“Arcobaleno su Tanzania” al “Quinto Ennio” di Gallipoli

GALLIPOLI. Il triennio dell’Istituto Superiore “Q. Ennio” di Gallipoli (indirizzi Scienze Umane e Linguistico) ha preso parte pochi giorni fa ad un incontro con il prof. Giovanni Primiceri e la prof.ssa Paola Tricarico, sostenitori del progetto “Arcobaleno su Tanzania”.
Riportiamo il contributo della studentessa Rosamaria Capani, classe III A Liceo delle Scienze Umane.

In questa parte del mondo: povertà, fame, educazione e sanità sono problemi gravi, l’uno conseguenza dell’altro. I bambini crescono (ma uno su nove muore prima dei cinque anni di vita) senza istruzione,controlli sanitari e molto spesso con poco, pochissimo cibo. Un video molto coinvolgente ha fatto toccare con mano questa realtà attraverso immagini che erano volte sia a testimoniare il lavoro dei volontari sia a sensibilizzare noi ragazzi. “You can, if you want”, ovvero: “tu puoi, se lo vuoi” è il motto che ognuno dovrebbe ricordare, perché ognuno può fare qualcosa per gli altri. Tutto ciò che a noi può sembrare scontato (come un pasto caldo) per loro non lo è. La gente lì è abituata a mangiare solo due volte la settimana con una razione molto piccola di riso o farina di mais. Per dissetarsi e abbeverare gli animali in una zona hanno costruito un lago artificiale, che si riempie però solo con la pioggia, e considerando che in Africa piove di rado, l’acqua è a disposizione solo per brevi periodi. Il professore ci ha spiegato che in Tanzania esistono pochi ospedali, e che distano l’uno dall’altro 150/200km, che una famiglia guadagna circa 70 scellini al mese e che la visita da un cardiologo costa 200.000 scellini. Fortunatamente esistono persone che non rimangono a guardare ma che si adoperano gratuitamente per fare in modo che la situazione migliori. Raccolte di fondi hanno contribuito in questi anni alla costruzione di ospedali, scuole, pozzi e alcuni centri per donne partorienti e per i loro bambini. I volontari di questo progetto, tra cui molti medici della provincia di Lecce, visitano le persone gratuitamente e portano loro un po’ di conforto. Quando necessario, poi, garantiscono il trasporto del malato in Italia, soprattutto in caso di bimbi. Nel video appare l’immagine di una scuola sulla quale è scritto: “Education is not the way to escape from poverty, but a way to combat it” perché l’unico modo per permettere a chi vive in situazioni di povertà di venirne fuori è educarlo e istruirlo. Quest’esperienza ha senza dubbio arricchito noi ragazzi, facendoci riflettere sul nostro modo di vivere e, per dare un contributo reale all’associazione, abbiamo provveduto a raccogliere un’offerta che la responsabile del plesso, la prof.ssa Mirella Rizzello ha consegnato nelle mani del sig. Giovanni Primiceri per il prosieguo, del suo e degli altri volontari, impegno.

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