Al sindaco, al poeta, prima di tutto all’uomo

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Via Luigi Sansò

Gallipoli. Un budello lungo una trentina di metri tra via XXIV maggio e via Antonietta de Pace. Si chiamava  prima via Neghelli, poi è diventata via Luigi Sansò, intitolata alla personalità civile e letteraria che ha segnato la storia di Gallipoli.

«Non chiedete favori o raccomandazioni al Sindaco» e  «Siate puntuali, rispettate l’orario d’ufficio». Questi cartelli erano esposti 57 anni fa sul portone del Municipio di Gallipoli, indirizzati ai gallipolini e ai dipendenti comunali, su ordine del sindaco Luigi Sansò, appena insediato. Questi  annunci non gli procurarono di certo molte simpatie ma  andò dritto per la sua strada assumendosi in ogni decisione il peso delle sue responsabilità. Fu candidato nelle elezioni amministrative del 1956 come indipendente nelle liste della sinistra laica, pur consapevole che ardua sarebbe stata la sua elezione perché in quel periodo, a Gallipoli, dominavano la scena politica l’onorevole Mario Foscarini per il Pci e l’avv. Carlo Cazzella per la Dc. Resse la carica di sindaco per due anni preoccupandosi molto della propria coscienza e dei bisogni dei suoi concittadini, che amava e conosceva tutti ad uno ad uno e considerava fratelli, figli o padri.

Ma Luigi Sansò fu principalmente poeta e scrittore. Nacque il 12 luglio 1891, nel centro storico di Gallipoli,  in via Giovan Battista De Tomasi, A Napoli frequentò la facoltà di giurisprudenza che ben presto abbandonò per quella di lettere. A vent’anni debuttò con il dramma “Perdoniamo” nel teatro Garibaldi. Poeta leggiadro e dallo spirito elevato, seppe anticipare i tempi e a soli ventisette anni pubblicò una monografia “Per l’Unione degli Stati d’Europa”, opera anche oggi di straordinaria attualità. Insieme ad altri illuminati cultori di lettere, di storia e di arte fu animatore dell’associazione  “Amatori d’Arte di Gallipoli” che aveva sede nell’ex chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli in via Carlo Muzi. Il suo capolavoro è “Idrusa”(1924), un poema, in cui l’emozione, la commozione e la pietà si fondono con gli accenti lirici, nel ricordo degli 800 martiri di Otranto. Era considerato “ il pensatore immaginoso, l’umanista insigne, l’uomo dalla vasta e profonda cultura, il latinista” ed insegnò per molti anni al “Quinto Ennio” ma soprattutto egli era “maestro di vita”. Il suo motto era “famiglia e lavoro”. Morì a Gallipoli il 10 marzo 1963.

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