Un’unica grande Chiesa, la Terra, e la custodia del Creato ogni giorno

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Essere nati nella parte giusta del mondo non vuol dire semplicemente avere i mezzi e le risorse per vivere dignitosamente; significa sopratutto avere la garanzia di appellarsi ogni giorno ai solenni princìpi della legge fondamentale di uno Stato moderno e democratico.

La più alta espressione della storia del nostro Paese risiede nei 139 articoli della Costituzione della Repubblica italiana, ovvero la fonte scritta, rigida, lunga, votata, compromissoria, laica, democratica e tendenzialmente programmatica dellordinamento giuridico, che guida le azioni di ogni cittadino e le impronta ai valori della libertà di espressione, di associazione, di plurarismo e, sopratutto, di laicità.

A fronte di tutto questo, viene spontanea una riflessione su quanto accaduto, di contro, durante la prima domenica del mese di settembre sulla principale emittente del nostro Paese, Rai Uno, la concessionaria esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo del nostro Stato laico, proprio come sanciscono gli articoli 7 e 8 della Costituzione. Dopo aver dedicato il consueto tempo necessario allespletamento delle funzioni religiose in diretta dal Vaticano, come tutte le domeniche, l’emittente ha anche trasmesso un lungo speciale sulla Giornata di preghiera per la custodia del Creato, che ormai si celebra da ben 29 anni e inaugura un periodo di riflessione e di azioni concrete di impronta marcatamente ecologica che si chiude il 4 ottobre, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Francesco dAssisi, protettore del Creato e santo patrono, assieme a Santa Caterina da Siena, dellItalia laica.

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Sembrerebbe già così abbastanza chiara la direzione principale che il nostro Paese è intento a seguire, se non fosse solo per tutto ciò che, su quella stessa strada, si lascia indebitamente alle spalle, ovvero una storia lontana almeno cinquecento anni, una storia di condanne, di sangue e di vani tentativi di riabilitazione allopinione pubblica.

Tutto, così, risuona nelle parole di Giordano Bruno, il domenicano eretico, il nolano dissidente, che la stessa Chiesa Cattolica che istituisce queste ricorrenze prima condannò, poi bruciò vivo a Campo dei Fiori il 22 febbraio del 1600 e mai completamente riabilitò, per aver osato collocare Dio dove realmente doveva essere, ovvero non fuori da tutto a giudicare i vivi e i morti ma dentro a tutto ciò che è l’espressione e la prova stessa della sua esistenza, del suo essere infinito come infinito è il cosmo: “Dico Dio totalmente infinito, perché Lui è in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente”, la preghiera del Panteista che si preoccupa poco del peccato originale e molto della bruttezza, della cattiveria, della sporcizia, degli atti vandalici che si consumano qui, nell’espressione di Dio, nella Natura, nel cosmo infinito, ogni giorno.

In queste giornate, come in tutte, sarebbe bello se tutti quanti dicessimo una litania in meno e uscissimo di più a piedi piuttosto che in auto; sarebbe bello se la smettessimo di ringhiare come animali feroci in difesa dell’ostentazione dei simboli religiosi negli uffici pubblici, nei comizi elettorali, nelle aule del Parlamento e nelle emittenti di Stato e andassimo a piantare un altro albero.

Sarebbe contento, Lui, di percepire la volontà di tendere alla sua perfezione con il nostro impegno, pur rimanendo sempre nella nostra misera condizione di esseri inferiori rispetto alla forza, alla luminosità e alla bellezza di tutte le cose che esistono in Lui, ovvero il Creato.

Torniamo a credere in qualcosa.

Non abbiamo più profeti come Bruno, come Vanini, come Telesio, come Campanella, come Spinoza, ma abbiamo una grande e unica “Chiesa” che è la Terra, dove possiamo “pregare” non con le parole, ma con azioni più consapevoli.

Ester Ambra Giannelli – Racale

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