Casa famiglia a rischio

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Dalla Piccola comunità Jonathan di Tuglie parte un allarme più che fondato. Dice la responsabile, Adriana De Giorgi, psicologa: «Ritardi così lunghi ci espongono a gravi rischi e peggiorano il servizio che diamo ai minori ed alle loro madri. Eppure gli Enti vogliono da noi tutte le garanzie normative e contrattuali»

Tuglie. Cosa vuol dire tagli ai Comuni? Eccone un esempio lampante ed emblematico, peraltro in un settore tra i più delicati.

«Siamo una piccola impresa sociale e conosciamo bene il significato della parola recessione – è lo sfogo della psicologa  Adriana De Giorgi, responsabile della casa famiglia “Piccola Comunità Jonathan” di Tuglie – non riuscire a pagare con regolarità gli educatori, dover risparmiare sulle attività formative per il personale e ridurre le uscite con i ragazzi sono alcuni dei tanti sacrifici che siamo costretti a fare per mantenere aperta la struttura».

Il problema è il sempre crescente ritardo con cui i Comuni pagano le rette per i minori ospiti della struttura. «Siamo una cooperativa sociale impegnata nella gestione di due strutture residenziali che accolgono madri con figli a carico e ragazzi adolescenti; il personale deve rispondere a canoni  formativi definiti dalla Regione; ci viene chiesto che il documento unico di regolarità contributiva, cioè l’attestazione dell’assolvimento, da parte dell’impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti del personale, sia regolare, così come i contratti di assunzione, ma per noi c’è una grande sofferenza economica dovuta ai  ritardi nella riscossione della retta  di ogni nostro ospite, retta che dovrebbero pagare i Comuni di residenza dei minori che noi ospitiamo».

La dottoressa De Giorgi racconta che alcuni Comuni della provincia di Lecce sono complessivamente debitori  verso la comunità di “svariate centinaia di migliaia di euro di arretrati”. Clamoroso l’esempio di Casarano, che non pagando da tre anni ha accumulatoun debito di oltre 100mila euro.  Le ripercussioni di questo grave sfasamento tra entrate e uscite si hanno anche sulle socie della coperativa  che comunque portano avanti il loro lavoro “con sacrificio amore e abnegazione”.

«Un tempo così lungo – rileva la responsabile della cooperativa – ci porta ad aver accumulato dei ritardi nel pagamento degli stipendi agli educatori,  che sono persone davvero motivate e che da anni collaborano con noi, ma sono anche stanche e preoccupate per il loro futuro. Le istituzioni ci chiedono tantissime garanzie, com’è giusto che sia, visto che lavoriamo in un settore delicato; ci impongono di assicurare determinati standard nell’accoglienza e nella stesura del Pei (progetto educativo individualizzato), ma chi garantisce il personale e la nostra Casa-Famiglia?

Sappiamo dal confronto con altre realtà simili alla nostra, che sono tante le Comunità che vivono sull’orlo della crisi profonda, con il rischio di dover licenziare il personale e privare la collettività di un servizio fondamentale quale è quello che noi svolgiamo».

Federica Sabato

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