Vi raccontiamo una notte durata quattro giorni, con la nostra “piazza” sparita nel Nulla

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E’ da poco trascorsa l’1 di mercoledì 5 giugno. Da cronista intossicato do un ultimo sguardo a sms, whatsapp, mail… Non si sa mai cosa può essere successo pochi minuti fa. Infatti da una società sportiva di Volley è appena arrivata posta: si annuncia il nuovo coach. Ok, lo mettiamo domani sul giornale. Domani, domani va bene.

Ignoro che sarà un domani affannoso, drammatico, oscuro.

E’ ancora – con altri mezzi e strumenti – come diceva Hegel: la preghiera mattutina dell’uomo moderno è la lettura dei giornali. E i giornali adesso si aprono con un clic. Ma hai voglia a premere, sempre più compulsivamente: qui, sul sito di piazzasalento.it non si apre niente. Tu insisti e altrettanto ostinatamente dall’altra parte ti si ribatte: “il server non è raggiungibile”.

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Ok, ogni tanto capita: anche gli attuali sistemi tecnologici – ci hanno spiegato o almeno così abbiamo capito – soffrono la fatica, il caldo; possono sovraccaricarsi, infettarsi, rallentare, riposarsi. Sarà la solita storia, fra un po’ qualcuno troverà il clic definitivo e il problema sarà superato.

Il sollievo dato per certo, però non arriva, l’ansia di riprendere a lavorare informando cresce. Davanti ad un video tristemente opaco. Le ore passano. Nel pomeriggio la segnalazione del primo lettore: “Il sito è down, ve ne siete accorti?”. Non sappiamo che dire. Come non sanno che dire dall’altra parte del telefono alle nostre sempre più pressanti e alla fine quasi isteriche domande.

Sembra la fine quando in risposta ad un messaggio non recapitato compare l’annuncio funebre: “Il dominio piazzasalento.it è inesistente”. INESISTENTE!? Cosa vuol dire? Che siamo scomparsi? Non ci trovano da nessuna arte, in nessun angolo della grande ragnatela mondiale? Siamo finiti nel nulla? Nell’universo infinito?

La paura, le tossine di terrore, giocano brutti scherzi. Reclamiamo,  come falene impazzite davanti ad un lume, risposte che non arrivano. C’è chi sta lavorando, chi sta cercando di…, chi proprio non risponde perché troppo impegnato da questo problema che riguarda non solo noi, giornalisti improvvisamente ignoti. Da soli viaggiamo verso casa con fantasie sempre più cupe, degne di un episodio di “Black Mirror” e delle sue storie impregnate di Maligno e manipolazioni di umani inconsapevoli.

Giovedì. Le domande continuano a premere. Vedi per altre vie il flusso dei fatti quotidiani e ti senti inutile. Non  puoi farci nulla. Qualcuno telefona in redazione: si vuole sapere se “il problema” è loro o solo nostro. Altri, che s’apettavano di vedersi sul giornale, s’arrabbiano, non ci credono, rimproverano, poi capiscono.

Nel secondo giorno di black out, da Milano arriva alle 13 come acqua fresca un “tra un paio di ore potrete lavorare”. Loro hanno lavorato anche di notte ed evidentemente ne sono venuti a capo. Perdonati d’un colpo per l’eccessivo enigmatico riserbo. Per la verità, l’interlocutore non sembra proprio convinto, ma a noi basta per tornare a respirare. Si rivelerà il suo un auspicio, più che altro. A sera il silenzio è tornato infatti a rimbombare in redazione, davanti ai pc inutilmente accesi.

La botta ci raggiunge venerdì mattina: siamo oggetto di un attacco, un attacco mirato. Hackerati, siamo stati hackerati, dall’inglese to hack =  tagliare, fare a pezzi. Pirati informatici ci stanno facendo a pezzi. Ci parlano sibillinamente di un attacco mirato. Siamo stati fatti a pezzi??? E dove sono finiti i nostri pezzi? Nello spazio? Possiamo recuperarli e metterli insieme? O  siamo finiti nel nulla? Insomma, si è perso tutto nella grande ragnatela del www? Come se non fossimo mai esistiti, noi e voi? Non c’è una qualche copia da qualche parte?

Da ignoranti informatici ci scappano pure cose senza senso, dettate solo dalla paura montante di essere stati cancellati con un banale clic. il monarca assoluto e misterioso Clic. Viene in mente la raccomandazione di un prof dell’Università di Oxford: se ci tenete veramente a qualcosa, ad una foto, ad un testo, stampatevelo e conservatelo. Così lo potrete sicuramente ritrovare: la rete non è infinita, qualcuno potrebbe togliere ciò che ritiene superfluo, improduttivo, poco interessante ai suoi fini.

Ok, ma non si può fare niente per non finire nel Niente? Ne qui né altrove ancora oggi ci sono rimedi, né regole. Li ha invocati su uno dei principali giornali americani lo stesso Zuckerberg, padre di facebook e ora padrone dei principali social. Si è appellato ai Governi statali ed alle Organizzazioni interstatali. Come spaventato dall’utilizzo impensato che se ne può ormai fare. Qualcuno può entrare nel “gioco”, decidere, operare, orientare. E guadagnare. Consensi o soldi. Sono ormai noti i casi di aggressione, messa in scacco della struttura portante e conseguente richiesta di riscatto…

Intanto davanti ad un Nulla inedito ci immaginiamo abbozzi di algoritmi, equazioni e formule che se pure hai qualche volta intravisto in un film (il più bello quello sulla vita di Alan Turing). sconosciute erano e indecifrabili restano.

“Capo, perché non usiamo intanto la nostra pagina facebook per continuare ad informare”; è la voglia di reazione, di chi non ci sta a lasciare campo libero ad altri. Facciamo così, dai. “Certo che la cosa è seria se non abbiamo più il dominio,no?”, trepida lo stesso collaboratore, spezzato in due.

E se perdessimo tutto? Fino al giugno 2017 c’è stata la versione cartacea. E dopo? Dici che perdiamo tutte le storie, le emozioni, i racconti, interrogativi e risposte, speranze e delusioni o anche successi di tanti di noi? “Tranquillo, non dovrebbe perdersi nulla” e ci accorgiamo che non abbiamo mai odiato tanto un condizionale, di sabato mattina presto.

L’entusiasta del gruppo porge la lieta novella strillando via whatsapp: “Ci siamo! Ci siamo!”. Corriamo a vedere. No. non è vero. Almeno, non è vero del tutto. Escono brandelli di link su non meglio definiti archivi. Ma forse qualcosa sta tornando… Passano così gli ultimi spasmodici minuti e alla fine scocca anche l’ultimo.

La nostra grande piazza, la nostra di tutti noi, con i suoi colori arancio e verde, eccola di nuovo che ci fa ciao (in prestito dai Rokes). C’è, adesso è davvero tornata. Facce, vicende, protagonisti tutti noti, tutti verificabili, a portata di mano. Altro che ragnatela: ecco la differenza con una piazza. La nostra. Tornata piena di luce.

 

 

 

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