Valutare le alternative prima di abbatterli

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ulivi malati alezioIl 27 agosto è un’altra tappa fondamentale nel viaggio, non si sa quanto lungo, che ha come stazione di arrivo la sconfitta della Xylella, il salvataggio del maggior numero possibile di ulivi sotto attacco, la fine di uno scontro montante e grave tra istituzioni da una parte e movimenti ambientalisti dall’altra con, in mezzo, una montagna di minacciosi sospetti. Il 27 agosto a Roma, in via XX Settembre, il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, il suo consigliere speciale Enzo Lavarra (barese, già eurodeputato e componente della commissione europea dell’agricoltura), l’assessore pugliese Fabrizio Nardoni con i dirigenti degli oganismi tecnici che se ne sono occupati in Puglia (Centro nazionale dele ricerche di Bari, Osservatorio fitosanitario) decideranno come procedere nella pratica, in base ad una mappa aggiornata del campo di battaglia (che è compito di Lavarra preparare).

La linea  che sembra profilarsi da Bari a Roma («Prima di procedere con interventi radicali sarà valutata ogni alternativa») è incoraggiante: non devono essere rasi al suolo gli ulivi che si trovano nel “cordone sanitario” – largo due chilometri e che va dallo Jonio all’Adriatico all’altezza di Lecce – come indicato espressamente dalla “Decisione di esecuzione” della Commissione europea del 23 luglio scorso. Semmai gli sradicamenti dovranno riguardare solo quelle piante (non si dimentichi che, oltre all’ulivo, il batterio è esiziale anche per mandorli, peschi, ciliegi, oleandri…) che mostrano i sintomi della malattia. Ma se su questo c’è ampia convergenza e attenzione, il problema che si pone è che questa indicazione deve ottenere l’ok dalleEuropa. Ciò potrebbe voler dire altri tempi per trattative e nuovi documenti, sempre che Bruxelles accetti questa linea morbida per un batterio della “lista nera” e come tale temutissimo per le sue capacità di contagio, tanto da prevedere la quarantena.

«Sono qui per sottolineare l’impegno diretto del ministro in questa vera e propria emergenza», dice Enzo Lavarra, il quale nei prossimi giorni terrà una serie di incontri “di ascolto” insieme all’assessore Nardoni. Di voci e proposte ce ne sono diverse. Tra gli altri, il senatore Rocco Palese di Acquarica del Capo ha indicato come migliore soluzione operativa quella di un commissario straordinario; il consigliere regionale Erio Congedo sostiene la richiesta dei Sindaci, da Presicce a Galatina, di essere in prima fila; il senatore Dario Stefano ha chiesto che il Salento diventi “un laboratorio di ricerca e sperimentazione” sulla Xylella; il deputato Salvatore Capone ha avvertito l’esigenza di auspicare che “Governo e Regione agiscano all’unisono”; tanti i dubbi avanzati dal M5S in una interrogazione a Martina. Intanto si fanno anche i conti.

Se è vero che negli Stati uniti, già colpiti dal batterio killer in California e altrove, vengono stanziati 4-5milioni di dollari l’anno per la ricerca, in Puglia il Cnr ha ricevuto solo dalla Regione alcune decine di migliaia di euro e niente da Governo e Unione europea. Da Roma sono però annunciati e ufficiali 2,6 milioni (che dovrebbero essere assicurati anche per il 2015) e da Bari 2 milioni, con l’impegno a reperire altri fondi. Secondo alcune stime, inoltre, la produzione di olio in provincia di Lecce potrebbe calare di oltre il 30% nella prossima annata.