Vescovi in preghiera nei cimiteri per ricordare le vittime del Coronavirus ed i fratelli andati via senza nemmeno un funerale

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Nardò – Ugento – Cerimonie semplici ma quanto mai toccanti quelle di stamattina nei  cimiteri di Nardò e Ugento per il “Venerdì della misericordia” con i vescovi delle rispettive diocesi. Il pensiero è andato alle vittime della pandemia in corso e a quanti sono deceduti in questo periodo che impedisce anche la celebrazione dei funerali.

A Nardò insieme a mons. Fernando Filograna presenti anche il sindaco Giuseppe Mellone ed una rappresentanza di sacerdoti neretini, tra cui il parroco della cattedrale e vicario generale della diocesi mons. Giuliano Santantonio (di Racale). Dopo aver sostato in preghiera, il vescovo ha rivolto un pensiero di solidarietà a quanti sono stati colpiti dal lutto a causa della pandemia da Coronavirus, ma anche di gratitudine verso medici e operatori sanitari, forze dell’ordine, pubbliche istituzioni sacerdoti e volontari esposti in prima persona nell’assistenza, ricordando anche il patrono San Gregorio.

 La benedizione nel cimitero di Ugento 

Una Messa (trasmessa in diretta televisiva sul canale 90 del digitale terrestre) è stata, invece, celebrata nel cimitero di Ugento da mons. Vito Angiuli, presente solo il parroco della cattedrale, don Rocco Frisullo. «È un momento di grande sofferenza per tutto il mondo. Questa sera ci uniremo con la preghiera del Papa per chiedere al Signore la liberazione da questo male che ha colpito l’umanità», ha affermato Angiuli ricordando la parola del  profeta Ezechiele, “il quale immagina che le ossa morte riacquistino vita: è un simbolo naturalmente, ma l’immagine straordinaria, in questo luogo,  acquista tutta la sua concretezza e la sua pregnanza e consolatoria diventa la frase che Dio dice al profeta: “io apro i vostri sepolcri e vi faccio uscire dalle vostre tombe”.

«Siamo deboli, siamo fragili. Lo stiamo constatando in una maniera così evidente in questo tempo. Tutta la nostra realtà umana si fonda sulla debolezza umana. Sarà il cammino di Cristo, prima nella passione, nella morte e poi nella resurrezione. La resurrezione di Lazzaro diventa, come dire, un simbolo, un simbolo della resurrezione di Cristo e la resurrezione di Cristo non è più un simbolo, ma una realtà che toccherà ciascuno di noi», ha concluso il vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca.