Una epidemia non è un terremoto. La proposta: cambiare adesso perché il futuro sarà diverso del passato. Consigli pratici di prevenzione e contenimento

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“Lavorare, produrre, consumare così non è compatibile con la salute e la vita”: riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento del dottor Carlo De Michele, originario di Nardò, già medico internista, consigliere dell’International Society of Doctors for Environment Isde (una associazione mondiale di medici per l’ambiente), responsabile per la Puglia della Federazione italiana ossigeno ozonoterapia.

La marea di informazioni sulla pandemia diffuse dai media mi riporta alle magiche atmosfere di grandi romanzi come “1984”, “La peste”, “Cecità” che rappresentano  poeticamente quale potrebbe essere un mondo ove fosse imperante lo smarrimento giudizio critico. Ma, con un brusco ritorno alla realtà,  quelle che ci sono sembrate pure metafore oggi sembrano più reportage di cronaca che capolavori di fantasia. Dobbiamo prendere atto che la pandemia che ci attanaglia non è un evento imprevedibile,  come un terremoto, ma la conseguenza indiretta della globalizzazione di comportamenti volti a privilegiare i profitti rispetto alla salvaguardia ambientale.

Gli effetti devastanti del Covid

Questo tipo di scelta sta rivelando tutta la sua inadeguatezza non solo per gli effetti devastanti sull’ ambiente, ma  anche per il conseguente disastro economico, da cui tuttavia alcune Multinazionali  traggono enormi vantaggi. I costi diretti e indiretti della pandemia secondo il report di Unctad (Conf. Nazioni Unite su Commercio e Sviluppo) ammontano a perdite per oltre 10 trilioni (10.000.000.000.000 !!) di dollari a cui i vari stati dovranno fare fronte. Con una visione politica libera e lungimirante si sarebbe potuta investire una quota di gran lunga inferiore nei necessari interventi di risanamento e prevenzione per impedire il realizzarsi ed diffondersi della catastrofe.

Nella situazione in cui ora ci troviamo, cioè con una infezione dilagante sostenuta dalle nuove varianti, la perdurante mancanza  di protocolli terapeutici univoci e l’ inadeguatezza dei servizi sanitari territoriali, secondo le indicazioni delle istituzioni, l’unica forma se non di risoluzione del problema ma almeno di contenimento è rappresentata dalla vaccinazione di massa.

  Urgente la vaccinazione di massa

Ma vaccinazione di massa  significa vaccinare quanto più rapidamente possibile almeno l’ 80%  della popolazione, mentre la distribuzione dei vaccini sta seguendo tempi e criteri cinicamente mercantili tutt’altro che scientifici ed umanitari. Mancanza di etica ma anche grave miopia dal momento in cui con tali criteri  si viene a creare tra gli ultimi del mondo un  pascolo ideale per lo sviluppo di nuove varianti, con buona pace del raggiungimento  dell’obbiettivo. Inoltre i Vaccini a Rna, su cui si sono concentrati la maggior parte degli investimenti, pur essendo il risultato di ricerche teorico-tecnologiche raffinate, sono in grado di difendere adeguatamente da sintomi gravi il singolo soggetto ma non bloccano la diffusione del virus da parte dei vaccinati.

Gli altri tipi di vaccini possono bloccare anche la diffusione del virus , ma per arrivare a livelli di immunizzazione accettabili bisognerebbe disporre di adeguate quantità di vaccini che invece non sono adeguatamente disponibili sia per “incidenti di percorso” sia per interessi economico-politici. Non potendo arrivare  all’immunità di massa ci resta solo l’utilità dell’immunizzazione per i soggetti a rischio nell’intento di ridurre il numero di decessi.

Comportamenti individuali da modificare

Visti i limiti della campagna vaccinale mi sarebbe sembrato giusto che  Scienziati e Istituzioni  avessero usato i media non solo per emanare ordinanze o sciorinare dati da panico ma per fornire indicazione su consapevoli comportamenti individuali da tenere per salvaguardare la salute in alternativa o in aggiunta agli ordini di chiudersi in casa, usare le mascherine e aspettare i turni di vaccinazione. Più che credere e ubbidire, penso che il faro  dei nostri comportamenti debba essere una consapevole responsabilità individuale, per gestire e mantenere autonomamente la propria salute psicofisica, tenendo bene a mente che il  benessere non può essere tale se non si correla al benessere di tutti.

Sottolineo che un individuo sano ha naturalmente la capacità di difendersi da eventuali contagi quindi per mantenere la buona salute  basterebbe seguire poche regole che rispettino i bisogni e le esigenze essenziali. Sembrerebbe poter essere sufficiente un breve decalogo ma su questi bisogni essenziali si radicano come vere e proprie droghe abitudini scorrette, difficili da sradicare, anche se riconosciute quali principali cause della riduzione delle capacità difensive. Proviamo ad analizzare come potrebbe essere messa in atto una valida forma di prevenzione a livello individuale.

Cinque misure di contenimento

Prima misura di contenimento: l’alimentazione: per ragioni sia culturali che individuali dall’ultimo Dopoguerra, in parallelo alla crescita del “benessere”, sono in continuo aumento il consumo di zuccheri, carboidrati e cibi trattati industrialmente. Dopo oltre 50 anni di “dieta mediterranea” ci si aspettava una netta riduzione di malattie e morti per cause cardiovascolari così come preconizzato dagli Scienziati che la hanno sostenuta. Tale ipotesi si è rivelata completamente errata poiché non solo sono aumentate le malattie cardiovascolari ma anche diabete, obesità e malattie degenerative.

Oggi sappiamo, grazie a numerosissimi studi che l’eccesso di carboidrati è il maggior responsabile  della subdola “Infiammazione Cronica di Basso grado”, che con l’andar del tempo provoca moltissime malattie degenerative, cosa che ci costringe e riflettere sul fatto che la prospettiva sempre più comune è quella di una vecchiaia da malati cronici non autosufficienti. Sappiamo però, come stanno dimostrando studi attualissimi, che una alimentazione a bassissimo contenuto di carboidrati, buon contenuto di carne e pesce, ma soprattutto ad alto contenuto di grassi sani (Dieta chetogenica) non solo è genericamente salutare poiché capace di ridurre il livello di infiammazione di basso rado, ma è un elemento terapeutico non secondario nel trattamento dei malati gravi da Covid modulando le risposte immunitarie e riducendo i danni da eccesso di reazione infiammatoria.

Il “lusso” di una dieta sana

Purtroppo, però,  una dieta sana continua ad essere un lusso per pochi. In una alimentazione corretta sarebbe necessario utilizzare mediamente 70 grammi di proteine nobili al giorno, ma per circa 8 miliardi di individui, significa continuare a deforestare e impiantare allevamenti intensivi. Ma anche ottenere proteine vegetali (legumi,soia ecc..) di analogo valore biologico comporta un grande consumo di territorio. Inoltre nei vegetali le proteine si accompagnano sempre ad un alto contenuto di carboidrati che invece dovrebbero essere ridotti. Dilemma insolubile? Se vogliamo realmente scavalcare la soglia del 2050 non solo dobbiamo risanare l’ambiente e abbassare la temperatura del globo ma anche trovare il modo di adeguare la pressione demografica.

Secondo: il movimento: La costante attività fisica all’aria libera e senza mascherina è indispensabile per diverse ragioni: permette di mantenere alto il metabolismo, di bruciare i carboidrati riducendo la produzione di insulina e la formazione di depositi adiposi, di incrementare la disponibilità di energia. Il movimento correttamente dosato e la alimentazione a basso contenuto di carboidrati rappresentano la prevenzione più efficace dal Covid  attraverso il miglioramento del metabolismo, la riduzione dell’infiammazione latente e, non ultimo, il miglioramento dell’umore.  Teniamo sempre presente che il virus diffonde più facilmente in ambienti chiusi, ristretti e non ventilati e che la disinfezione più efficace è quella realizzata dai raggi ultravioletti solari.

La “pulizia” delle scorie tossiche

Terzo capitolo: il ritmo sonno/veglia:  Benché evoluti sino a fantasticare di poter piegare la natura alla nostra volontà siamo e restiamo animali che, attraverso i millenni della nostra evoluzione, hanno regolato i ritmi vitali su quelli della luce: durante le ore di luce il nostro corpo si predispone al lavoro e al dispendio energetico e durante le ore di buio al recupero energetico, alla ricostituzione delle strutture usurate dall’attività diurna, alla riorganizzazione psichica e, in particolare, alla “pulizia“ dalle scorie tossiche prodotte del metabolismo e, per quanto possibile, dai prodotti di degradazione indotti dagli inquinanti assorbiti. Un sonno tranquillo di almeno 6/8 ore è indispensabile anche e soprattutto per il cervello che solo durante il sonno, in posizione sdraiata su un fianco, attraverso un complicato sistema, detto delle Acquapurine, riesce a eliminare le tossine. Noi  possiamo anche decidere di lavorare di notte  e dormire di giorno o di fare le ore piccole  ma dobbiamo essere consapevoli che l’impossibilità di attivare i sistemi riparativi naturali correlati ai ritmi della luce a lungo andare determina fenomeni degenerativi irreversibili, con alterazione delle nostre capacità di difesa immunitaria.

Quarto: gli scambi affettivi: questo è forse l’elemento più difficile da affrontare che non può ridursi a qualche consiglio di facile attuazione. Possiamo solo sottolineare che il benessere fisico non può prescindere da relazioni affettive profonde e valide. La condizione di incertezza causata dalla contraddittorietà dei media sommata allo stato di segregazione “consigliato” che ha determinato un allontanamento da relazioni importanti o  una eccessiva vicinanza in relazioni problematiche  hanno fatto emergere situazioni latenti di debolezza delle strutture profonde della identità individuale  come ansia, depressione, angoscia, panico che, a livello della realtà fisica, agiscono come veri e propri tossici che aggravano lo stato di infiammazione generalizzata e di vulnerabilità. Di fronte ad un evento emergenziale che ci ha costretti a un anno di vita tra parentesi, sarebbe invece necessario poter attingere a validi, credibili ed autorevoli sostegni alle proprie capacità di resistenza, di valutazione oggettiva del pericolo, di adozione di adeguati comportamenti di protezione.

Una soluzione complessa

La svolta dei vaccini ma non solo: personalmente sono convinto che i Vaccini non siano la “soluzione” del problema, per tornare alla precedente quotidianità come se nulla fosse accaduto.  La vera soluzione del problema è invece complessa e concerne  il risanamento delle condizioni che hanno consentito lo “Spillover” cioè il salto di un microrganismo da una specie in cui era in simbiosi ad una specie in cui si comporta come agente patogeno.

Ciò significa un colossale e non rinviabile sforzo globale di “trasformazione” più che di “transizione” ecologica che mi auguro non si trasformi in un compromesso volto a mantenere gli stessi livelli di profitto mascherati di verde. Il nemico da combattere è l’imperante  ideologia del liberismo finanziario che, oltre a non tenere in nessun conto il fatto che la pandemia sia il segno evidente di una catastrofe ecologica globale,  sembra ciecamente interessata solo  alla  improvvisa apertura di mercato dalle potenzialità incalcolabili.  Non intervenire in modo radicale sul risanamento degli ecosistemi, significa accettare nuove e ricorrenti pandemie correlate ad un mercato vaccinale che promette profitti inimmaginabili per qualsivoglia prodotto.

Il quadro post epidemia 

Molti scienziati infatti prevedono che il quadro più probabile vedrà il Covid ridotto al rango di una importante influenza che richiederà una vaccinazione annuale se non semestrale ed un rischio di nuove pandemie sempre più alto e sempre meno fronteggiabili. Forse però la Pandemia può e deve insegnarci qualcosa: ci sta dimostrando che il modo di lavorare, produrre, consumare che abbiamo seguito finora è incompatibile con la salute se non con la vita umana.

Il  profitto non è sinonimo di salute. Il benessere non collima con l’opulenza; sconfiggere la fame non può continuare a rendere obesa metà del mondo a spese dell’altra metà sempre più esclusa, annullata, sfruttata ed affamata. Solo cambiando radicalmente le nostre individuali abitudini consumistiche possiamo invertire la rotta rendendoci conto che i comportamenti quotidiani  assumono come non mai una forte valenza politica.

Il diritto dei giovani ai sogni

Un pensiero ai giovani che, senza dubbio stanno soffrendo una condizione di disagio relativo alla sospensione delle loro normali attività di studio, di relazione e di svago. Mi domando: come mai non riescono a fare il salto, a far emergere le loro indubbie capacità trasformando il disagio in protesta e poi in idee ed azioni politiche? Forse hanno  perso l’idea guida che i diritti non sono conquistati una volta per tutte, ma devono essere conquistati e tutelati giorno per giorno? Forse l’affanno sconsiderato con cui noi genitori abbiamo cercato di soddisfare tutti i loro bisogni materiali ha fatto loro perdere il coraggio di lottare per realizzare le esigenze più profonde ed i sogni a cui hanno diritto?

E’ invece necessario recuperare la caratteristica principale che ci rende umani, cioè la capacità di trasformare le percezioni, le sofferenze, in immagini mentali e poi in idee; riconoscere il pericolo dietro le cortine dorate, cercare e scoprire il senso degli eventi che, se non articolati e connessi in una spiegazione coerente, possono travolgerci inducendo reazioni strumentalizzabili dai vari Poteri. Le menti ancora in formazione e quindi (almeno parzialmente) libere sono quelle più capaci e adatte a creare utopie, slancio vitale di qualsiasi progetto politico.

Preziosi esseri sociali

Penso che i “Giovani” debbano imparare a considerarsi Preziosi Esseri Sociali, Esseri Politici e scoprire l’indispensabilità di immaginare e condividere una visione dello stare al mondo per opporsi politicamente alla devastazione materiale ed affettiva delle generazioni precedenti che, sopravvissute all’ ultima guerra mondiale, nell’ansia di ricostruzione hanno imposto una riorganizzazione che è lentamente sfociata in liberismo astratto e disumano senza più controllo il cui imperativo è produzione e consumo fino all’esaurimento delle risorse non tenendo in nessun conto  le esigenze ed i bisogni delle generazioni future.

Ci sono momenti in cui l’Amore deve essere espresso attraverso resistenza e lotta.

Dr. Carlo De Michele