Zero contagi da Coronavirus “non prima” del 7 maggio in Puglia; ultima la Lombardia (28 giugno): i risultati dello studio dell’Osservatorio nazionale sulla salute

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Gallipoli – Molto prima di Lombardia e Marche e Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, ma anche dopo Sicilia, Sardegna, Campania, Lazio, Umbria: la Puglia raggiungerà il traguardo degli zero nuovi contagi da Coronavirus il 7 maggio. Lo rivela una indagine condotta dall’Osservatorio nazionale sulla salute che ha preso ed elaborato i dati della Protezione civile fino al 17 aprile circa le persone positive e decedute, andamenti e picchi.

“Non prima” del 7 maggio, con i suoi 3.327 contagiati ed i 307 defunti la regione potrebbe salutare un agognato risultato rincorso con una mobilitazione piuttosto massiccia alle disposizioni da quarantena con zero contatti diretti tra persone e l’isolamento fisico in casa propria.

Una uscita differenziata regione per regione

La fine dell’emergenza Covid-19 in Italia potrebbe avere tempistiche diverse nelle regioni a seconda dei territori più o meno esposti all’epidemia: questa la tesi di fondo dello studio dell’Osservatorio. Sulla base dei dati attuali, in Lombardia e Marche, “l’assenza di nuovi casi si potrà verificare non prima della fine di giugno, in Emilia-Romagna e Toscana non prima della fine di maggio. Nelle altre Regioni – si legge nella relazione conclusiva – l’azzeramento dei contagi potrebbe avvenire tra la terza settimana di aprile e la prima settimana di maggio”.

In questo momento è quanto mai necessario fornire una valutazione sulla gradualità e l’evoluzione dei contagi, al fine di dare il supporto necessario alle importanti scelte politiche dei prossimi giorni”: lo afferma Alessandro Solipaca, direttore scientifico  dell’Osservatorio, per questo studio coordinato da Walter Ricciardi, membro dell’Organizzazione mondiale della salute, direttore dell’Osservatorio e Ordinario di Igiene all’Università Cattolica.

Una comunità di studiosi accreditata e folta 

Il nuovo coronavirus Sars CoV-2 ha finora provocato oltre 22.700 decessi e 172.400 contagiati. In questo scenario si sono mossi gli animatori dell’Osservatorio nato su iniziativa dell’Istituto di Sanità pubblica-Sezione di Igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con la collaborazione di Istituti di Igiene di altre Università, istituzioni quali il Ministero della salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale tumori, Istituto italiano di Medicina sociale, Agenzia italiana del farmaco, Aziende ospedaliere e Aziende sanitarie, Osservatori epidemiologici e Agenzie regionali con relativi assessorati. Una comunità, in altre parole, con circa 230 esperti.

“I modelli statistici stimati per ogni regione – si chiarisce nel documento – sono di tipo regressivo (di natura non lineare) e, quindi, non sono di tipo epidemiologico, pertanto non fondati sull’ammontare della popolazione esposta, di quella suscettibile e sul coefficiente di contagiosità R0, ma approssimano l’andamento dei nuovi casi osservati nel tempo. Le proiezioni tengono conto dei provvedimenti di lockdown introdotti dai decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri”.

“Attenzione a riaperture non ben motivate”

Proprio a proposito del dibattito in corso, su riaperture più o meno vicine e generalizzate, gli esperti lanciano il loro monito: “Pertanto, eventuali misure di allentamento del lockdown, con riaperture delle attività e della circolazione di persone che dovessero intervenire a partire da oggi, renderebbero le proiezioni non più verosimili”.

Si sottolinea poi che “la precisione delle proiezioni è legata alla corretta rilevazione dei nuovi contagi, è infatti noto che questi possono essere sottostimati a causa dei contagiati asintomatici e del numero di tamponi effettuati”. 

Il rischio di riportare in casa la malattia

Le proiezioni effettuate evidenziano che “l’epidemia si sta riducendo con estrema lentezza, pertanto questi dati suggeriscono che il passaggio alla così detta “fase 2” dovrebbe avvenire in maniera graduale e con tempi diversi da Regione a Regione. “Una eccessiva anticipazione della fine del lockdown – si sottolinea – con molta probabilità, potrebbe riportare indietro le lancette della pandemia e vanificare gli sforzi e i sacrifici sin ora effettuati”.

Secondo l’Osservatorio, a uscire per prima dal contagio da Covid-19 sarebbero la Basilicata e l’Umbria, le quali il 17 aprile contavano rispettivamente solo 1 e 8 nuovi casi; le ultime sarebbero le Regioni del Centro-Nord nella quali il contagio è iniziato prima. In Lombardia, in cui si è verificato il primo contagio, non è lecito attendersi l’azzeramento dei nuovi casi prima del 28 giugno, nelle Marche non prima del 27 giugno. Infatti, per entrambe le Regioni il trend in diminuzione è particolarmente lento.

Il Sud Italia tra i primi in lista d’uscita

La Provincia di Bolzano dovrebbe avvicinarsi all’azzeramento dei contagi a partire dal 28 maggio, nonostante il numero di contagi osservati complessivamente è basso in valore assoluto (29 casi il 18 aprile), tuttavia il trend dei nuovi casi sta scendendo con particolare lentezza.

Nella Regione Lazio si dovrà aspettare almeno il 12 maggio. Più in generale, nel Sud Italia l’azzeramento dei nuovi contagi dovrebbe iniziare ad avvenire tra la fine del mese di aprile e l’inizio di maggio.