Un arresto a Nardò nella nuova operazione “anti-caporalato”: sfruttati nove braccianti

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Nardò – Seconda operazione “anti-caporalato” in poche settimane nel territorio di Nardò. Al termine di un’indagine articolata, i carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato il 59enne neretino M.C., amministratore unico di un’azienda orticola.

L’operazione ha portato anche all’identificazione del caporale che reclutava i lavoratori, deferito a piede libero. Il datore di lavoro è stato, invece, posto agli arresti domiciliari. Dalle indagini è risultato come avesse assunto nove braccianti agricoli (sette tunisini e sue algerini), tutti con regolare permesso di soggiorno, sfruttandoli approfittando del loro stato di bisogno.

I militari hanno appurato mediante reiterati servizi di osservazione e pedinamento (anche in abiti borghesi) come i braccianti in questione lavorassero per  dieci ore al giorno anche per 30 giorni di seguito, domeniche comprese, con una tariffa a cottimo pari ad un euro per quintale di anguria, e dunque in violazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali.

Ad essere violata è stata anche l’ordinanza comunale che vieta il lavoro nei campi dalle 12.30 alle 16.30 dal 21 giugno al 31 agosto. I carabinieri hanno, inoltre, riscontrato gravi lacune nella sicurezza sui posti di lavoro e nell’igiene dei luoghi di dimora.

I braccianti venivano fatti lavorare senza alcun dispositivo di protezione individuale (guanti, scarpe, pantaloni antistrappo e altro), che erano invece costretti a procurarsi da se. Nei campi mancavano anche i bagni chimici mentre la situazione dei loro alloggi viene definita “fatiscente e degradante”.

Al momento della perquisizione veicolare, i carabinieri hanno pure ritrovato e sequestrato la documentazione cartacea attestante le varie giornate di lavoro svolte ed il metodo di pagamento quale libro paga dei braccianti.