Xylella, si abbattono gli alberi infetti nella Piana degli ulivi monumentali. Programma per ridurre al minimo i danni

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Gallipoli – Tornano domani nelle campagne di Monopoli (Bari) gli agenti dell’Arif, l’agenzia regionale irrigazione e forestazione. Devono continuare il compito cominciato nei giorni scorsi per l’abbattimento delle piante di ulivo infettate da Xyella fastidiosa nella zona cuscinetto (due alberi) tra quella colpita e quella indenne (un albero).

Si tratta di una “misura sofferta ma necessaria, da attuare con la massima velocità per salvare la Piana degli Ulivi monumentali”, come rileva Coldiretti Puglia. Che lancia una proposta: un patto sociale con tutte le altre categorie produttive dell’area “perché la Xylella non è solo un problema agricolo”.

Patrimonio incalcolabile

Oltre al patrimonio olivicolo compromesso – sostiene infatti il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia – è incalcolabile il danno d’immagine che la Xylella produce con gravi ripercussioni anche sul turismo”.

L’epidemia da Xylella secondo i dati dell’associazione dei coltivatori diretti, si è estesa con altre 136 piante infette situate anche nella Piana degli Ulivi monumentali, “dove è scomparso per sempre un terzo degli storici esemplari, privando l’Italia di un patrimonio di inestimabile valore sul piano storico, ambientale, economico ma anche occupazionale”.

Sotto attacco zona nord del “cuscinetto”

“Per i trattamenti fitosanitari obbligatori le aziende vanno sostenute affinché venga tutelata l’agricoltura biologica e tutte le produzioni messe a rischio direttamente e indirettamente con la diffusione della malattia”, si aggiunge. In Puglia il 29% della superficie olivicola è coltivata con metodi biologici su un totale regionale di 171mila ettari, il 20% della produzione nazionale.

La zona sotto attacco adesso è l’area cuscinetto lato nord, dove la normativa prevede la rimozione anche delle piante circostanti nel raggio di 50 metri, situata nel cuore della Piana degli Ulivi, dove è altissima la concentrazione di ulivi millenari con ben 250mila esemplari di pregio straordinario. Si stima che alcuni potrebbero addirittura avere un’età fino a 3.000 anni, con circonferenze che superano i 10 metri. “Una ricchezza dal punto di vista storico e turistico sino ad oggi mantenuta in vita soprattutto grazie all’impegno di generazioni di agricoltori – sostiene Muraglia – anche a prezzo di sacrifici considerevoli. La gestione di un ulivo monumentale è infatti molto più complicata, con rese produttive notevolmente più basse rispetto a una normale pianta, con la necessità di una raccolta esclusivamente manuale e maggiori difficoltà a livello di potatura e di trattamento”.

Interventi periodici e sistematici  (con contributi)

Infine il programma per ridurre al minimo i danni agli uliveti secolari. Ridefinire  l’area infetta “considerato che la presenza dell’ulivo infetto in area indenne farà ‘salire’ la zona cuscinetto. Ragionare sulle misure da attuare, anche rispetto al nuovo regolamento comunitario che ha ridotto da 100 a 50 metri il raggio entro cui andrebbero tagliate anche le piante non infette da Xylella fastidiosa; ridurre l’ampiezza della zona cuscinetto”.

Inoltre, monitoraggi a tappeto delle piante, non solo visivi, e dell’insetto vettore Sputacchina; campionamenti ed espianti in caso di ulivi infetti, considerato che non esiste ancora una cura per la batteriosi, allo scopo di ridurre la velocità di avanzamento dell’infezione. Per coldiretti “l’efficacia e sistematicità degli interventi sono garanzia per le aree indenni della Puglia e delle regioni limitrofe e non vanno messe in alcun modo in discussione”.