata composta nella chiesa del Rosario, a Matino, dove stasera, alle 19,30 ci sarà una veglia di preghiera. I funerali, invece, presieduti dal vescovo mons. Filograna, saranno, sempre a Matino, domani pomeriggio alle 16 nella chiesa madre di San Giorgio. Tanti gli attestati di cordoglio da vari paesi e nella “sua” Matino, città che ricorda la sua umanità ed il suo costante impegno nel rilancio del Villaggio del fanciullo.

 

 

Neviano – Neviano in festa per l’ordinazione sacerdotale di don Gianni De Giorgi. Questa sera, alle ore 19 nella chiesa di San Michele arcangelo, il sacro rito alla presenza del vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, monsignor Fernando Filograna, che nella mattinata ha concluso il ritiro spirituale, con l’assemblea del clero, nel  seminario di Nardò. La scelta della parrocchia di San Michele non è casuale perché proprio qui il neo presbitero (trentenne) è cresciuto e si è formato. Don Gianni è stato ordinato diacono il 18 aprile 2017 e ha completato gli studi di teologia nel pontificio seminario maggiore  di Molfetta. Del settembre 2017 è la nomina a collaboratore della parrocchia San Nicola Vescovo di Aradeo. Alla celebrazione odierna saranno presenti i suoi compagni di seminario, con il rettore don Gianni Caliandro, insieme al formatore don Francesco Nigro e al direttore spirituale don Flavio De Pascali.

Gallipoli – Anche quest’anno la nuova gestione del Museo diocesano Mons. Vittorio Fusco “non vi deluderà”, fanno sapere gli organizzatori, che in questi giorni stanno completando gli ultimi ritocchi sulla programmazione estiva. Oltre alla visita del museo, l’anno scorso è stata particolarmente apprezzata la “visita guidata esperienziale”, riproposta anche quest’anno. Ogni venerdì, da giugno a settembre, dal primo pomeriggio gli ospiti saranno impegnati in una visita guidata del museo e del centro storico alla scoperta di chiese, monumenti e palazzi, per poi far conoscere Gallipoli da un’altra prospettiva, con l’escursione in barca verso l’isola “S.Andrea” a cura del “Circolo della Vela”. Alle 18,30 è previsto il ritorno al Museo diocesano per degustare prodotti tipici salentini, sulle terrazze dell’ex seminario, sede ora del museo e la parte più alta di Gallipoli, da cui poter godere, al tramonto, dei panorami mozzafiato. Ampia la gamma degli appuntamenti per turisti e visitatori, come ad esempio il corso intensivo di marketing museale e valorizzazione dei beni culturali, con Mario Guglielminetti, o la presentazione di libri, tra cui “Itinerari matematici” della docente universitaria di analisi matematica a Bari Sandra Lucente, o, dal 13 giugno al 31 ottobre, la mostra “Matematica e bellezza. Fibonacci ed il numero aureo”, curata personalmente dal prof. Zichichi.

“Al Museo diocesano di Gallipoli ci siamo stati il 17 aprile dello scorso anno e devo dire che è piaciuto molto sia a me che ai ragazzi. In ogni stanza c’è da vedere, e bella è anche la vista salendo su con l’ascensore”: così ha scritto una professoressa di Cicciano in gita a Gallipoli con i suoi alunni; e poi ancora Annalisa da Mantova “un gioiellino nel cuore di Gallipoli di grande impatto i manichini con gli abiti delle confraternite. Ricchezza di paramenti sacri”. In poco meno di due anni di nuova gestione, si contano a centinaia le recensioni positive sul museo diocesano di Gallipoli “Mons.Vittorio Fusco”: aperto ufficialmente il 12 luglio 2004, è ubicato nell’antico palazzo del seminario adiacente alla cattedrale di Sant’Agata. La struttura si sviluppa su tre piani, occupando una superficie di oltre 900 mq. e conservando l’aspetto originario arricchito da decorazioni barocche. Tra argenterie varie, oreficerie liturgiche, paramenti, mitrie, pastorali, croci pettorali, ritratti, campane in bronzo, stemmi dei vescovi dell’antichissima diocesi gallipolitana dipinti su ceramica, tele del Catalano provenienti dalla cattedrale, raccoglie quasi 600 manufatti provenienti anche dalla curia e dal palazzo vescovile, oggi accorpato alla parrocchia di S.Agata. La cappella sita al primo piano ospita le due statue in argento e oro dei protettori Sant’Agata e San Sebastiano, fusi a Napoli e originariamente di proprietà del Comune. Insomma un pezzo di storia nella storia della città e del Salento, che ancora ha tanto da dire e da dare, non solo ai turisti e ai visitatori, assicurano gli attuali gestori del museo.

Alessano – La fondazione “don Tonino Bello” col patrocinio del Comune di Alessano e la collaborazione di varie associazioni del posto organizzano per martedì 12 alle 20 “un momento di preghiera sulla tomba di don Tonino”. Dopo il saluto del Sindaco Francesca Torsello e dei familiari del presule scomparso, ci sarà la presentazione dell’ultimo libro di Giancarlo Piccinni “Don Tonino, Sentiero di Dio”, edito dalle ” San Paolo”: dialogherà con l’autore don Gigi Ciardo (nella foto con Papa Francesco), figura storica di Alessano, oltre che parroco da 40 anni in quella comunità.

“Don Tonino? E’ stato mio maestro, prima in seminario a Ugento e poi sono cresciuto alla sua ombra divenendo suo discepolo. Un rapporto intenso – dice don Ciardo – personalissimo, come solo don Tonino sapeva costruire. Nel 1975 lui era parroco a Tricase e io ero parroco qui ad Alessano. Gli fui particolarmente vicino nel settembre dell’82 – prosegue – quando fu nominato vescovo, e ogni volta che tornava era un dono, per me e per tutta la gente del paese”.

Hanno voluto ritagliarsi uno spazio tutto per loro ad Alessano: persino la data del prossimo evento non è casuale, da vivere, come dire, in famiglia: “Attenderemo a mezzanotte l’inizio del nuovo giorno (il 13 giugno, appunto, festa di S. Antonio di Padova), per essere noi i primi a fare gli Auguri di buon onomastico a don Tonino”, dice Giancarlo Piccinni. Tornando al volume, in libreria già dal 25 marzo e presentato per la prima volta a Patù e poi in varie parti d’Italia tra cui Milano, è raccontata “la storia e la spiritualità di don Tonino, non disgiunte dal suo impegno per la pace (don Tonino, si ricorderà, fu anche presidente di Pax Christi). Il libro, la cui prefazione è a cura del presidente di Libera, don Luigi Ciotti, è arricchito anche da alcuni scritti inediti di don Tonino, tra cui uno scambio epistolare con padre Davide Maria Turoldo.

“Don Tonino era appassionato dell’uomo – confida don Gigi Ciardo – nei suoi messaggi ha sempre lasciato trasparire la speranza, e oggi il mondo ha molto bisogno di speranza”. E’ un fiume in piena don Gigi: “Dio ha sempre creduto nell’uomo, e crede anche negli uomini di oggi: l’uomo deve portarsi sempre la certezza che per Dio egli è importante più di qualsiasi altra creatura. Sull’esempio di don Tonino, dobbiamo imparare a essere “ponti”, cultori cioè della pace e della fraternità”, conclude l’anziano sacerdote. La veglia di preghiera sarà animata dal “Coro di Alessano per don Tonino” del maestro Sergio Filippo, che si è esibito in occasione della venuta di Papa Francesco ad Alessano.

Gallipoli – Oltre le due costole fratturate insieme al setto nasale, la lussazione di una spalla e la compressione di una vertebra, non ha subito altri danni l’arcivescovo Domenico Caliandro, già vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli. Lo hanno escluso gli ulteriori accertamenti clinici cui è stato sottoposto il presule. L’incidente, che poteva avere conseguenze ben più gravi, è accaduto durante la processione del “Corpus Domini” a Brindisi, a causa del cedimento della sella su cui era montato l’arcivescovo. Come da tradizione che si protrae ininterrottamente sin dal Medioevo e si rifà al’arcivescovo dell’epoca che si recò al porto per ricevere dal re di Francia le particole consacrate, l’arcivescovo reggeva l’Ostensorio in sella ad un cavallo parato, accompagnato a mano da alcuni aderenti all’Ordine dei Cavalieri di Malta. Erano da poco usciti dalla cattedrale di Brindisi, crocifero e ceroferari in testa alla processione solenne, allorquando, per cause non del tutto accertate, è successo il fatto: il presule, forse avvertendo che qualcosa non andava, aveva fatto arrestare la marcia e proprio mentre gli addetti cercavano di capire cosa stesse succedendo, mons. Caliandro è caduto rovinosamente a terra scivolando dalla sella. Nonostante il drammatico imprevisto e l’istinto ad attutire l’impatto col terreno, l’arcivescovo non ha abbandonato l’Ostensorio, forse anche per questo riportando ferite al volto. (foto da “Quotidiano di Brindisi”)

Prontamente soccorso, è stato portato in ambulanza all’ospedale “Perrino”, per le cure necessarie. Subito dopo, è stata ricomposta la processione presieduta dal vicario generale don Fabio Ciollaro (Ostuni). Per ironia della sorte, essendo l’arcivescovo Caliandro noto per aver rivisitato alcune tradizioni ritenute superate, proprio durante una celebrazione fondata su antichi rituali (questa “cavalleresca” risale all’anno 1254), doveva registrare un incidente così serio. A Gallipoli, per esempio, aveva eliminato il triduo pasquale e matrimoni che si celebravano nelle chiese confraternali e nei santuari.

Gallipoli – Preceduti da una “Solenne tredicina” sono entrati nel vivo i festeggiamenti in onore di S. Antonio di Padova, presso la omonima chiesa che s’affaccia sul lungomare Galilei e che avranno il loro culmine il 13 giugno. Pur mostrando ben visibile la necessità di urgenti  manutenzioni, anche per la presenza da alcuni anni di impalcature che ne riducono gli spazi, i parrocchiani non si scoraggiano, né mancano le iniziative a cura del parroco don Salvatore Leopizzi e del giovanissimo viceparroco don Francesco Fiore (di Racale), dell’associazione intitolata al Santo e dell’intera comunità parrocchiale. Già il 31 maggio, inizio della tredicina, dal sagrato della Chiesa parato a festa, è stata celebrata la Messa del “Corpus Domini” presieduta dal vescovo mons. Fernando Filograna e dai sacerdoti di Gallipoli (assente solo don Luciano Solidoro, malato), per poi avviarsi da lì la processione cittadina con in testa le associazioni religiose, le dieci confraternite, i sacerdoti e il vescovo, seguiti dalle autorità cittadine civili e militari.

Un cuore malato e il trapianto che l’ha fatta rinascere Tutto secondo tradizione. Inedito invece il tema del programma di quest’anno: “la santità della porta accanto”, come lo ha presentato don Salvatore, nel corso di un’omelia domenicale, richiamando tutti alla specifica vocazione di ognuno. “C’è chi ha la vocazione a farsi prete, chi alla vita matrimoniale, chi a un’arte, e così via, ma tutti abbiamo un particolare carisma o predisposizione, che spesse volte passa pure inosservato”, ha detto dall’altare. E per essere ancora più incisivo e convincente, ha organizzato per ogni sera della tredicina una testimonianza di vita quotidiana, quasi a far comprendere anche ai più riottosi che la santità è una meta alla portata di tutti. Così, dopo il rosario e la preghiera al santo alle 18,15 e la messa delle 19 con la benedizione del pane di S. Antonio, sono iniziate le prime testimonianze. Due ragazze della parrocchia, ad esempio, Benedetta e Anna, poco più che ventenni, hanno portato la loro testimonianza di vita, parlando dallo stesso Altare. Benedetta, ragazza sportiva, ha scoperto per caso, a seguito di un arresto cardiaco mentre era in palestra, di avere una grave malformazione cardiaca, e che la sua vita era irrimediabilmente segnata, a meno che non ci fosse stato un trapianto di cuore, che poi è avvenuto grazie ad una donatrice 48enne morta tragicamente, dando a lei la gioia di essere nata un’altra volta.

Il suo midollo ha fatto vivere un bimbo turco Maria Coluccia – famiglia ben conosciuta di medici la sua – racconta, trattenendo a sento  l’emozione, di come ha conosciuto le problematiche relative al trapianto di midollo osseo. “Eravamo verso la fine dell’anno scolastico – racconta – quando il nostro professore di inglese assente da tempo da scuola perché gravemente malato, ci scrisse dicendoci che non avrebbe potuto portarci agli esami, parlandoci della sua malattia, ed incoraggiandoci a fare qualcosa per i malati di leucemia. Poi di lì a poco – ha detto tra i singhiozzi – il professore morì”. Da lì Maria è partita volendo saperne di più, sino all’adesione all’associazione dei Donatori di midollo osseo, di cui ora è esponente. Poi, improvvisa, quando non se l’aspettava nemmeno, la chiamata: “Ero risultata compatibile per una donazione, e subito sono iniziati i preparativi per l’intervento”. Con tono rassicurante aggiunge: “In fondo a me non è costato nulla, solo un’ora di sonno. Quel midollo prelevato da me, ha salvato la vita a un bambino di 10 anni, che vive in Turchia”.

Anche l’amore ha a che fare con la santità Sempre più chiaro ed evidente si è fatto il messaggio contenuto nelle parole “santità della porta accanto”. Un’altra sera, è stata la volta di due giovani, Francesco e Francesca i loro nomi, che hanno raccontato “col cuore in mano” la loro storia d’amore: si sposeranno, manco a dirlo, proprio il 4 ottobre, festa di San Francesco, che a loro ha dato qualcos’altro ancora, oltre al nome. Sarà così, di racconto in racconto, sino al  12 giugno, vigilia della festa, quando, subito dopo la messa, sul sagrato della chiesa ci sarà la “XV Festa del Pane” con offerta del pane di S. Antonio e degustazione di prodotti tipici. La serata sarà allietata da “Plot Twist Cover band Classic Rock, dalla Scuola di ballo classico “Cinzia Ria” e da J end Tz Animazione. Il 13 giugno, invece, dopo la messa solenne delle 19, la processione per le vie cittadine, accompagnata dal concerto bandistico S. Cecilia. Altra iniziativa che la parrocchia porta avanti da anni, è l’adozione a distanza di bambini nel Mozambico.

Alessano – Organizzato dalla Fondazione Parco culturale ecclesiale “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, parte “Cammini d’estate”, quattro escursioni domenicali, “per conoscere la storia, la cultura e la natura del Capo di Leuca”: si comincia il 3 giugno, per poi proseguire il 17 dello stesso mese e poi l’8 e il 22 luglio. “Quattro appuntamenti con altrettante escursioni a piedi nel Salento più profondo e autentico, nell’entroterra meno valorizzato e lontano dal clamore delle mondanità estive:  è proprio da lì che si ritrova la ruralità e la spiritualità che maggiormente appartengono all’identità delle comunità locali”, fanno sapere da Alessano, dove il programma pluriennale di sviluppo umano integrale “Cammini di Leuca” ha preso forma per volontà del vescovo di UgentoS.Maria di Leuca mons. Vito Angiuli, e poi dai sacerdoti della diocesi impegnati nel sociale, dalle istituzioni territoriali, dalle associazioni culturali e dalle imprese locali interessate al progetto.

Il primo appuntamento in programma si terrà nel paese di don Tonino Bello, recentemente visitato da Papa Francesco: domenica 3 giugno alle 8,30 è previsto il ritrovo presso il punto di informazione turistica e religiosa di via Macurano. La passeggiata condurrà a Patù, per appena 7 chilometri: partendo dall’”ultima dimora” di don Tonino Bello, accompagnati da guide turistiche regolarmente abilitate, si proseguirà verso l’area archeologica di Macurano, e poi per il complesso monumentale di Leuca Piccola, il pozzo di San Pietro e la sua chiesa dell’anno mille, sino alle “Centopietre”, dove si potrà ammirare Patù agghindata a festa per “l’Infiorata”, uno speciale addobbo delle vie cittadine  per il passaggio della processione del “Corpus Domini”. Previsti momenti di riflessione e di svago.

“Fare una passeggiata tra vie e sentieri sconosciuti ai più diventa anche occasione per allacciare nuove amicizie, ma anche per recuperare le tre direttrici storiche del Salento, muovendo i passi sulle orme della storia, dalla via Sallentina dei Messapi alla via Traiana Calabra degli antichi romani, fino alla via Leucadense che prosegue i cammini della perdonanza, continuando fin dall’antichità a spingere genti di tutta Europa a giungere al “finis terrae” di Santa Maria di Leuca, guardando alla Terrasanta”, si spiega nella nota diffusa dagli organizzatori. La partecipazione all’evento è completamente gratuita. Per informazioni: 08331694970 – www.camminidileuca.it.

Taviano – Grande attesa per il secondo meeting “Famiglia inFesta” promosso dalla diocesi di NardòGallipoli, che si terrà dalle 18 alle 22 di sabato 2 giugno nel centro storico di Taviano. Dopo la prima edizione di successo, lo scorso anno presso il parco Don Tonino Bello di Alezio, torna l’evento di incontro tra famiglie, in un clima di festa, che si svilupperà attraverso un percorso itinerante presso le varie parrocchie, momenti di riflessione sulla riscoperta del battesimo, e divertimento per grandi e piccoli. Sono diversi i gruppi coinvolti nell’organizzazione, tra cui l’Azione Cattolica, l’associazione “Rinnovamento nello Spirito”, gli scout e diversi gruppi parrocchiali. Le vie dove si svolgerà il meeting saranno animate dalla storica banda di strada “Zagor Street Band”, mentre in piazza del Popolo, ci sarà l’esibizione musicale degli “Ipergalattici”, che con le sigle dei cartoon uniranno grandi e bambini. Ci saranno pure delle testimonianze di vita cristiana nel rapporto di coppia: la conclusione della serata è affidata all’”Ensemble terra del sole” del maestro gallipolino Enrico Tricarico che proporrà canzoni del repertorio della musica italiana, e al momento artistico-teatrale dell’attore Pierluigi Bartolomei che aiuterà a riflettere sull’amore vissuto in famiglia.

“Ai giovani che stanno per sposarsi io ho sempre detto che il matrimonio è un punto di partenza, e non un punto d’arrivo, che va vissuto con consapevolezza, avvalendosi  anche dell’aiuto, per un cristiano, di una guida spirituale”, dice Luigi Piccolo, 58 anni, sposato da 34 anni e padre di 3 figli, coordinatore diocesano di “Rinnovamento nello Spirito”, oltre che referente diocesano assieme alla moglie della “Pastorale battesimale”. “Il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa – con questo messaggio introduce il programma del 2 giugno don Piero Nestola di Copertino, vicario episcopale per il sociale, apprezzato cantautore oltre che parroco di S. Gabriele a Gallipoli, che prosegue – si tratta di un momento di incontro tra famiglie, in un clima di festa, per continuare a riflettere sulla necessità della riscoperta della “vita battesimale” quale forza rigenerante di ogni realtà familiare”.

Nardò – Il coro polifonico “Schola cantorum San Gregorio Armeno” della cattedrale di Nardò si è aggiudicato il primo premio alla prima edizione del Concerto per l’Incoronata per soli cori tenutosi  il 27 maggio scorso nel Seminario vescovile di Nardò. Organizzato dal neretino Carlo Leone e dal parroco di S. Francesco d’Assisi, don Camillo De Lazzari (foto, di Casarano), il concerto prende il nome dalla chiesa dell’Incoronata che si trova all’ingresso di Nardò ed è stata riaperta al culto nel 2016 dopo essere rimasta per 60 anni in stato di abbandono: “Questa, come le prossime iniziative, è tesa a raccogliere fondi per il recupero strutturale dell’edificio e pei lavori di manutenzione straordinaria – dice don Camillo – ma dobbiamo anche sforzarci a recuperare la memoria e le tradizioni in quella chiesa, tenuto conto che “l’Incoronata” è anche la Compatrona di Nardò. Ecco perché – conclude il parroco – il prossimo appuntamento sarà un concorso letterario sulla storia dell’Incoronata”.

Tornando al concorso del 27 scorso, oltre al coro di Nardò, composto da 25 elementi diretti dal maestro Anna Laterza con la partecipazione dell’organista Cesare Mundo,hanno partecipato anche il Coro femminile “Cecilia Bernardini” presso il Conservatorio musicale di Lecce, il coro “Iubilate Deo” di Casarano e “Luna Nuova” di Alliste.  Pur non formato da cantanti professionisti, il coro di Nardò si è più volte contraddistinto per qualità e bravura soprattutto nelle celebrazioni diocesane e parrocchiali. I coristi neretini hanno portato a casa anche una somma in denaro di 300 euro, una targa ricordo offerta dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Mellone, e un attestato di partecipazione.

Gallipoli – All’ormai scontato “ospedale di primo livello”, il presidio “Sacro Cuore” di Gallipoli aggiunge ora un altro importante tassello: il presidente Michele Emiliano, impegnato in un tour “per tastare il polso della sanità salentina”, è stato oggi a Gallipoli per inaugurare la nuova “Ufa”, cioè  l’Unità farmaci antiblastici per la chemioterapia. Accompagnato dal Sindaco di Gallipoli Stefano Minerva, dai presidenti del Consiglio comunale Rosario Solidoro e della commissione Sanità Titti Cataldi, oltre al direttore generale della Asl leccese, Ottavio Narraci, subito dopo la benedizione del cappellano ospedaliero don Marcello Spada, Emiliano ha visitato la nuova struttura sita al settimo piano della prima torre. La stessa dove il secondo ascensore ha ripreso a funzionare (finalmente) dopo un guasto durato quasi sette mesi.

Il presidente è stato accolto nella sala convegni al secondo piano dagli alunni della Scuola media Polo 2 a indirizzo musicale accompagnati dai maestri Marco Rizzello, Eva Barbetta, Giuseppe Trianni e Pascal Coppola, che si sono esibiti con l’”Inno alla Gioia” di Beethoven e “Barcarola” di Chopin. In una sala gremita di primari, medici e personale infermieristico dei vari reparti  si sono via via susseguiti gli interventi del direttore sanitario Egidio Dell’Angelo Custode, di Serenella Zacà (direttore della farmacia ospedaliera e responsabile della struttura appena inaugurata), del Sindaco Minerva, del presidente della Provincia Antonio Gabellone, del direttore generale dell’Asl. Il capo del governo regionale non ha mancato di fare riferimento alla scelta di “ospedale di primo livello” operata su Gallipoli, in ballo con Casarano.

Tornando alla nuova struttura, vi lavoreranno un farmacista e quattro infermieri preparatori delle 40-50 dosi giornaliere, sia per i malati ricoverati in oncologia che come assistenza ambulatoriale. “E’ una unità all’avanguardia destinata alla preparazione di farmaci antitumorali personalizzati e sicuri. Le Unità farmaci antiblastici – ha affermato Narracci in una nota – rappresentano una realtà importante nello scenario dell’oncologia nel nostro Paese, con un ruolo chiave legato alla sempre maggiore complessità delle terapie antitumorali, che richiedono un’alta specializzazione e strutture adeguate alla loro manipolazione. Una struttura centralizzata può infatti garantire la sicurezza del paziente dal rischio di errori, la sicurezza dell’operatore, migliorare l’appropriatezza prescrittiva e ridurre gli sprechi per il servizio sanitario oltre che quelli di farmaci, in virtù del lavoro sinergico tra clinico e farmacista nella definizione di protocolli e nella calendarizzazione dei pazienti”.

Assente per protesta invece il primario di Oncologia Giuseppe Serravezza che ha dichiarato a piazzasalento: “Quella struttura creata è frutto di anni e anni di nostro lavoro, ma perché non resti una cattedrale nel deserto, occorre che venga contestualizzata in un ambito coerente con quella struttura, risparmiando così anche sulle spese sanitarie”. Il riferimento è alle pazienti affette da tumore alla mammella, che vengono operate con aggravi di costi in strutture private (oltre al “Fazzi” di Lecce, in provincia c’è solo la clinica “Città di Lecce”) quando invece “ad esempio – suggerisce Serravezza – potrebbe essere potenziato il reparto di Chirurgia esistente nel nosocomio gallipolino con le sale operatorie in attesa di ultimazione”. “Invece di potenziare le strutture già esistenti – conclude l’oncologo – si avviano servizi che alla fine serviranno per la chemioterapia degli anziani?”.

Subito dopo Gallipoli, l’”ispezione sanitaria” di Emiliano è proseguita per Martano, dove da poco al preesistente poliambulatorio,  è stata aggiunta una nuova ala comprendente ambulatori specialistici, nuovo centro dialisi, mammografo di ultima generazione e reparto di radiodiagnostica con risonanza magnetica. Ha concluso il tour salentino a Lecce, con un sopralluogo nel cantiere del Dipartimento emergenza accettazione (Dea) del “Vito Fazzi”.

Gallipoli – E’ ormai scontato il riconoscimento di “ospedale di primo livello” col piano di riordino ospedaliero e probabilmente anche l’arrivo della Scuola di medicina, ma per il “Sacro Cuore” di Gallipoli non mancano le proteste dell’utenza, puntualmente riferite a piazzasalento, con riferimenti precisi e verificati. E, purtroppo, non nuovi. Sono recentissimi i problemi di lunghe code in un ambiente senza finestre e (da quasi tre anni) senza aria condizionata: La sala si trova al secondo piano della Torre B, dove sono ubicati gli ambulatori collegati ai vari reparti ed al Centro Trombosi.

All’apparenza l’ambiente è accogliente e confortevole, con numerose poltroncine ed un televisore per rendere meno snervante l’attesa. Che forse sarebbe pure sopportabile se ci fossero sempre due infermiere (e non una soltanto per via di assenze a vario titolo e senza rimpiazzi) e se almeno funzionassero – soprattutto in questi caldissimi mesi – almeno quelle due bocche dei condizionatori, comunque assolutamente  sottodimensionati per un ambiente così ampio. “Ma certi giorni, anche d’inverno, l’ambiente è così surriscaldato che l’aria diventa irrespirabile”- aggiunge un paziente in attesa della somministrazione medica quotidiana, mentre numerosi altri sono in attesa del prelievo del sangue. “Non mancano i casi di persone che si sentono male a causa dell’aria consumata – continua il racconto del testimone – ma per fortuna non sempre è così: ci sono infatti giorni più tranquilli”.

“L’altro giorno ho accompagnato mio padre per una visita di controllo: pur seriamente malato, non si trovava una sedia per farlo accomodare, nemmeno a pagarla – riferisce una lettrice – c’era una sola infermiera e una sala d’attesa gremitissima di persone, a tener testa a tutti, sia ai pazienti che al medico. Alla fine siamo riusciti ad andar via  ben oltre l’orario indicatoci per la visita”. Pur tra tante bocche cucite da parte degli operatori sanitari, non manca chi risponde alle domande: “E’ vero quanto lamentano i pazienti – dice un’infermiera – tante volte io stessa lascio aperta finestra e porta della mia stanza, nel tentativo di  far circolare un po’ di aria in più; anche la direzione sanitaria  è intervenuta più volte per porre rimedio al problema, ma senza grossi risultati. Certo se ci fosse un po’ più di personale, almeno le attese sarebbero  più contenute, ma da parte nostra si fa quel che si può”, conclude. L’ortopedico, dottore Giuseppe Colì, tra un paziente e l’altro, prova a minimizzare ma alla fine il problema degli organici rispunta, anche perché – alle già numerose  visite giornaliere, tra medicature di ferite e gessi – ora si sono aggiunti anche i pazienti che vengono dal vecchio ospedale: “Il collega (il dottore Ninì Coluccia, ndr) è andato in pensione e ora debbo far fronte anche il suo lavoro, ma con l’aiuto di Dio andiamo avanti ugualmente”, taglia corto.

Gallipoli – Nel Consiglio di amministrazione dell’Università del Salento, a seguito delle votazioni appena concluse, entra uno studente gallipolino: è Francesco Pio Liaci (foto), 22 anni, iscritto a Economia aziendale. E’ il primo universitaro della città jonica, elezione con primato insomma. Liaci, fresco di campagna elettorale con l’associazione Link (orientamento di centrosinistra), sembra avere le idee chiare su quanto vorrebbe fare: “La rappresentanza negli Organi di gestione è uno strumento fondamentale per portare avanti le nostre battaglie quotidiane – afferma orgoglioso per il risultato raggiunto – per agevolare la vita degli studenti, garantire il diritto allo studio e migliorare la didattica, temi sui quali ho avuto modo di formarmi  nel corso di questi anni militando all’interno della mia associazione. L’Unisalento è la sede della Scuola superiore Isufi, una delle sette scuole di alta formazione operative in Italia e unico centro presente nel territorio meridionale. Polo di eccellenza per la ricerca e la didattica, l’Isufi – prosegue Liaci – necessita di investimenti strutturali e interventi di potenziamento per restituire valore e prestigio ai percorsi di formazione che offre”.

Nota dolente per l’Ateneo salentino è, secondo Liaci, “l’ingente numero di docenze a contratto, principale causa non solo della frammentazione dell’offerta formativa, ma anche di un cospicuo esborso di denaro (ben 220mila euro nell’ultimo anno), su cui occorre intervenire urgentemente”. “Obiettivo prioritario – sostiene il neoeletto – sarà quello di garantire il diritto allo studio, alla mobilità e alla libera fruibilità degli spazi universitari, innalzando a 23mila euro la no tax, erogando borse di studio in tempi brevi e aprendo alcuni “Studium 2000” in ore serali e nei weekend”. Con riferimento infine alla situazione sociopolitica nazionale, Liaci conclude con una promessa: “Voglio ridare dignità ai soggetti in formazione”.

A lui e a tutti gli altri eletti sono giunte le congratulazioni del rettore Vincenzo Zara e l’augurio di buon lavoro: “Sono molto soddisfatto del risultato di queste elezioni telematiche per il rinnovo delle rappresentanze studentesche di Unisalento – tutte le operazioni di voto si sono svolte in maniera corretta. L’affluenza del 33% alle urne conferma che la popolazione studentesca è molto attenta alla vita del nostro Ateneo e intende parteciparvi in maniera attiva. Un dato questo molto positivo, mai negli ultimi anni si era raggiunta una tale percentuale. Nel 2016 nonostante gli aventi diritto al voto fossero, anche solo per una manciata, numericamente superiori a quelli di queste elezioni (16.763 rispetto ai 16.750), i votanti furono circa il 27%. Questo ritrovato entusiasmo, questa ampia e concreta manifestazione di democrazia invece, è il simbolo che i nostri studenti hanno a cuore Unisalento e se ne sentono parte integrante”.

 

 

 

Gallipoli – Con l’approssimarsi dell’estate, ritorna d’attualità l’annoso dilemma dei divieti per gl’incalliti frequentatori della scogliera di scirocco nel tratto delle due grotte “del diavolo” e “dei monaci”: come poter prendere la tintarella e tuffarsi in mare, senza infrangere la legge? Alla base della querelle vi è infatti una diversa regolamentazione di quel tratto, con provvedimenti autorizzativi da un lato e restrittivi dall’altro.

Intanto va detto che sin dal 2016 c’è un’ordinanza (la n. 49) della Capitaneria di Porto, quale polizia marittima, che interdice in quel tratto di scogliera “sia il transito che la sosta” a chiunque; il Comune aveva installato infatti ben visibili i paletti di divieto. Ma nello stesso tratto lo stesso Comune ha autorizzato, a seguito di una perizia geologica, il rinnovo dell’autorizzazione ad installare, come per gli anni passati, delle giostre per bambini.  Lo stridio tra i due atteggiamenti, dal punto di vista burocratico legittimi, appare evidente. “Per quale arcano motivo il divieto vale solo per noi?”, si chiedono nuovamente i bagnanti affezionati, segnalando l’apparente enigma a piazzasalento.

Non vi è nulla di misterioso, in quanto i giostrai hanno sempre goduto di regolare autorizzazione comunale stagionale rilasciata dal dirigente dell’ufficio tecnico ing. Giuseppe Cataldi (ora in pensione): da ultimo, l’anno scorso a seguito di perizia geotecnica a firma di Gianluigi Barone (di recente nominato gestore provvisorio del Parco naturale di “Punta Pizzo-Isola Sant’Andrea”) e Antonio Inguscio, entrambi di Nardò, a integrazione di altra perizia precedente a firma del geologo Marcello De Donatis di Ruffano, che esclusero pericolo di crolli. Intanto però i paletti con i cartelli di divieto in più lingue fanno ancora bella mostra di sé: “Se le perizie rassicuranti valgono per le giostre – sottolineano i bagnanti – a maggior ragione dovrebbero valere anche per quello sparuto numero di bagnanti habitué della scogliera di scirocco. Durante la precedente stagione estiva, apparve chiaro il controsenso tanto che dal Comune, dopo avere interpellato gli uffici competenti, parve di capire che sarebbero stati rimossi.

Invece non è accaduto nulla. Spiega il perché l’assessore al Demanio, Dario Vincenti. “Ho sentito sull’argomento e sulle ultime istanze il competente ufficio tecnico. Il pericolo di crollo non riguarda la zona su cui insistono le giostre, ma solo quella poco più distante, che s’affaccia direttamente sul mare”. Basta poco, giusto qualche metro e il pericolo per l’incolumità pubblica si materializza. I bagnanti incalliti sono avvertiti.

Gallipoli – Particolarmente partecipata stamattina la seconda edizione della “Gallipoli Run – Corri per la ricerca” svoltasi in località Torre San Giovanni. Organizzata dalla Lega Tumori di Lecce, a sostegno del “Centro Ilma” e patrocinata da Fidal e Coni, vi hanno partecipato complessivamente oltre 2mila atleti.
Primi a raggiungere il traguardo della 10mila metri (sono stati 515 i runners iscritti) Francesco Quarato, della Team Pianeta Sport di Massafra con 33:35 e Emanuela Gemma, della Tre Casali di San Cesario, che ha così registrato il nuovo record della manifestazione con 38:51 .
Grande partecipazione anche per le altre due gare non competitive, con quasi 1.500 iscritti: tra di essi anche il Sindaco Stefano Minerva accompagnato dalla madre Maria Rosco, il direttore scientifico Lilt provinciale Giuseppe Serravezza di Casarano e il presidente nazionale Francesco Schittulli, presenti poi all’arrivo degli atleti assieme alla presidente Marianna Burlando. L’Istituto comprensivo 2° Polo (dirigente Lucilla Vaglio di Nardò) si è conquistata una targa per l’alto numero di alunni partecipanti (oltre 100). A chiusura della manifestazione, la presidente Burlando ha dichiarato: “Una corsa per conservare la salute e fare in modo di non ammalarsi. Ai ricercatori del nascente Centro Ilma i partecipanti alla GallipoliRun affidano la tutela della Salute, a loro chiedono la comprensione delle cause oncoambientali locali e la conseguente applicazione dei risultati evidence based per rimuovere le fonti e le contaminazioni che si correlano alle patologie tumorali”. Come si ricorderà, Gallipoli Run sostiene la prevenzione primaria, attraverso la ricerca delle cause alla base della genesi dei tumori. “Il Centro Ilma è in fase di costruzione, ma la ricerca è già iniziata”, fanno infatti sapere gli organizzatori.

Gallipoli – E’ stata presentata questa mattina nella sala conferenze del Rivellino la seconda edizione di “Gallipoli Run”, evento promosso da Lega Italiana Tumori di Lecce in collaborazione con la società gallipolina di atletica “Anxa”, in programma domenica 20 maggio a Lido San Giovanni. Inserita nel calendario sportivo nazionale “Fidal 2018”, la manifestazione rientra nella campagna di fundraising “Io sostengo il Centro Ilma” promossa per finanziare il nascente Istituto scientifico di ricerca delle cause ambientali dei tumori, in fase di realizzazione sulla strada provinciale che collega Gallipoli ad Alezio.

La maratona, con partenza alle 8,30 dalla “Torre La Pedata”, si svilupperà lungo un percorso di 10 km per i professionisti e le associazioni sportive, ed la “Family Run”, gara di 5 Km rivolta a tutti. Vi è pure una maratonina di 2 chilometri per bambini fino a 12 anni e per mamme con passeggini al seguito, “che preferiscono vivere una camminata usufruendo di un percorso più corto, con vista interamente sul mare”, fanno sapere gli organizzatori. Sono oltre 600 gli atleti sinora iscritti alla gara che ha ottenuto il patrocinio della FIDAL e del CONI. Ben 900 sono invece, al momento, gli iscritti alla camminata ludico-paesaggistica non competitiva di 5 chilometri.

Presenti alla conferenza stampa il sindaco di Gallipoli Stefano Minerva, nonché il vicepresidente e il direttore scientifico Lilt Antonio Micaglio e Giuseppe Serravezza, che hanno relazionato sullo stato di avanzamento dei lavori del “Centro Ilma” e sulle finalità scientifiche della struttura, “che dovrebbe iniziare ad operare a pieno regime entro un anno e mezzo, al massimo due, e che si dedicherà alla ricerca sui fattori di rischio oncologico gravanti sul territorio salentino”. “LILT di Lecce utilizzerà il fundraising derivante dalla manifestazione di domenica per continuare a finanziare borse di studio in favore di giovani ricercatori da impegnare nell’ambito del progetto di ricerca “GENEO”. Il Centro Ilma è in fase di ultimazione ma la ricerca è già iniziata e prosegue”, ha detto Serravezza. Non sono mancati i riferimenti alla “drammatica impennata nel Salento dell’incidenza e mortalità in campo oncologico”, “nel silenzio assordante degli Organi di informazione e delle Istituzioni”, ha concluso Serravezza. Snocciolando i dati scientifici rilevati monitorando l’ambiente, di cui il giornale della “Lega contro i tumori” parlerà nel prossimo numero di giugno, si è parlato pure di “Xylella fastidiosa” e dell’uso indiscriminato dei fattori inquinanti, quali i pesticidi, che un recente decreto ministeriale (il decreto “Martina”) ha reso  obbligatori: a tal proposito, a margine dell’incontro, il sindaco Minerva ha reso noto di avere firmato già ieri un’ordinanza con cui vieta a scopo cautelativo e in via precauzionale  l’uso in agricoltura di pesticidi e prodotti fitosanitari (neonicotinoidi ed erbicidi).

Gallipoli – Appuntamento importante il 26 maggio al Conservatorio di Venezia per la gallipolina Ilaria Mancino che in collaborazione con Fabio Iaci (Bologna) farà ascoltare la voce di Gallipoli nell’ambito della Giornata dedicata al paesaggio sonoro “écouter le monde” (ascoltare il mondo) coordinata da Monica Fantini di Radio France e Paolo Zavagna. “Fonitufaru (voci del faro), così s’intitola il lavoro della Mancino ed è una soundscape composition della durata di 15 minuti che espone la “voce” dell’isola di Sant’Andrea. La rappresentazione è accompagnata da un video in cui l’immagine del faro resta immobile in un virare dei colori che evoca lo scorrere delle ore e del tempo. “In greco luce, φως e voce, φωνή hanno una radice simile a indicare la sorgente affine in queste due entità che identificano e consolano, e che sono alla base della nostra esistenza. – spiega Ilaria Mancino – i sussurri e le grida dei suoi venti, le voci dei suoi animali, le storie dei suoi antichi abitanti, costituiscono gli elementi di un quadro sonoro dell’isola che si modifica nel tempo delle stagioni, rivelando l’anima di questo territorio sospeso tra cielo e mare”.

La giornata di studi prevede oltre alle installazioni anche concerti, proiezione di documentari e una tavola rotonda durante la quale la Mancino presenterà il progetto di mappatura acustica “Suoni di Gallipoli e del Salento”. Questa iniziativa, patrocinata dal Comune di Gallipoli e dalla Provincia di Lecce, è orientata alla creazione di un archivio dei suoni del territorio, alla creazione di installazioni sonore e sensibilizzazione al paesaggio sonoro dal punto di vista salutistico, ambientale e storico-sociologico.

Suoni di Gallipoli e del Salento però non è solo un archivio ma è una rete di operatori che riconoscono l’importanza dell’archiviazione sonora e della tutela dello spazio acustico e che si coordinano per realizzare progetti che valorizzino il territorio, la sua storia e i suoi suoni. Partecipano al progetto coordinato dall’associazione Sounday, il Parco regionale litorale Punta Pizzo e isola Sant’Andrea, Legambiente, Kayak club Gallipoli, il Castello di Gallipoli e Cantina Coppola. “Ne ascolterete delle belle” dicono accattivanti Mancino e Iaci, che descrivono l’isola e il suo faro che (si ricorderà) nel 2016 ha superato il secolo di vita ed è stato festeggiato a Gallipoli con una serie di eventi inseriti nel cartellone “Giubileo della Luce”: solo “Fonitufaru”, per una serie di incomprensibili circostanze, non fu portata in scena. Così Ilaria Mancino conclude la presentazione del suo lavoro: “Un’isola solitaria in mezzo al mare, ma a solo un miglio marino dalla spiaggia e dalla città. Isolata quanto basta da poter fornire protezione agli uccelli marini in riproduzione, strategico approdo per le faticose rotte migratorie, vicina alla terra quanto basta per essere un punto di riferimento per gli uomini”.

Gallipoli – Si è tenuta ieri alle 19, nella chiesa di S.Antonio una messa in suffragio del padre salesiano don Galliano Basso scomparso il mese scorso: nato a Venosa (Potenza) il 28 ottobre 1929, era  arrivato a Gallipoli nel 1955 fresco di ordinazione sacerdotale per poi restarvi 4 anni appena, ma sufficienti per lasciare una vasta impronta della sua persona. Figura certamente carismatica, di don Basso, nonostante i 60 anni e più trascorsi, se ne ricordano ancora a Gallipoli: è bastato infatti un semplice manifesto perché tanti di quei giovani educati alla Scuola salesiana negli anni  a cavallo tra il 1950 e ‘60 si ritrovassero nella chiesa di S. Antonio, che sorge proprio nei luoghi che li aveva visti crescere all’ombra di don Galliano. E se Gallipoli è divisa tra favorevoli e contrari alla dismissione dell’ex edificio dei “Salesiani”, è unanime invece il ricordo più che positivo sull’opera svolta dai Salesiani nei 9 anni, dal 1955 al 1964, di loro presenza a Gallipoli.

Mimino Urso, ex ufficiale di Stato civile di Gallipoli, ricorda con nostalgia, quando allora quindicenne, lui come tanti altri giovani di Gallipoli vecchio, raggiungevano a piedi o in bicicletta il maestoso edificio dei Salesiani, dove c’erano ben sei sacerdoti pronti ad accoglierli: “Era l’unica possibilità di svago – ricorda – e don Basso sapeva come prenderci per il verso giusto, chi a giocare a pallone, chi ad imparare l’uso degli strumenti musicali, chi ad approfondire gli studi classici o scientifici  e chi ad esercitarsi per poi diventare un bravo artigiano. Noi siamo profondamente grati per la formazione che ci è stata data in quegli anni”, conclude. Uno di quegli allievi di allora, oggi è padre salesiano e nemmeno lui è voluto mancare all’appuntamento di ieri: don Giorgio Micaletto ha infatti presieduto la Messa, concelebrata da don Francesco Fiore (Racale) e dall’ex parroco di S. Antonio, don Antonio Pisanello (Sannicola), quest’ultimo distintosi sempre in difesa e del realizzatore dell’opera (il canonico don Sebastiano Natali) e dei padri salesiani. “Siamo qui per ricordare una figura di sacerdote che ha educato un’intera generazione di giovani dal 1955 al 1964 – ha detto don Micaletto e poi rivolto direttamente allo scomparso – noi non ti abbiamo seppellito perché per te ci sarà sempre un posto nel nostro cuore”. Alla fine non è mancata, la consueta foto di gruppo.

 

Alessano – Ma è stato casuale, dopo il 20 aprile e Papa Francesco sulla sua tomba ad Alessano, questo ritorno di diffuso interesse per don Tonino, o le innumerevoli iniziative in suo nome e sui suoi pensieri, da Milano a Leuca, sono i frutti che periodicamente riemergono e si rilanciano, gettando l basi di altri incontri? O, ancora,  è semplicemente la risposta, sotto varie forme e con diverse modalità, all’invito di Francesco di “raccogliere ciò che don Tonino ha seminato” e continua a seminare da quella tomba orizzontale, terra terra, anch’essa lontana mille miglia dalla monumentalità di certi sepolcri? Cosa dicono, in questo attualissimo florilegio di scritti belloniani, coloro che lo hanno conosciuto a lungo e da vicino, testimoni e prosecutori, ed anche coloro che sono arrivati a scoprire questa sorgente di ispirazione un po’ dopo?

“Parla alla Chiesa ed anche al mondo” “E’ un profeta che parla nella Chiesa, ma anche al mondo” è il pensiero di monsignor Vito Angiuli, vescovo della diocesi di UgentoSanta Maria di Leuca, il quale nel saluto a Papa Francesco ha auspicato, rimarcandolo più volte, l’elevazione all’onore degli Altari di don Tonino Bello. Secondo mons. Angiuli, il 20 aprile ha rappresentato un punto d’arrivo con riferimento alla sua Beatificazione, perché Papa Francesco in preghiera sulla tomba di don Tonino ha messo il sigillo anche sull’insegnamento, sulla testimonianza di vita e sul riconoscimento delle sue virtù eroiche, propedeutico al riconoscimento di santità, di cui si sta già occupando la  Congregazione per la Causa dei Santi. “Punto di partenza – prosegue il presule – anche per noi come Chiesa che ora dovremo conformare la nostra vita agli insegnamenti di don Tonino; ma punto di partenza anche per la società civile, perché la voce di don Tonino è rivolta anche a loro, quando parla di poveri, di giustizia e di pace”. In un intervento sulla Gazzetta del Mezzogiorno, il vescovo ha richiamato le immagini principali disegnate da don Tonino nella sua visione generale: la Chiesa del grembiule, l’albero piantato in cielo, il viaggio, la tenda, il pronto soccorso: “La Chiesa disegnata e insegnata da don Tonino non è una povera Chiesa ma una Chiesa povera e bella, una Chiesa che vive tra il cielo e la terra, felice di adorare Dio e di condividere le gioie e le speranze del mondo”.

“Annunciare, denunciare, rinunciare” Don Salvatore Leopizzi è parroco a Gallipoli nella chiesa di S. Antonio, dove è di casa “l’accoglienza degli immigrati, ma, secondo l’insegnamento di don Tonino che accoglieva in episcopio gli sfrattati e i senzatetto, anche di persone con difficoltà abitative”. Si chiama Casa di seconda accoglienza AgaPolis il centro a loro riservato ed ospita una ventina di persone.  Amico della prima ora di don Tonino, più che seguace, don Salvatore è un suo  “devoto”  (come egli stesso si definisce) oltre che autorevole esponente di Pax Christi di cui  il vescovo dei poveri fu presidente nazionale sino alla fine dei suoi giorni. “Non sapevamo  ancora della venuta di Papa Francesco, quando organizzammo l’appuntamento per il 25° di don Tonino, a Molfetta. Per non perderci gli incontri di Alessano e Molfetta col Papa – racconta don Salvatore –  il convegno si è poi tenuto il 21 e 22 aprile”. “Le radici di sogni diurni” il tema della due giorni“ è stato il tema. “Sogni diurni è un’espressione tipica di don Tonino – spiega il parroco gallipolino – quando si riferiva a quei sogni che si possono e si debbono realizzare; “le radici” invece sono ciò da cui attingere. Degli insegnamenti di don Tonino uno non può più farne a meno una volta che li ha conosciuti”. Più che abbandonarsi alla nostalgia del passato, ora è necessario guardare avanti: “Chi lo ha conosciuto non può esimersi dall’essere  “artigiano di pace” – dice – ma secondo i verbi trinitari di don Tonino, si deve annunciare, denunciare e rinunciare: annunciare come si annuncia la buona novella del Vangelo; denunciare tutto ciò che deturpa l’uomo nella sua dignità di creatura a immagine di Dio: e se non lo fa  la Chiesa – si chiede – viene meno a un suo preciso compito. Infine la Chiesa deve rinunciare ai segni del potere per poter acquisire il potere dei segni: la Chiesa della Stola e del grembiule, insomma. In conclusione, una Chiesa  “povera per i poveri”, come la prefigurava ieri don Tonino Bello e come la vuole oggi la Chiesa di Papa Francesco’”.

“Fare del 20 aprile la Giornata della Pace” Come donna di questa terra, il Sindaco di Alessano Francesca Torsello non si lascia andare all’ autocompiacimento per la bella riuscita dell’evento di valore nazionale ed oltre, ma già pensa al futuro, accogliendo così l’esortazione di Papa Francesco: “Prega per me e coraggio, vai avanti”, le ha detto sul palco a ridosso del cimitero. Così, ha già preso contatti con don Luigi Ciotti di “Libera”, con gli esponenti di “Pax Christi” e con altre organizzazioni umanitarie, perché il 20 aprile, da qui in poi, segni  “una via di non ritorno”. Pensa già al nome da dare a quella data il Sindaco, anche se c’è ancora tempo: “Giornata della Pace”, così lo  vorrebbe intitolare, un appuntamento in cui il tema dominante sia la pace, ma non solo “perché non ci può essere pace senza giustizia sociale”. “Mi piacerebbe che quell’enorme spiazzo accanto al cimitero, che venerdì scorso ha accolto migliaia di giovani, diventi ora il luogo da cui, in nome di don Tonino parta forte il messaggio e l’auspicio di pace”. In nome di un Salento conosciuto come ponte per i popoli, piuttosto che muro.

“Uno dei suoi sogni diurni: essere contemplAttivi” “Mi sembra un sogno. Stento ancora a crederci che anche Papa Francesco sia venuto sin qui, ad Alessano, per pregare sulla sua tomba: è l’ennesimo regalo di don Tonino”, confida  emozionato Giancarlo Piccinni, presidente della omonima Fondazione. Proprio il sodalizio è stato il motore e comunque il partecipante atteso in numerose manifestazioni, da Bari a Milano, dalla Marcia della Pace da Alessano a Leuca ed altre. “A volte – confessa – ci prende la struggente nostalgia del passato, quando aiutava noi giovani a scoprire gli aspetti migliori della vita, ma poi debbo ammettere che, in questi 25 anni, don Tonino  non ci ha mai lasciati soli, nemmeno per un istante, ed ha continuato a seguirci e a ispirarci”. Passata la grande emozione per la buona riuscita dell’evento indimenticabile, come Fondazione ”proseguiremo nel nostro impegno perché il messaggio  di don Tonino sia ulteriormente divulgato e studiato, non solo come momento culturale e spirituale, ma anche come impegno nel sociale, nelle scuole e nei  luoghi dove si vorrebbe mettere in discussione ed è in pericolo la dignità dell’uomo”, conclude Piccinni..

Nardò – Confraternite in cammino “per vivere e testimoniare il Battesimo”. Per il decimo anno le 54 confraternite che operano nel territorio diocesano di Nardò-Gallipoli si sono riviste a Nardò il 30 aprile e il primo maggio scorsi. Durante la prima giornata, dopo il saluto del vescovo mons. Fernando Filograna, nel seminario vescovile si è tenuta una tavola rotonda cui hanno partecipato il direttore dell’ufficio liturgico don Francesco Martignano (Parabita), i vicari episcopali per l’evangelizzazione mons. Piero De Santis (Copertino) e per gli affari amministrativi e legali don Luca Albanese (Casarano). Il primo maggio, invece, dopo il raduno nella chiesa di S.Maria degli Angeli, un lungo corteo di confratelli coi caratteristici abiti e le proprie Insegne, si è snodato per le strade neretine sino alla cattedrale, dove alle 11 il vescovo di Castellaneta mons. Claudio Maniago ha concluso la manifestazione, celebrando la Messa.

Viva soddisfazione per il risultato raggiunto: “È un appuntamento che ripetiamo ogni due anni – ha affermato il direttore diocesano dell’Ufficio Confraternite diacono Luigi Nocita, già preside nelle scuole medie e con una lunga esperienza nel mondo confraternale – per recuperare le ragioni del nostro stare insieme e fare fraternità e comunità. Per rinverdire le motivazioni del nostro essere confraternita in un mondo sempre più esigente e assetato di umanità». Più che positivo il giudizio anche dei diretti interessati. Secondo Fabio Cavallo, priore della Confraternita dell’Immacolata di Casarano (istituita nel XVII secolo, conta circa 500 aderenti tra confratelli e consorelle) “il fatto stesso che le confraternite sopravvivano nel tempo e godano ottima salute è fortemente significativo della loro importanza. Sono le confraternite infatti che hanno tramandato sino ad oggi – prosegue Cavallo – tradizioni ultracentenarie che, diversamente sarebbero andate perdute. E’ per questa ragione – dice – che attingendo dal nostro passato, abbiamo ancora tanto da dare e da dire, non solo nella Chiesa, ma anche nella società civile”.

Nardò – Presieduti dal vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, monsignor Fernando Filograna, si sono svolti questa mattina alle 10, nella cattedrale di Nardò, dove ricopriva l’incarico di presidente del Capitolo, i funerali di don Gino Gregorio di Gesù (foto). Nato il 16 gennaio 1931 a Nardò, ha studiato presso il Seminario vescovile di Nardò, completando la formazione teologica presso il Seminario regionale San Pio X a Chieti.

Ordinato sacerdote il 29 giugno del 1954 dal vescovo Corrado Ursi, don Gino ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui quello di direttore diocesano dell’Ufficio Matrimoni, di docente di religione negli Istituti superiori di Casarano e Nardò, e di assistente diocesano di Azione cattolica. E’ stato anche vicario parrocchiale presso la Chiesa del Carmine di Nardò.

“Nei suoi 64 anni di ministero –come si legge nella nota della diocesi che ne ha annunciato la scomparsa – ha lasciato un segno indelebile nel cuore di numerosi laici e presbiteri. Nell’ultimo periodo don Gino ha affrontato con dignità l’esperienza del dolore, affidando sempre al Signore la sua sofferenza come offerta per il bene della santa Chiesa.”

Gallipoli – Perché un esponente di Chiesa, vescovo, inserito nei piani alti della gerarchia ecclesiastica, è diventato così popolare ed amato nonostante sia scomparso da ormai ben 25 anni? In suo nome si organizzano circoli, scuole, associazioni, manifestazioni sportive come quella intitolata “Corri e cammina con don Tonino”, una gara podistica che si terrà ad Ugento il 29 aprile. La risposta che danno quanti hanno conosciuto e studiato l’opera di don Tonino, come don Salvatore Leopizzi di Gallipoli ha condiviso molte esperienze, è univoca: “Quello che lo ha reso famoso da vescovo, noi lo avevamo già vissuto quando era ancora parroco a Tricase – risponde tra altri Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione “don Tonino Bello” – e lui a quell’incarico di vescovo non ci teneva proprio, tant’è che vi aveva rinunciato per ben due volte. Ha sempre aperto la sua casa ai poveri ed anzi, per non metterli a disagio, era lui stesso ad aprirgli la porta”.

Antesignano del “popolare” Papa Francesco  “Già prima di Papa Francesco ha inaugurato la “Chiesa in uscita”, o come la chiamava lui la “Chiesa del grembiule”, dice don Mimmo Amato di Molfetta, vice postulatore della causa di beatificazione. Agli immigrati, che già allora erano vissuti in parte come un problema, don Tonino inviò una lettera: “Perdonaci –scrisse don Tonino – se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Ci manca ancora l’audacia di gridare che le norme vigenti in Italia non tutelano i più elementari diritti umani e sono indegne di un popolo libero come il nostro”. “La sua però non è stata un’ideologia – mette in guardia il vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca mons. Vito Angiuli – ma è coraggioso annuncio del Vangelo”.

“Basilica maggiore e Basilica minore” In occasione dell’elevazione a Basilica Minore del Santuario della Madonna dei Martiri a Molfetta, come racconta lo stesso don Tonino,  uno dei giovani presenti alla cerimonia gli chiese il significato di Basilica Minore: “Non sapevo rispondere. Allora ho detto: “Basilica significa Casa del Re; questa si chiama Basilica minore perché è di pietra. Tu, invece (rivolto al giovane), sei Basilica Maggiore. Quando è terminato il dibattito –prosegue il racconto del presule – mi sono avviato a piedi verso l’episcopio. Pioveva. Mi ha raggiunto alle spalle un’auto piena di giovani che mi hanno chiesto se volessi salire. Ho accettato il passaggio e ci siamo mossi verso l’episcopio. Era quasi mezzanotte. Quando siamo arrivati nei pressi della mia residenza, mi sono accorto che, appoggiato al portone d’ingresso, c’era un uomo. Si chiamava Giuseppe, un avanzo di galera, un pover’uomo che ormai si era dato all’alcool e al vizio; adesso è morto, ma veniva sempre in episcopio, sul far della sera. Quella volta aveva tardato. Stava riverso, lì davanti, con la bottiglia dell’ubriachezza, con la barba ispida… I ragazzi hanno fermato la macchina. Quello che guidava mi ha detto: “Vescovo, Basilica Maggiore o Basilica Minore?”. Ho risposto: “Basilica Maggiore, Basilica Maggiore!”. E l’abbiamo portato su a dormire”.

Santo sì, ma sino ad un certo punto La vita dei santi (nell’immaginario collettivo don Tonino già lo è) è fatta anche di fragilità e debolezze umane. Naturalmente ne parla anche lui. “Stavo per andare a celebrare la Cresima. Ero in ritardo. Sento suonare all’ episcopio! Anche oggi che è domenica!, esclamai. Apro la porta. C’era una signora con la sua bambina, con l’abito da prima Comunione. Subito le dico: «Signora, anche oggi! Sei già venuta ieri! Che cosa vuoi?», le ho rinfacciato con delicatezza episcopale: «Che cosa vuoi di più! Le scarpette le abbiamo prese alla bambina; l’abito te lo ha dato il parroco don Raffaele. Cosa vuoi ancora?». Allora lei ha detto: «Fammi parlare!». «Adesso ho da fare, devo andare per celebrare la Cresima. Basta, mi hai seccato!». «Fammi dire una parola», ha insistito. «Che cosa vuoi?». «Siamo molti nella nostra famiglia». «E allora?». «Non ho i soldi per pagare il ristorante per tutti». «Vuoi che ti paghi pure il ristorante per i tuoi parenti?” ho proseguito stizzito. «No, no, fammi parlare» Ha tirato fuori il fazzoletto e mi ha detto: «Siccome i soldi che ho raccolto non bastano per tutti, tienili tu per i marocchini». Mi ha lasciato il fazzoletto e se ne è andata con la bambina con l’abito da sposa. Ed io sono rimasto con quel fazzoletto in mano. L’ho aperto. C’erano, mi ricordo, 63.000 lire, a mille a mille. Se in quel momento si fosse aperta una voragine e mi avesse inghiottito – conclude – sarei stato più felice.”

Don Tonino e il ministro della Difesa Pochi giorni prima di morire, fu ospite di Michele Santoro nella trasmissione televisiva su Rai3 “Samarcanda”: tema della serata era l’obiezione di coscienza (un mese prima aveva capeggiato assieme a mons. Luigi Bettazzi la Marcia di Sarajevo) e al Ministro della Difesa che lo invitava ad interessarsi di piuttosto di questioni di chiesa, don Tonino replicò che, proprio perché “Uomo di Chiesa” aveva il  dovere di  parlare  alla coscienza degli uomini, soggiungendo “che vuole che mi interessi solo di quanti ceri accendere sull’altare o del colore dei paramenti liturgici? A distanza di 25 anni, di don Tonino Bello nato ad Alessano si parla ancora, anzi è prossimo agli onori degli Altari: di quel ministro non si ricorda quasi più nessuno.

Gallipoli – Interessante iniziativa diocesana di Nardò-Gallipoli domenica 15 a Gallipoli. Dalle 19 alle 22 con partenza dal “mercato coperto” nella centralissima piazza Imbriani, tutti alla scoperta delle “vie di bellezza sul tema dell’amore e dell’affettività, con brevi spettacoli, mostre, proiezioni, preghiera, nelle caratteristiche chiese e corti del centro storico di Gallipoli”: questo in breve l’invito rivolto soprattutto ai giovani, e non solo. L’evento “WOW – percorsi di bellezza alternativa” è promosso dall’Azione cattolica, presieduta a livello diocesano da Andrea Bove di Matino (nella foto), dal Servizio diocesano di Pastorale giovanile diretto da don Antonio Perrone di Nardò, dalla cattedrale di S.Agata guidata da don Piero De Santis di Copertino e col patrocinio del Comune di Gallipoli. Si tratta di “un percorso a tappe, da vivere a piedi – fanno sapere gli organizzatori – In ogni tappa, sarà possibile entrare in relazione con una forma artistica particolare che ci insegnerà come parlare e custodire l’amore. Sarà un’esperienza di cultura e fede – proseguono – in cui, attraverso “le vie della bellezza”, si potrà vedere la bellezza della vita cristiana, così come Papa Francesco ci ha indicato in “Amoris Laetitia”. Per l’occasione, resteranno aperte tutte le chiese (nove solo quelle delle Confraternite), e alcuni luoghi d’arte. All’inizio del percorso sarà possibile ritirare la mappa con tutte le esperienze artistiche proposte e scegliere liberamente a quale avvicinarsi e costruire il proprio percorso di bellezza. Per informazioni: mail a giovani@acnardogallipoli.it o su Facebook @acnardogallipoli

Voce al Direttore

by -
Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...