Andrea Pasca Nardò, Provenzano ritorna in campo dopo l’infortunio

stefano provenzano di matino (3)NARDÒ. I canestri, l’operazione, la serie B, un ginocchio che non concede tregua e il Nardò. Sono tutte istantanee dell’album di Stefano Provenzano (foto), guardia classe ‘86. Un passato illustre tra B1 e B2 e poi, in estate, lo sbarco in granata alla corte del sodalizio del presidente Carlo Durante. «Un club prestigioso – esordisce il cestista di Matino – che non mi ha fatto pesare la scalata di categorie. Qui tutti mi apprezzano e mi vogliono bene, è come una grande famiglia».
Qualcosa però si è rotto. O meglio, si è gonfiato. Era lo scorso 28 settembre, prima giornata di serie C, con Sarno l’esordio in granata del fiore all’occhiello del mercato estivo dura solo pochi minuti. «Il ginocchio destro era quanto un pallone – racconta Provenzano – ero reduce da un’operazione alla cartilagine: durante la preparazione sembrava andare tutto per il verso giusto ma, una volta in campo, mi sentivo quasi zoppo».

Da lì in poi un calvario con la luce in fondo al tunnel sempre più offuscata. «Gli specialisti – prosegue – non riuscivano a darmi una soluzione. Poi, sotto le cure del dottor Antonio Orgiani e di comune accordo con la società, ho seguito un processo riabilitativo che mi sta permettendo quantomeno di scendere in campo con regolarità». Un intero girone d’andata ai box: «Ma ora conto di dare il mio contributo, anche se non posso esprimermi al 100%. Poi, a fine stagione, una nuova e definitiva operazione per risolvere il problema». Con lui, l’Andrea Pasca Nardò, può ambire ai piani alti. «La società non ci fa mancare nulla e i tifosi ci seguono con affetto. Il roster ha enormi potenzialità: vogliamo piazzarci tra le prime tre per poi – conclude – giocarcela nei playoff». Provenzano è tornato, il Toro può contare su di lui.

Sempre che si trovi un rimedio ai continui problemi del tensostatico: nell’ultima gara con il Partenope Napoli è andata via la luce, forse a causa delle ventole avviate per ridurre la presenza di condensa. Il presidente Carlo Durante il giorno dopo si è dimesso, dando incarico ai suoi collaboratori di cedere i giocatori. Un gesto estremo di protesta contro il Comune titolare dell’impianto.

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