Lecce – Né mancate risposte né tentennamenti, né ritardi, né inadeguatezze: “Il  disseccamento degli ulivi è per colpa di un batterio invincibile e incontenibile, come ci dice la scienza: se non si parte da questa premessa di verità non si comprende l’attuale situazione”. L’incontro dell’assessore alle Politiche agricole, Leonardo Di Gioia, con le associazioni si è aperto con questo concetto messo al centro di ogni altro discorso.

Consumata subito la rottura fragorosa con Coldiretti che ha ribadito le ragioni per cui chiede le dimissioni dell’amministratore della agricoltura pugliese, (Coldiretti con i dirigenti regionali e leccesi ha poi continuato la contestazione sotto la sede della Regione di Lecce), Di Gioia ha presentato il suo racconto di quanto fatto finora e di quanto si farà rimarcando un’altra idea chiave: la Regione Puglia deve rispettare – finché non vengono cambiate – norme sovraordinate, cioè di matrice nazionale ed europea. Al loro posto sono rimaste Confagricoltura, Cia, Copagri, Confcoop,

Cosa si può fare L’azione del governo pugliese punta in più direzioni. Intanto proverà a trovare il modo di mantenere un reddito “di sopravvivenza” agli agricoltori colpiti finché non decidono cosa fare in futuro. “Credo che tra Governo, Ue e Regione si possa trovare una via dignitosa”.

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Partendo dal decreto emergenze (da più parti contestato ai fini della lotta alla Xylella e difeso da Di Gioia come “punto di partenza”), l’assessore da mercoledì col Governo e col ministro Gian Marco Centinaio (foto) perlustrerà la strada che porta a misure concrete tipo l’abbattimento dei contributi di bonifica (“serve una legge”), aiuti per gli interessi sui mutui contratti dalle aziende e, con la nuova Pac (Politica agricola comunitaria) inserire “un premio di base superiore di 3-4 volte superiore a quello attuale e diretto a tutte le aziende titolari colpite dall’infezione.

Come contrastare la diffusione del contagio Qui Di Gioia si è tolto qualche sassolino dalle scarpe: “Porterò le registrazioni: anche quelli che stanno qui fuori hanno cavalcato posizioni antiscientifiche quando si è trattato di eradicazioni”. La Regione ha comunque ottenuto che il raggio d’intervento fosse ridotto da 200 a 100 metri e con l’Arif ha proceduto ai tagli degli alberi, pur tra mille contrasti e ostacoli anche di natura giudiziaria.

L’assessore ha rivendicato “il monitoraggio più grande della storia d’Italia”, il decreto Martina per gli usi di sostanze chimiche per bloccare l’insetto vettore anche qui con forti opposizioni “anche se si trattava di interventi canonici anche se con cadenze diverse”. Ha quindi riferito che per non aver osservato le buone pratiche colturali, sono state elevate 800 multe “in gran parte a carico di Comuni”.

Michele Emiliano

Le ammissioni sul Psr “E’ vero, sul Piano di sviluppo rurale siamo stati troppo lenti, le applicazioni delle norme si sono rivelate ingiuste, con aziende oneste accanto a quelle imbroglione, ma comunque hanno investito 52 milioni in questo territorio per trasformazioni, innovazioni e digitalizzazione”, ha sostenuto D Gioia.

L’acqua salinizzata Di passaggio l’assessore ha qui introdotto un altro tema cruciale e trascurato dai più: l’acqua della falda salentina è sempre più salinizzata per cui “ci vorrà un piano d’investimenti importante anche per migliorare le reti irrigue regionali”. Le cause sono infatti da rintracciare tra le perdite del sempre più vitale liquido e i cospicui emungimenti.

Il nodo semplificazioni I fondi ci sarebbero per gli espianti degli alberi ormai ischeletriti, ma va trovato – ancora una volta – la via attraverso cui superare il “no” della Soprintendenza: “Per esempio, togliere i limiti di impatto paesaggistico, perché così con i reimpianti si ripristina lo stato dei luoghi”. Anche di questo tema, certamente non nuovo, si parlerà con il ministro mercoledì prossimo.

Reimpianti: 350 aziende bloccate “I reimpianti sono ancora impossibili” ha detto l’assessore pugliese, che ha presentato questo quadro: 250 aziende attendono il responso della Soprintendenza; altre cento sono nelle stesse condizioni per l ‘Autorità di bacino. Le autorizzazioni restano quindi “molto complesse”.

A Roma si dovrà decidere come meglio utilizzare i 100 milioni previsti (30 per quest’anno e 70 per il 2020, dal Fondo coesione europeo): “Se sapremo inserirli sulle Misure giuste, poi arriveranno anche le altre risorse”.

Quale futuro agricolo “Invito tutte le parti, cerchiamo di capire una cosa; fino a che punto ci conviene reimpiantare le varietà ulivi tolleranti. Non creiamo una monocoltura. E’ la soluzione più efficace? Non è scontato che sia neanche l’unica soluzione perché si potrebbe immaginare una ridistribuzione dell’offerta agricola in questo territorio”: un tema non da poco messo per ora nel dibattito generale.

Lunedì il Tavolo tecnico a Lecce Intanto il movimento agricolo nel suo complesso – l’istanza era condivisa dall due parti in causa – porta a casa un primo successo: la riunione del Tavolo tecnico di crisi (“é la prima volta che si riunisce”, sottolineano da Coldiretti) si svolgerà a Lecce. Saranno presenti i presidenti della Regione Michele Emiliano e il presidente della Provincia, Stefano Minerva (foto), le organizzazioni degli agricoltori. E Di Gioia?

“Io ci sarò a Lecce, certo – è la risposta dell’assessore contestato – speriamo che non ci siano strumentalizzazioni e che si parli di agricoltura e non di altro. Se non sarà così, chiederò al mio presidente di non partecipare. Di dimissioni ho parlato io per primo (l’11 gennaio le aveva rassegnate, poi dopo 11 giorni era tornato al suo posto, ndr). Non mi spaventano”.

L’intimidazione e le dimissioni “Mi spaventa invece passare per capro espiatorio, un atteggiamento squadristico”, dice in chiusura di incontro Di Gioia, con accenni ad un fatto che si sarebbe verificato davanti a casa sua e che definisce “un atto vile”. “Mi dimetterò se le cose chieste al Presidente Emiliano (personale, risorse, dirigenti con potere di firma, erano alla base del precedente abbandono, ndr) non si verificheranno. Certo, non per intimidazioni”.

 

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