A 63 anni il contratto sperato per una vita: farà l’insegnante

by -
0 673

Galatone. Insolita e curiosa, ma allo stesso tempo specchio della situazione occupazionale italiana, è la storia di Attilio Lombardi che, a “soli” 63 anni  ha firmato il suo primo contratto a tempo indeterminato come titolare di una cattedra nella scuola dell’Infanzia.
«Ancora non mi pare possibile sia accaduto veramente», confessa Lombardi. La felicità per la bella notizia è tanta, ma c’è anche un po’ di velata amarezza, più che giustificata dopo 32 anni vissuti da precario, senza la certezza di poter conservare il lavoro e senza neppure la garanzia di potersi ammalare.
«Sono contento, anche la mia famiglia lo è, tutti continuano a dirmi che era ora ma sinceramente non riesco a provare una gioia incontenibile. È una nomina che arriva con troppi anni di ritardo», afferma, infatti Lombardi.
Una vita intera a sperare, prima da supplente e poi da precario, quella del maestro Lombardi, come quella di migliaia di docenti che ancora oggi si trovano nella sua stessa situazione. La sua storia inizia negli anni Settanta quando dalla Calabria si trasferisce a Lecce, in un primo momento solo per gli studi, poi definitivamente per amore.
«Ho cambiato decine di scuole per sommare le ore necessarie a raggiungere uno stipendio almeno accettabile», racconta ancora il docente, sposato con  Maria Luisa Vaglio e con due figli entrambi militari di carriera.
Nel 1999 Lombardo partecipa all’ultimo concorso indetto dal Ministero: non lo vince ma, risultando comunque idoneo, entra così nella graduatoria “ad esaurimento”.
Oggi, a distanza di quasi 13 anni da quel giorno, risulta finalmente tra gli assegnatari  di cattedra risultando quinto in graduatoria, ossia ultimo perchè sui dieci posti a disposizione cinque erano per i riservisti.
Sarebbe bastata, dunque, una cattedra in meno e neppure questa volta ce l’avrebbe fatta.
Ora, quasi alla soglia della pensione, può insegnare nella scuola per l’Infanzia di Parabita dove è stato assegnato, questa volta da titolare, dall’Ufficio scolastico provinciale.
Un po’ di amarezza resta insieme, però, alla consolazione di poter “chiudere in bellezza” la propria carriera lavorativa, cosa che di questi tempi non è affatto scontato possa accadere.

Silvia Resta

Commenta la notizia!