“Zero cani in canile”: a Maglie nuovo progetto contro il randagismo

1980

MaglieObiettivo finale, canili vuoti. Sarà presentato sabato 5 maggio presso l’Auditorium Cezzi, alle 19,  il progetto “Zero cani in canile”. Previsti dopo i saluti istituzionali del sindaco di Maglie, Ernesto Toma, e degli assessori Deborah Fusetti e Valeria Leone, gli interventi di Raffaela Vergine, presidente dell’associazione ZampaLibera  (“La trasformazione dei canili da prigioni in presidi zooantropologici”); Francesca Toto, esperta di marketing territoriale, ideatrice e presentatrice del progetto; Pierre Luigi Trovatello, guardia zoofila e rappresentante provinciale del Movimento animalista (“La corretta applicazione delle norme da parte delle istituzioni e dei cittadini. Criticità operative”); Franco Ricciardi, direttore del Servizio veterinario Asl Lecce sud Area A (“Superamenti delle criticità nella lotta al randagismo e per favorire un corretto rapporto tra l’uomo e gli animali d’affezione”); Adele Maruccio (nella foto), delegata associazione ZampaLibera di Maglie (“Il valore aggiunto del volontariato nel risparmio della spesa pubblica”); Alessia Giorgino e Letizia Campeggio, 2 donne, un cane e una sidecar in giro per l’Europa (“Viaggiare insieme si può. Non abbandonarli”).

Il progetto “Zero cani in canile” è nato sette anni fa da un’idea di Francesca Toto, di Vieste, che lavora come esperta di marketing per il territorio. Si tratta di una strategia nuova per combattere il randagismo e si oppone a quella tradizionale di catturare i cani e di rinchiuderli in un canile in attesa delle possibili adozioni che spesso rimangono sul piano delle buone intenzioni. L’obiettivo è  svuotare gradualmente i canili attraverso una serie di azioni congiunte e la creazione  di una rete tra istituzioni, associazioni animaliste, volontari sicché il randagismo da peso, come solitamente viene considerato, si rivelerà una risorsa sociale ed economica.
Il progetto si basa su cinque azioni fondamentali: educazione e formazione (campagne informative e di sensibilizzazione,  incontri con associazioni di categoria); sterilizzazioni, profilassi e cure (il cane viene portato nel canile sanitario per essere microchippato, sterilizzato e esaminato; affido presso volontari e famiglie selezionate); adozioni e integrazione degli animali nel tessuto sociale (l’animale viene fotografato e viene tracciato un profilo comportamentale per avviare l’iter di adozione. Per le adozioni di animali disabili, anziani e malati vengono attivate le “adozioni del cuore”); costituzione di una task force di controllo composta da Asl, Polizia locale, Guardia di Finanza, Carabinieri forestali, associazioni, Protezione civile, Guardie zoofile, veterinari ed educatori cinofili; gestione e conversione dei canili in oasi polifunzionali.

Il progetto pilota è stato realizzato a Vieste e adottato da molti comuni italiani; l’Anpi, infatti l’ha presentato come buona pratica a tutti i comuni associati.