Xylella, ogni giorno una novità: è la svolta. Ma manca sempre qualcosa…

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Ci sarebbe da tirare un sospiro di sollievo davanti alla gragnuola di notizie, annunci, scadenze serrate i tema di contenimento del flagello Xylella. Ci sarebbe da lodare quanti – Governo, Regione, organismi tecnici – sembrano aver dato una accelerata decisiva, a cinque anni e quattro mesi di distanza dal rinvenimento del primo focolaio tra Gallipoli e Taviano.

Il ritmo è davvero ubriacante. Un esempio? Proprio ieri sera è giunta un’altra news: ok alla movimentazione di piante, i vivaisti sono salvi, riferiscono i media. Sembrerebbe un aspetto secondario, rispetto all’immane distesa di scheletri di ulivi, ma non lo è. Solo nella zona di Otranto ci sono 40 aziende con 800 occupati.

Però neanche il tempo di provare sollievo che arriva subito la coda avvelenata. Perché sia operativo il “via libera”, occorre un “documento tecnico” che naturalmente arriverà “a breve”. Ancora?

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E sì, perché vengono in mente i tanti appuntamenti certi diventati vani: manca sempre qualcosa per concludere complesse procedure avviate con tanta buona volontà. Tanto da far dire alle associazioni di agricoltori (il 6 manifesteranno a Lecce): “Si susseguono provvedimenti legislativi e amministrativi tanto generici quanto inconcludenti”.

Il decreto, ormai “mitico” data la lunga attesa, che avrebbe dovuto superare i numerosi nodi burocratici che, per esempio, rallentano quando non bloccano interventi di espianto, è “quasi fatto”. Il ministro Centinaio ne ha parlato per la prima volta nell’agosto scorso; il 7 ottobre afferma che il decreto emergenza con annesso piano per il rilancio dell’agricoltura nelle zone colpite “arriverà entro 20 giorni”. Il 12 dicembre, mentre si scopre il primo focolaio del batterio in Toscana, ribadisce il concetto: “Decreto praticamente fatto”.

Facile per l’ex onorevole Rocco Palese chiedere oggi polemicamente: “Perché ancora non c’è?”. Palese chiede da tempo una legge speciale con un commissario straordinario “come si fece per le quote latte” (l’esubero di produzione degli allevatori del Nord Italia costò 4 miliardi alla comunità nazionale a causa delle multe dell’Ue). Ma il 25 scorso, il Sottosegretario Alessandra Pesce ha voluto tranquillizzare: “E’ in arrivo la norma che agevoli l’esecuzione delle disposizioni fitosanitarie”.

Non si pensi però che sia stato tutto tempo perso. Nello scorso 6 settembre è stata varata una commissione d’indagine parlamentare sulla moria di ulivi e sull’espansione continua delle aree attaccate. I lavori si sono conclusi il 21 febbraio. La conclusione (con un solo voto contrario) è che non ci sono rimedi alle eradicazioni per cercare di frenare i contagi. Una conclusione che – chi segue dagli inizi l’andamento della vicenda – giudica più che scontata. Intanto sono trascorsi altri cinque mesi.

Sempre in questi ultimissimi giorni si è appreso delle dimissioni del segretario della Task force nominata dalla Regione alla fine dell’attività del commissario straordinario. Nata alla fine prematura del lavoro del commissario Silletti, il gruppo di lavoro aveva praticamente portato a Bari quanto giù infuriava in periferia, tra cure miracolose, vecchie metodi dei nonni, tentativi alternativi e quasi sempre sfortunati di approcciare il problema – di rilevanza mondiale – in chiave ultimativa: la sconfitta della Xylella.

Il dimissionario rimarca che la Task force non si riuniva più dal 14 giugno 2016 e il 23 maggio 2018 il Consiglio regionale ne aveva decretato la fine. In mezzo a questo giro di valzer, ci sono state le scuse del 15 novembre del presidente Emiliano al generale della forestale Silletti ed al suo piano troppo frettolosamente accantonato perché attratto da teorie  alternative e inchieste giudiziarie.

In conclusione, il tempo se non è andato proprio perso (di solido ci sono i primi risultati dei progetti di ricerca), comunque è passato come sempre. Nel corso del 2018 ci sono state 241 ordinanze di abbattimenti di alberi infetti nelle zone di contenimento: non ne è stata eseguita neanche una.

 

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