“Verità e giustizia” per l’assurda morte di Stefano Leo, l’appello da Morciano di Leuca sino a Londra e al Giappone

Il giovane ucciso a Torino da uno squilibrato infastidito dal suo sorriso

2967

Morciano di Leuca – Di amici ne aveva tanti, nel Salento e in giro per il mondo, il 34enne Stefano Leo vittima di una morte violenta tra le più assurde. Il giovane, nato a Biella ma originario di Morciano di Leuca, la mattina dello scorso 23 febbraio a Torino è stato accoltellato alla gola da un 27enne a quanto pare non per futili motivi, ma proprio senza motivo, anzi peggio.

La “confessione choc” «Ho scelto di ammazzare lui perché appena l’ho visto non potevo sopportare la sua felicità. Volevo uccidere un ragazzo come me, togliergli tutte le promesse che aveva, toglierlo dai suoi figli e dai suoi parenti»: questa la confessione choc resa dal 27 Said Machaouat, italiano di origini marocchine, che domenica scorsa si è consegnato alle forze dell’ordine proprio a poche ore dalle manifestazioni organizzate a Torino, Lecce e Morciano di Leuca per chiedere “verità e giustizia” sulla sua morte assurda.

A Morciano di Leuca, paese della madre  Mariagrazia Chiri e dove Stefano trascorreva spesso le sue vacanze, domenica mattina in tanti si sono ritrovati nei pressi della villa comunale (con loro anche il sindaco Luca Durante), per ricordare il giovane e manifestare vicinanza alla famiglia.

Pubblicità

Nell’appello, che ha fatto subito il giro dei social, i promotori hanno invitato chiunque volesse aderire, in qualunque parte del mondo, a fotografare un palloncino rosso con l’hashtag #SteLeoVerità e postare la foto sulla pagina facebook “Un palloncino per Ste dal mondo”. Alle foto di Morciano, Lecce e Torino (qui c’era anche il sindaco Chiara Appendino) se ne sono aggiunte da Brindisi, Milano (dove si era laureato in Giurisprundenza), Londra, Cardiff e altre città del mondo tra Cina, Giappone e Australia, nazioni dove il 34enne aveva vissuto, magari soltanto un breve vacanza, ma riuscendo a lasciare sempre il ricordo del suo sorriso della sua bontà d’animo.

Sulle dinamica dell’omicidio, così come raccontata dal 27enne arrestato, sono in corso i riscontri degli investigatori che, intanto, hanno già ritrovato (nascosto in una cabina dell’Enel) il coltello da cucina che sarebbe stato usato per uccidere Stefano. L’assassino, a quanto pare depresso per la separazione dalla ex moglie, avrebbe raccontato agli inquirenti di aver scelto del tutto casualmente il giovane Stefano e di averlo voluto privare del futuro perché non sopportava la sua felicità dopo aver perso la propria (nel giro di pochi mesi Said era stato condannato per maltrattamenti in famiglia, era stato lasciato dalla compagna, che non gli lasciava più vedere il figlio, aveva perso il lavoro da cuoco ed era finito in mezzo a una strada). «È come se lo avessero ucciso un’altra volta», ha affermato il padre Maurizio nell’apprendere tali dichiarazioni.

 

 

Pubblicità