Gallipoli – “Risorse scarse? Se si guarda all’ultimo decreto sì. Ma c’è un altro decreto sulla Xylella approvato in Conferenza Stato-Regioni in cui, grazie al ministro Barbara Lezzi, abbiamo stanziato 100 milioni. C’è poi il decreto emergenze (il già citato “ultimo decreto”, ndr) che serve a velocizzare il taglio delle piante e stanzia alcuni milioni di euro (5 milioni, sempre in questo ultimo decreto, ndr): queste in sintesi le risposte in data odierna del ministro Gian Marco Centinaio (foto) al giornale “Italia Oggi“.

Le risposte di Centinaio “A questi fondi andranno ad aggiungersi risorse economiche dalla Ue non appena partiranno le eradicazioni”, ha detto Centinaio, forte delle assicurazioni di due commissari europei, Andriukaitis e Hogan. Le eradicazioni, va detto, si riferiscono a quanto disposto dalla decisione di esecuzione dell’Ue il 18 maggio 2015, la numero 789, e coinvolgono altre piante presenti in un raggio di 100 metri; il tutto nella “zona delimitata” di cui fanno parte la zona infetta e la zona cuscinetto.

I soldi che ci sono e non ci sono “Alla luce del Decreto legge ultimo che è una scatola vuota – continua ad attaccare Coldiretti – e destina alle aziende colpite solo briciole rispetto ad un danno sottostimato di 1,2 miliardi di euro, i 30 milioni di euro stanziati con fondi Cipe (dei 100 annunciati da Centinaio e Lezzi; i 70 restanti dovrebbero arrivare nel 2020, ndr), risultano a questo punto insufficienti perché solo 15 milioni andranno alle aziende olivicole colpite dalla grave fitopatia per il ripristino della potenzialità produttiva, mentre gli altri 15 milioni saranno destinati ad altro, attività certamente importanti ma che non aiutano nel breve periodo gli olivicoltori”.

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Nel dettaglio fornito da Coldiretti Puglia, 3 milioni di euro andranno alla ricerca e alla sperimentazione, 4 milioni alla prevenzione della diffusione della Xylella, 2 milioni per il potenziamento del servizio fitosanitario  per il supporto alle attività ispettive e 1 milioni di euro per la comunicazione istituzionale “e altri 5 milioni per un non meglio precisato rilancio dell’economia nelle aree danneggiate”, sottolinea il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, a poche ore dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della delibera del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica).

Insufficienti anche per i monitoraggi Solo nell’area infetta o “zona rossa”, cioè tutta la provincia di Lecce e poco altro “rientrano 183mila ettari e 22 milioni di alberi e contro il dilagare della Xylella che è arrivata a Monopoli – dice ancora Coldiretti – i fondi Ue per monitoraggi e test di campionamento, 3 milioni di euro per tutto il territorio italiano e per altri sette patogeni della stessa categoria, sono un somma ridicola”.

Il presidente provinciale della Coldiretti, Gianni Cantele

La partita dei ritardi regionali “Neppure con il Piano di sviluppo rurale (Psr) l’assessore regionale Di Gioia – incalza l’organizzazione che ne ha chiesto senza mezzi termini le dimissioni – è riuscito ad aiutare gli olivicoltori dell’area infetta, con 536 aziende finanziabili con il bando per la ricostituzione del patrimonio olivicolo che, dopo tre mesi di istruttoria, non hanno ricevuto la necessaria autorizzazione all’espianto degli alberi infetti, nonostante sia passato in Consiglio regionale il 21 dicembre scorso, su sollecitazione di Coldiretti, la norma di semplificazione che permette di derogare ai vincoli ambientali, forestali e idrogeologici di carattere regionale”.

Un simile disboscamento di lacci “avrebbe consentito – precisa il presidente di Coldiretti Lecce, Gianni Cantele – di sbloccare subito almeno 200 pratiche di olivicoltori che devono reimpiantare. Sono 16 milioni di euro bloccati a cui si aggiungono 32 milioni di euro di un altro bando del Psr per gli investimenti delle imprese olivicole dell’area infetta, il cui avviso pubblico è stato approvato l’8 marzo ed è ancora al palo – conclude Cantele – anche il bando del Psr per i frantoi, altri 50 milioni di euro tuttora inutilizzati”.

“Soldi nostri dell’Unione europea” “I 30 milioni, dei 100 di cui parla il ministro Centinaio, sono risorse europee del Fondo di coesione: per questo motivo sono dovuti passare dalla Conferenza Stato-Regioni”, ribatte Rocco Palese, l’ex deputato di Acquarica del Capo, tra i più presenti e attivi parlamentari della scorsa legislatura. Palese ribadisce la sua idea di via di uscita: un commissario straordinario “con poteri straordinari, non come Silletti, con una legge speciale, che imponga l’attuazione di un piano industriale finanziato con almeno 500 milioni di euro”. Per i pastori sardi e la vertenza del latte “in una settimana hanno nominato un commissario, il prefetto di Sassari”.

Un buona notizia “solo a metà” quella della pubblicazione della determinazione dell’Autorità di gestione Psr Puglia 2014-2020 con cui si approva l’Avviso pubblico per la presentazione delle domande di sostegno relativo alla Sottomisura 4.1 – Operazione C “Sostegno per gli investimenti per la redditività, la competitività e la sostenibilità delle aziende olivicole della zona infetta relativamente alla Xylella fastidiosa”: questo il commento e il giudizio del vice residente del Pd al Senato, Dario Stefàno.

Il nodo espianti-reimpianti “Una buona notizia solo a metà – spiega Stefàno (foto) – perché non centra il vero problema: quello degli espianti e dei reimpianti, l’unico modo per restituire speranza ai produttori a cui la Xyella ha letteralmente tagliato le gambe.
Il bando, infatti, prevede tutta una serie di interventi – prosegue il senatore – come le costruzioni ex-novo, l’ammodernamento di fabbricati rurali per fini produttivi agricoli, l’acquisto di macchinari e attrezzature, interventi di efficientamento energetico su edifici rurali, realizzazione di nuovi impianti specializzati di colture arboree, ammodernamento e realizzazione ex novo di impianti irrigui”.

Fuori dal bando le spese per le eradicazioni Poiché il bando riguarda esclusivamente le aziende della sola “zona infetta” è inconcepibile che non preveda, tra le spese ammissibili, l’espianto di olivi, lasciando peraltro invariato l’iter burocratico, la paesaggistica e le analisi per l’accertamento della presenza del batterio, tutte a carico dell’olivicoltore. Un bando, insomma, che rivela buone intenzioni, ma che in realtà lascia irrisolti i problemi ormai drammatici”.

 

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