Un minuto dopo la maturità: la soddisfazione, il rammarico e i progetti degli studenti delle Superiori di Maglie. La mancanza più grave durante l’epidemia? I compagni

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Maglie – Una linea separa gli studenti nei piazzali antistanti alle scuole di Maglie. Non è la distanza di sicurezza imposta dalla prudenza e dal timore per il futuro prossimo circa l’emergenza pandemica: è il cancello dell’istituto scolastico, che qualcuno varca con un po’ di timore per l’ultima volta, altri scaricando l’adrenalina in un sorriso e una foto di rito con la maturità alle spalle.

Una “maturità strana” raccontano al cronista. Lo dicono schermiti, ancora emozionati. Raccolgono i cocci di due mesi trascorsi tra le mura di casa. “Lasciare la scuola a marzo proprio l’ultimo anno è stato brutto: sarebbe stato decisamente meglio trascorrere gli ultimi mesi con la classe intera”, afferma Gianluca Forte (di Maglie), della classe 5A, indirizzo scientifico del “Capece”. A lui e i suoi compagni il lockdown ha portato via la gita di chiusura e anche la possibilità di fare i test d’ingresso per l’Accademia dell’aeronautica, che ora si appresta a preparare.

“Finalmente con i compagni”

Alla fine questa maturità, per Gianluca, non è stata poi così difficile: “Nelle ultime settimane mi sono esercitato con un mio compagno soprattutto nell’esposizione, visto che non c’erano prove scritte da dare”. L’impegno, dice, ha ripagato: l’esame è andato bene.

La foto ricordo la scatta anche Gaia Caggia (di Aradeo), dell’indirizzo Esabac del Capece. “L’esame è andato bene, forse poteva andare un po’ meglio”, racconta appena finita la prima interrogazione di persona dopo mesi: “È stato strano vedere i professori distanziati e con la mascherina. E sicuramente non è stato bello non vedere i miei compagni per tanto tempo”.

Ora Psicologia a Padova

Nel bilancio degli ultimi mesi, Gaia, fa entrare tutto: “Lasciare la scuola a marzo ha significato non stare più con i compagni di scuola, non avere l’ultimo giorno come tutti i maturandi, non poter festeggiare insieme la fine di un percorso lungo”. Adesso lo sguardo va all’Università: Psicologia a Padova, la sua scelta, test d’ingresso permettendo. Intanto, però, un panino. L’ansia fa venire fame e attraversata la strada, al bar più vicino l’aspettano i compagni.

Lara Montefusco (di Maglie) e Claudia Martano (di Cursi) le incontriamo per strada. Hanno ancora lo zaino in spalla, qualche foglio tra le mani. Vengono dal liceo delle scienze umane “Cezzi de Castro Moro”. “Andato benissimo”, dicono in simultanea, anche se la didattica a distanza ha reso tutto più complesso. “Siamo state più autodidatte, perché le lezioni on line potevano durare tre quarti d’ora, massimo un’ora, ma il resto del lavoro lo facevamo sole”.

“La preparazione è stata difficilissima perché un conto è chiedere qualcosa di persona, magari su un testo d’italiano, un altro è avere il filtro delle piattaforme online”, sottolinea Lara. “La cosa che più mi è mancata in questo periodo – continua – sono stati i compagni: andare a scuola quando sei triste significa trovare sempre delle amiche che ti strappano un sorriso”.

Ora l’Unisalento. E il lavoro

Entrambe, per il futuro, hanno le idee chiare: Scienze della formazione primaria a Lecce per Claudia, mentre Lara accantona temporaneamente gli studi. Andrà in Emilia Romagna, vuole iniziare a lavorare. “Per imparare ad essere autonoma e indipendente”, dice prima di prendere la strada per il mare con la sua compagna.

Dal Tecnico commerciale “Cezzi De Castro Moro” escono anche Cecilia Jacquin (di Carpignano), Chiara Rimo (di Supersano) e Sara de Rosa (di Maglie). Dalla scuola un operatore scolastico richiama all’ordine: “Niente assembramenti”, ricorda, ma la gioia è tanta, così come la sorpresa nell’aver scoperto che in fin dei conti la maturità non è stato un ostacolo insormontabile.

La parola più usata in questi mesi: adattamento

È stata più facile di quanto immaginassi” dice Chiara. Cecilia annuisce: “All’inizio sembrava molto difficile, ma se si studia l’esame si può fare tranquillamente”. La didattica a distanza si è fatta sentire ma non più di tanto: “Un confronto, seppur limitato, c’è stato”, afferma Chiara. “La tecnologia ci consente di accorciare le distanze e chiedere informazioni ai professori. Certo – aggiunge – non è come stare in classe: però ci siamo dovuti adattare”.

Una parola che risuona spesso, adattare/ adattarsi. Lo dice anche Cecilia che l’ha sperimentata nei mesi di chiusura in casa: stare soli con la famiglia, stare senza i compagni di classe. Il futuro, per Cecilia, è ancora incerto. Chiara, invece, ha scelto la facoltà di Manager del turismo all’Università del Salento. Per Sara a un esame seguirà l’altro: tra una settimana ci sarà il test d’ingresso al Politecnico di Milano.

Si punta al Politecnico di Milano

Un futuro al Nord oppure all’Estero lo immagina anche Rocco Carrozzo (di Andrano), studente del Liceo scientifico “Da Vinci”. Finita la scuola, l’intenzione è di coltivare la passione per le lingue. Della maturità ricorderà soprattutto l’amaro in bocca per non aver potuto condividere il percorso di avvicinamento all’ultima tappa con i compagni.

L’assenza più grande di questo periodo è stata quella degli amici, il rapporto con i compagni di classe e anche quello con i docenti. La maturità è stata un po’ un ritorno al passato: ho rivissuto le sensazioni che avevo avuto prima del lockdown tra i banchi di scuola”, racconta.

Per ora tutti al mare

Sorride, uscendo dall’aula, Antonio Rizzo (di Andrano): ha appena conseguito la maturità all’istituto professionale Egidio Lanoce. “All’inizio ero un po’ teso – racconta – ma alla fine ce l’ho fatta. Non è poi così difficile, l’importante è impegnarsi”. La didattica a distanza ha funzionato bene, dice Antonio. Ora l’obiettivo è entrare nel Corpo della polizia penitenziaria.

Ma per tutti, oggi, è giornata di incontri e di risate. Saluta gli operatori scolastici, se ne va. Alle spalle Antonio, Gianluca, Gaia, Lara, Claudia, Cecilia, Chiara, Sara, Rocco hanno la scuola. Dinanzi, chissà.

Pierfrancesco Albanese

(nella foto in homepage da sinistra Sara De Rosa, Cecilia Jacquin e Chiara Rimo)