Alezio – Per una sera il tempo sembra essersi fermato nel quartiere “Raona” ad Alezio. A riavvolgere il nastro dei ricordi della tradizione legata al culto di sant’Antonio da Padova è stato un giovane gruppo di abitanti dello storico rione più a Sud del paese, che ha recuperato una giornata di festa un tempo molto sentita. Una consuetudine che il passare degli anni ha affievolito, senza però intaccare la devozione nei confronti del santo. I giochi di una volta con protagonisti i “piccoli” della Raona (quelli attuali e quelli di un tempo), i prodotti tipici, via Aurelio Saffi illuminata a festa e colorata di bandierine; l’impegno preso dal gruppo promotore dell’evento è comprovato anche dalle fotografie che hanno fatto da cornice alla festa, e che raccontano la “vita de la Raona” – come ogni quartiere vivo che si rispetti – fatta di momenti di convivialità, condivisione e amicizia. E poi la quadriglia, i fuochi pirotecnici e tanta musica a unire persone, storie e ricordi. Pensando e programmando già la festa del prossimo anno.

Le origini della tradizione sono da ricercare nella prima metà del ‘900, quando, nei giorni che precedevano il 13 giugno (giorno in cui si celebrava la messa), tutto il vicinato si riuniva per recitare il Santo Rosario e la Tredicina in onore del Santo da Padova. Mossa da una forte devozione, un’abitante del quartiere, la signora Cesira Fattizzo, sistemava ogni anno un altarino dove era posizionata la vecchia nicchia di Sant’Antonio. Alla sua morte nel 1965, la tradizione fu tramandata al figlio Francesco Stoppello detto “Cicci Babba”. Con gli anni quello che ormai era diventato un appuntamento fisso per gli abitanti del quartiere – e non solo – si arricchì di musica, bancarelle, luminarie e divertimento per tutti: i più giovani lanciarono dei tornei con i giochi di un tempo, coinvolgendo anche i loro coetanei provenienti da altri rioni del paese. Immancabile lo sparo dei fuochi pirotecnici da parte di Donato Sallustio detto “Uccio o Rafelucciu”.

 

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