Vola chef, vola

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Matteo Maritati e Manuel Casalino "all'opera"

Alezio. Il ristorante è l’ultimo che ha aperto Gordon Ramsay a Londra; è in St. Paul in pieno centro, e si chiama “Bread Street Kitchen”. Lì dentro, da qualche giorno, se non si parla aletino, almeno c’è qualcuno che pensa aletino. Il 28 novembre si sono aperte le porte di un sogno ed è entrato Matteo Maritati, cuoco, 23 anni ma con una forza di volontà doppia. Dopo una partenza all’avventura ed un anno a Londra col fido amico Manuel Casalino, anch’egli di Alezio; dopo essersi fatto apprezzare allo “Shambles”, ristorante di italiani comaschi, eccolo spiccare il volo verso una scommessa più alta, ma certo non ardita, alla vasta corte dello chef più famoso e temuto.

«Avevo mandato su internet il mio curriculum ma a loro l’avevo portato di persona. “Non c’è posto, le faremo sapere”, mi avevano detto. Poi è arrivata la telefonata… io non avevo capito bene, non ci credevo! Mi hanno chiamato per la prova, dalle 9 alle 17, in una cucina a vista come piace a “lui”, associato ad un gruppo di under 28 per preparare in 90 minuti 150 pasti. Ed è andata bene». C’è da dire che, nel frattempo a Matteo erano giunte altre lusinghe sotto forma di chiamate: da un albergo a 5 stelle che cercava un pasticciere; da un ex braccio destro di Ramsay “ma non era quello che cercavo”.

«Ho comprato il mio set di coltelli e sono pronto – continua traboccando d’entusiasmo – è molto stimolante entrare in questo giro. Cosa mi aspetto? Che vada come spero, che questa esperienza mi forgi, per me è una scuola, più che un lavoro». Anche se gli orari sono tosti, il ritmo intenso, ma lui non si scompone: preferisce pensare che avrà due giorni liberi ed un altro in cui lavorerà solo per il pranzo o per la cena. «Così avrò più tempo per fare un buon corso di inglese», programma.

Quando stava per finire l’Alberghiero, aveva cominciato a girare tra Villa Prandico, il Costa Brada, un resort a Porto Cesareo, quasi sempre in compagnia di Manuel. Ed ora si sodalizio si rompe? «Ma no, Manuel è andato in un altro ristorante e poi abbiamo casa in comune», rassicura Matteo; in quell’abitazione a Teddington, periferia londinese, sono approdati altri “tre amici”, due di Gallipoli e uno di Taviano.

«A tutti consiglio di venire – rilancia l’aspirante chef d’alta quota – qui ci sono tante possibilità, anche contratti settimanali, per provare. E poi qui, a differenza delle nostre parti, c’è serietà, correttezza, puntualità e considerazione dal datore di lavoro; se si stabilisce una cosa quella è. Certo, per noi all’inizio è stata dura, i primi due mesi, si dormiva su di un divano letto a 400 pound al mese, nel salotto di uno sconosciuto… ma adesso, chiunque volesse venire, pure per una settimana di vacanza, ci siamo noi. Coraggio, ne vale la pena. Noi abbiamo resistito e ora Londra è nostra!». E chissà che dietro a questi inviti-appelli non si nasconda anche un pizzico di nostalgia di un ragazzo lanciato a mille, ma sempre di 23 anni.

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